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E’ ora di cena quando mi arriva la notizia: “
La Polizia giudiziaria
sta ponendo sotto sequestro l’ecomostro alla Marina di Nettuno”.
Rifletto se precipitarmi sul posto o se finire di mangiare a andare
a verificare successivamente la veridicità della “soffiata”. Mi
chiedo anche come prendere la notizia, se accoglierla con favore o
con sconcerto. Avevo scritto qualche tempo fa, quando la città
sembrava aver improvvisamente scoperto la costruzione, e si
raccoglievano firme e tutti i giornali parlavano di questo, dove
erano stati fino a quel momento. Pensavo non spiegabile che le
proteste su un’opera così ben visibile da tutti, costruita proprio
davanti alle finestre del Municipio, fossero arrivate solo a lavori
quasi conclusi.
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Avevo anche espresso una
preoccupazione quando i lavori erano stati sospesi, ovvero che
succedesse quello che già troppe volte abbiamo visto, un contenzioso che
sarebbe durato anni.
E tutto ciò con la
costruzione che resta la, assai più deturpante dell’opera finita. Basta
guardarsi in giro per avere degli esempi concreti, da “rudere” che
deturpa il Santuario della Madonna delle Grazie e Santa Maria Goretti
all’ecomostro di Lavinio, da anni monumento all’inefficienza giudiziaria
italiana. Alla fine comunque decido di andare a controllare.
Arrivo che già è buio e a piedi percorro tutta la strada che
costeggia la Marina
fino ad arrivare davanti alle imponenti costruzioni in “pizzo” al porto.
Vedo subito anche i cartelli che indicano il sequestro: “immobile
sottoposto a sequestro su disposizioni dell’Autorità Giudiziaria” .
Certo, a vederle da vicino le costruzioni sono più grandi di quanto
sembravano dalla passeggiata e ho un’ulteriore riprova sul fatto che il
nostro è un Paese strano dove ognuno può pensare e fare ciò che vuole.
Infatti adesso molti penseranno che finalmente, anche se con
ingiustificabile ritardo, sono stati messi i sigilli al 'mostro della
marina” e qualche associazione che su questo ha fatto una battaglia
politica sarà soddisfatta, ma probabilmente altri, me compreso, restano
preoccupati.
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E si chiedono, da un lato come sia stato possibile concedere il
permesso per costruire un’opera, che pur contenendo elementi
positivi, come l’eliporto e la camera iperbarica, è, per
volumetria, posizione e stile architettonico un “pugno nello
stomaco” e dall’altro come sia stato possibile che i responsabili
siano addirittura andati oltre i volumi consentiti. Resta però il
fatto che quelle Torri sono in netto contrasto con il contesto
paesaggistico, storico e ambientale e determinano un impatto
sensibilmente dissonante con l'architettura e lo stile circostante,
come, se si vuole dire tutta, tutto il porto pensato e costruito in
un punto che probabilmente andava salvaguardato. |
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Ma la realizzazione degli edifici è proseguita fino a portare quasi a
compimento quello che tanti ormai chiamano al di là delle metafore “l’ecomostro
della marina”; ora l'area è stata sequestrata, tutti ci aspettiamo
però che venga fatta chiarezza al più presto sull'intera vicenda, sul
mistero delle autorizzazioni e sulle responsabilità in ragione delle
irregolarità denunciate circa la costruzione. Perché sarebbe urgente
promuovere un confronto risolutivo tra le parti interessate volto a
stabilire una soluzione di questo problema in tempi certi. Altrimenti
la battaglia contro “l’ecomostro della marina” si risolverà per
noi cittadini con la visione obbligata, dalla passeggiata di Nettuno,
dello “scheletro dell’ecomostro della marina”. E questa non si
potrebbe considerare una vittoria per nessuno. Inoltre, sempre volendo
parlando di opere brutte ed invadenti mi sono posto anche un’altra
domanda: tutti oggi parlano di quegli immobili in fondo al porto, ma
nessuno ha forse mai parlato o si interessa ad altre costruzioni
altrettanto devastanti dal punto di vista paesaggistico…. e non so
capirne il perché.
Giancarlo Testi
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