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Basta protestare, bisogna diventare cittadini attivi, con l'elmetto.

Forte Sangallo Nettuno

Qualcuno ci vorrebbe far crede ad una mafia che ancora va in giro con la lupara e la coppola, a capi mafiosi che a mala pena sanno leggere e scrivere, che combattono lo Stato e vivono dentro loculi scavati nel terreno e murati dentro due metri per due in case disabitate. Ma è veramente questa la mafia? Non certamente per Sonia Alfano la figlia del giornalista Bruno Alfano che la mafia l’ha combattuta veramente e  che ha pagato a caro prezzo quella scelta.

Desiderio Taglienti, Sonia Alfano e Luisa Pizzotti

Beppe Grillo quando sponsorizzo' la candidatura di Sonia Alfano alla Presidenza della Sicilia, spiegò il motivo per cui aveva fatto questa scelta: “essere costretti a scegliere tra Lombardo o Finocchiaro è come scegliere se buttarsi dal quinto o dall'ottavo piano” e il risultato elettorale è stato interessante. Oggi Sonia Arfano fa tappa a Nettuno e a Forte Sangallo Laura Pizzotti la presenta come candidata alle elezioni europee nell’Italia dei Valori di Di Pietro, da indipendente, così come De Magistris. E’ presente anche il segretario del partito locale Desiderio Taglienti che ringraziando i “grillini” di Anzio e Nettuno per aver coinvolto il suo partito nell’evento ricorda l’importanza dell’informazione libera e si dichiara onorato di avere Sonia nelle liste perché “è baluardo di una battaglia quotidiana contro le ingiustizie”.

E' questa è la sensazione che si ha anche quando Sonia Alfano inizia a parlare, non ce n’è per nessuno: dal Pdl composto da tante persone che hanno e cercano continui riferimenti con la mafia, al PD, e snocciola nomi e cognomi e rifà la storia degli ultimi anni  ricordando gli avvenimenti, sconosciuti ai più, che hanno caratterizzato avvenimenti sconvolgenti, come la strage di Capaci. “Le cose non si conoscono perché in tutti i regimi la stampa sta con i padroni, e noi stiamo in un regime – sentenzia -  e su fatti rilevanti c’è un’assoluta censura. Ogni volta si continua a parlare di stragi di mafia e di mafiosi con la coppola, ma, come per la morte di Borsellino e la scorta, la mafia ha prestato solo la manovalanza”. E a conferma ricorda l’esplosivo usato, la casa della madre che doveva essere sgomberata dalle auto, la storia del telecomando e dei Servizi segreti, fino a coinvolgere nella discussione Contrada, Parisi e addiritura Mancino. Poi difende i magistrati che in questo periodo si sono esposti, i tre di Palermo, la Forleo, lo stesso De Magistris, fino ad Apicella a cui hanno addirittura tolto lo stipendio.

Non ha paura di niente Sonia Alfano, e probabilmente l’uccisione del padre ancora le brucia nella pelle, anche se non lo nomina quasi mai, probabilmente per pudore. Invece insiste nella denuncia; “parlano di una mafia che manda pizzini e di capi mafiosi al carcere duro, la realtà invece è che il carcere duro non esiste e i capi mafiosi, vedi Nitto Santapaola, comunica i suoi ordini direttamente tramite un giornale, la Sicilia di Catania, e questo senza indignazione di nessuno. La mafia vera non ha la lupara e la coppola”. Secondo Sonia Alfano anche la stampa ha le sue responsabilità “mette in evidenza le presunte accuse e le “punizioni” ai magistrati, ma poi non pubblica che sia la Forleo che De Magistris  hanno vinto la loro causa, o che tutto il materiale è stato restituito a Genchi perché non c’era niente di strano nel suo lavoro, quel lavoro che ha prodotto 2990 anni di carcere a mafiosi e aiutato anche ad assolvere tanti innocenti. Io combatto in prima linea, perché mi sembra assurdo lamentarsi, bisogna essere cittadini attivi, con l’elmetto” conclude il suo intervento Sonia Alfano. Si possono condividere o non condividere le sue analisi, ma bisogna dire che lei parla di cose concrete, fa nomi e cognomi, dimostra un gran coraggio.

                                                                                                                              Giancarlo Testi

 

06-02-12