Truffa nella sanità

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ARRESTI DOMICILIARI PER GIAN PAOLO ANGELUCCI, FRA GLI INDAGATI ANCHE LUCIANO MINGIACCHI.

Un sistema di false fatturazioni per prestazioni mai eseguite o eseguite solo in parte. Una truffa che, secondo l'accusa, avrebbe sfiorato i 170 milioni di euro e che ha portato agli arresti domiciliari Gian Paolo Angelucci, re delle cliniche a Roma, e altre dodici persone oltre che all'emissione di provvedimenti per altri sette indagati. E' questa la nuova bufera che si abbatte sulla sanità del Lazio, già gravata dall'inchiesta su Lady Asl e da un buco di oltre 10 miliardi di euro.
 


L'accusa su cui si basa l'inchiesta della Procura di Velletri e carabinieri del Nas ha portato non solo agli arresti domiciliari di Gian Paolo Angelucci, ma anche alla richiesta di autorizzazione a procedere per il padre Antonio, senatore del Pdl e fondatore della Tosinvest, holding della sanità privata specializzata nella riabilitazione che nel solo Lazio gestisce oltre 1.500 posti letto accreditati. Venti in totale gli indagati per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla truffa e al falso. Tra questi nomi eccellenti della sanità laziale: il direttore generale dell'Asl Roma H, Luciano Mingiacchi, il presidente della Aiop Lazio, Paolo Casamatta, il vicedirettore dell'Agenzia di sanità pubblica regionale (ASP), Rodolfo Cotenna e due dirigenti della Regione Lazio. L'indagine nasce circa due anni fa e si intreccia con quella che fu definita 'l'inchiesta su Lady Asl' e che portò ad una bufera giudiziaria sul sistema sanitario della Capitale. Origine dell'inchiesta è Villa dei Pini, una struttura sanitaria che la San Raffaele Spa ha spiegato non essere di sua proprietà. Indagando sul complesso che sorge ad Anzio, sul litorale romano, i carabinieri del Nas hanno messo in luce l'intreccio d'affari illeciti tra i funzionari della Regione, quelli delle Asl e i massimi dirigenti di Tosinvest. Un legame che, secondo i capi di imputazione, avrebbe portato alle emissioni delle false fatturazioni con la compiacenza dei vari referenti di competenza. "Contestazioni opinabili e particolarmente deboli a fronte delle quali potremo tranquillamente dare tutti i chiarimenti necessari", ha affermato l'avvocato Guido Calvi, a capo del pool di difensori della famiglia Angelucci.

Nel provvedimento emesso dalla Procura di circa 800 pagine viene, inoltre, delineato un sistema di lobbying esercitato con pressioni sulla Regione Lazio attraverso i due quotidiani (Libero e Riformista) di cui gli Angelucci sono proprietari. Dura la reazione del presidente della Regione Marrazzo che ha subito commissariato la Asl sotto inchiesta, accettando le dimissione del dg indagato, ha attivato un'inchiesta interna e disposto più controlli. "Nessuna tolleranza: chi ha sbagliato pagherà", ha affermato il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo dopo un pomeriggio passato blindato nel suo ufficio in via Cristoforo Colombo. Il nuovo scandalo che colpisce la sanità regionale ha riacceso le polemiche politiche. Il senatore del Pdl ed ex assessore regionale al bilancio, Andrea Augello, attacca affermando che "le gigantesche cifre che sono al centro delle attenzioni degli investigatori e il preteso coinvolgimento di importanti dirigenti e manager della giunta Marrazzo non possono lasciare indifferente il consiglio regionale e, soprattutto, lo stesso presidente commissario". Pronta la replica del segretario del Pd del Lazio Roberto Morassut: "Ad Augello "chiedo almeno il pudore del silenzio essendo egli uno dei responsabili del grave debito della Regione che i cittadini del Lazio pagheranno purtroppo per anni".

                                                                             

 Ansa

Continuano le truffe ai danni delle Asl del Lazio. Passi in avanti per l’inchiesta della procura di Velletri sulle cliniche private convenzionate con il servizio sanitario. Ieri mattina, i Carabinieri del Nas sono stati presso gli uffici della Regione Lazio per cercare i documenti utili all'indagine. Nella rosa dei 13 sospettati compaiono, anche il nome del direttore generale dell’Asl Roma H, Luciano Mingiacchi. L’inchiesta ha provocato una bufera nella Regione: gli inquirenti parlano di un danno di 170 milioni di euro, tra il 2005 e il 2007, che si andrebbe aggiungere ai vari scandali che, negli ultimi anni, hanno colpito la sanità laziale e i suoi conti perennemente oltre la soglia di allarme rosso. Il governatore Piero Marrazzo annuncia un’immediata commissione d’inchiesta amministrativa, che si riunirà già oggi, e il rafforzamento dell’area ispettiva della Direzione programmazione dell’assessorato alla sanità, di cui lo stesso Marrazzo è commissario governativo ad acta. Le ispezioni scatteranno immediatamente, insieme al lavoro della commissione d’inchiesta. Il presidente della regione ha anche deciso di anticipare a oggi la riunione dei direttori generali di tutte le aziende sanitarie e ospedaliere del Lazio, inizialmente prevista per il 28 febbraio, per esaminare l’andamento di tutto il sistema sanitario. Sono già arrivate, intanto, le dimissioni del direttore generale dell’Asl Roma H. "Sono sorpreso e amareggiato del mio coinvolgimento in questa inchiesta e sono certo che le cose saranno chiarite - sottolinea Mingiacchi - sono fiducioso nell’operato della magistratura, ma ho ritenuto di rimettere il mio mandato nelle mani del presidente Marrazzo, che ringrazio della fiducia e del sostegno dimostratomi". D'altra parte, il presidente della Regione Lazio ha dichiarato "Nessuna tolleranza: chi ha sbagliato pagherà - ed ancora - l’opera di risanamento non si ferma e anzi proseguirà in maniera radicale e con la massima trasparenza. Vivo i fatti di oggi con rabbia, come un vero e proprio tradimento ai valori che guidano e hanno guidato il mio lavoro". Nel "rispetto assoluto di quello che emergerà dalle indagini - aggiunge il governatore - ribadisco che ho piena fiducia nel lavoro della magistratura e dei carabinieri del Nas. Trasparenza e rispetto della legalità sono la cifra distintiva della mia amministrazione e su questa linea non intendo cedere nè fare sconti a nessuno: tra me e gli interessi privati c’è lo scudo delle istituzioni".

 

 

 

 

10-05-12