|
L'accusa su cui si basa l'inchiesta della Procura di Velletri e
carabinieri del Nas ha portato non solo agli arresti domiciliari di Gian
Paolo Angelucci, ma anche alla richiesta di autorizzazione a procedere
per il padre Antonio, senatore del Pdl e fondatore della Tosinvest,
holding della sanità privata specializzata nella riabilitazione che nel
solo Lazio gestisce oltre 1.500 posti letto accreditati. Venti in totale
gli indagati per i reati di associazione per delinquere finalizzata alla
truffa e al falso. Tra questi nomi eccellenti della sanità laziale: il
direttore generale dell'Asl Roma H, Luciano Mingiacchi, il presidente
della Aiop Lazio, Paolo Casamatta, il vicedirettore dell'Agenzia di
sanità pubblica regionale (ASP), Rodolfo Cotenna e due dirigenti della
Regione Lazio. L'indagine nasce circa due anni fa e si intreccia con
quella che fu definita 'l'inchiesta su Lady Asl' e che portò ad una
bufera giudiziaria sul sistema sanitario della Capitale. Origine
dell'inchiesta è Villa dei Pini, una struttura sanitaria che la San
Raffaele Spa ha spiegato non essere di sua proprietà. Indagando sul
complesso che sorge ad Anzio, sul litorale romano, i carabinieri del Nas
hanno messo in luce l'intreccio d'affari illeciti tra i funzionari della
Regione, quelli delle Asl e i massimi dirigenti di Tosinvest. Un legame
che, secondo i capi di imputazione, avrebbe portato alle emissioni delle
false fatturazioni con la compiacenza dei vari referenti di competenza.
"Contestazioni opinabili e particolarmente deboli a fronte delle quali
potremo tranquillamente dare tutti i chiarimenti necessari", ha
affermato l'avvocato Guido Calvi, a capo del pool di difensori della
famiglia Angelucci.
Nel provvedimento emesso dalla Procura di circa 800 pagine viene,
inoltre, delineato un sistema di lobbying esercitato con pressioni sulla
Regione Lazio attraverso i due quotidiani (Libero e Riformista) di cui
gli Angelucci sono proprietari. Dura la reazione del presidente della
Regione Marrazzo che ha subito commissariato la Asl sotto inchiesta,
accettando le dimissione del dg indagato, ha attivato un'inchiesta
interna e disposto più controlli. "Nessuna tolleranza: chi ha sbagliato
pagherà", ha affermato il presidente della Regione Lazio, Piero Marrazzo
dopo un pomeriggio passato blindato nel suo ufficio in via Cristoforo
Colombo. Il nuovo scandalo che colpisce la sanità regionale ha riacceso
le polemiche politiche. Il senatore del Pdl ed ex assessore regionale al
bilancio, Andrea Augello, attacca affermando che "le gigantesche cifre
che sono al centro delle attenzioni degli investigatori e il preteso
coinvolgimento di importanti dirigenti e manager della giunta Marrazzo
non possono lasciare indifferente il consiglio regionale e, soprattutto,
lo stesso presidente commissario". Pronta la replica del segretario del
Pd del Lazio Roberto Morassut: "Ad Augello "chiedo almeno il pudore del
silenzio essendo egli uno dei responsabili del grave debito della
Regione che i cittadini del Lazio pagheranno purtroppo per anni".
Ansa
Continuano
le truffe ai danni delle Asl del Lazio. Passi in avanti per l’inchiesta
della procura di
Velletri
sulle cliniche private convenzionate con il servizio
sanitario. Ieri mattina, i Carabinieri del Nas sono stati presso gli
uffici della Regione Lazio per cercare i documenti utili all'indagine.
Nella rosa dei 13 sospettati compaiono, anche il nome del direttore
generale dell’Asl Roma H, Luciano Mingiacchi. L’inchiesta ha
provocato una bufera nella Regione: gli inquirenti parlano di un danno
di 170 milioni di euro, tra il 2005 e il 2007, che si andrebbe
aggiungere ai vari scandali che, negli ultimi anni, hanno colpito la
sanità laziale e i suoi conti perennemente oltre la soglia di allarme
rosso. Il governatore Piero Marrazzo annuncia un’immediata
commissione d’inchiesta amministrativa, che si riunirà già oggi, e il
rafforzamento dell’area ispettiva della Direzione programmazione
dell’assessorato alla sanità, di cui lo stesso Marrazzo è commissario
governativo ad acta. Le ispezioni scatteranno immediatamente, insieme al
lavoro della commissione d’inchiesta. Il presidente della regione ha
anche deciso di anticipare a oggi la riunione dei direttori generali di
tutte le aziende sanitarie e ospedaliere del Lazio, inizialmente
prevista per il 28 febbraio, per esaminare l’andamento di tutto il
sistema sanitario. Sono già arrivate, intanto, le dimissioni del
direttore generale dell’Asl Roma H. "Sono sorpreso e amareggiato del
mio coinvolgimento in questa inchiesta e sono certo che le cose saranno
chiarite - sottolinea Mingiacchi - sono fiducioso nell’operato
della magistratura, ma ho ritenuto di rimettere il mio mandato nelle
mani del presidente Marrazzo, che ringrazio della fiducia e del sostegno
dimostratomi". D'altra parte, il presidente della Regione Lazio ha
dichiarato "Nessuna tolleranza: chi ha sbagliato pagherà - ed
ancora - l’opera di risanamento non si ferma e anzi proseguirà in
maniera radicale e con la massima trasparenza. Vivo i fatti di oggi con
rabbia, come un vero e proprio tradimento ai valori che guidano e hanno
guidato il mio lavoro". Nel "rispetto assoluto di quello che
emergerà dalle indagini - aggiunge il governatore - ribadisco che
ho piena fiducia nel lavoro della magistratura e dei carabinieri del Nas.
Trasparenza e rispetto della legalità sono la cifra distintiva della mia
amministrazione e su questa linea non intendo cedere nè fare sconti a
nessuno: tra me e gli interessi privati c’è lo scudo delle istituzioni".
|