Inaugurato con qualche polemica nel lontano 1986, il porto di Nettuno è
riuscito in pochi anni ad imporsi come approdo turistico e crocevia della
navigazione del centro Italia. Certamente per merito della “Marina di
Nettuno”, sempre al passo con i tempi e sempre pronta a raccogliere le
sfide che arrivano dal mare il porto è una realtà importante. Si estende per
complessivi 3000 metri di banchine con 14 pontili e una capacità di
accogliere circa 800 posti barca. Ha anche un centro commerciale che non è
solo una base di approdo e sosta per i naviganti, ma soprattutto un moderno
centro di ritrovo anche per tutti gli abitanti di Nettuno. Dicevo prima che
non tutti erano d’accordo su un porto proprio attaccato al Borgo antico, e
che anche oggi qualcuno lo vede come avulso alla città, con le sue
costruzioni che coprono la vista del mare, con le tante imbarcazioni che
“trasudano” una ricchezza che poi non viene distribuita in città, ma una
considerazione va fatta. La “Marina di Nettuno” è una realtà in evoluzione
e, se ben gestita qualche beneficio alla città lo porterà sicuramente. E per
stare al passo con i tempi (anche Anzio, Civitavecchia e tante altre
cittadine del litorale vogliono un porto … un grande porto) bisogna
consentirgli quelle espansioni possibili che tengano conto del rispetto del
paesaggio e dell’ambiente. E una espansione è prevista, anche se in questo
momento una struttura e sequestrata e in attesa di un responso.
L’ampliamento previsto prevede infatti circa 170 posti barca in più oltre
agli ulteriori 180 posti auto. Previsto pure un Eliporto (collegamento con
le isole Pontine) che sarà utilizzato 24 ore su 24 per emergenze sanitarie
(118) e una camera Iperbarica che sarà il terzo impianto presente nella
Regione Lazio con ausilio non soltanto per emergenze sanitarie (primo
intervento subacqueo) ma soprattutto per esigenze terapeutiche.
Allora, avendo la città a disposizione un porto così efficiente, qualcuno si
è stupito, l’altro giorno nell’apposita conferenza stampa, sentir parlare di
un nuovo porticciolo che l’amministrazione vuole costruire di fronte al
depuratore, ai confini con il Poligono militare. “Dottò, ma non bastava
l’ecomostro di Valente?” mi ha confidato un nettunese, aggiungendo però
subito dopo “Era meglio prima quando c’era la marciaronda e noi
ragazzini giocavamo a scansare le onde. Erano altri tempi, forse pure più
belli. Lo scriva pure ma non dica che gliel’ho detto io”. Altri invece
hanno sposato in pieno le indicazioni che Carlo Conte ha portato
all’assemblea. “Sono uno scandalo tutte queste barchette sparse lungo le
spiagge – mi ha detto un signore che ha una piccola barca con cui va,
ogni tanto a passare un po’ di tempo con la canna in mano aspettando che,
casualmente, qualche pesce passi vicino – e per noi
diportisti non c’è mai stata attenzione.
La Marina è il porto di chi non ha
problemi economici, il porticciolo una risposta della città alle esigenze
dei veri nettunesi a cui piace il mare e ogni tanto decidono di farci una
capatina, con un guscio di barca”.
E
queste forse sono le motivazioni vere per cui si è pensato ad un nuovo
porticciolo, ma poiché una darsena, pur di piccole dimensioni, è di
difficile realizzazione visto l’elevato costo, il professionista a cui
l’amministrazione si è rivolta ha pensato a qualcosa di diverso. Un bacino
da collocare davanti al depuratore, di non più di un paio di ettari di
superficie, un “porto a secco” che costa meno ed è pensato e costruito
specificamente per la nautica leggera. Uno dei risultati che il progetto si
prefigge è infatti quello di risolvere il problema di liberare le spiagge da
barche e barchini. Inoltre la localizzazione sul tratto di costa antistante
il depuratore sembra essere corretta poichè tiene conto del fatto che in
quella zona non sembra affatto esserci un trasporto di sabbia verso ponente.
L’imboccatura potrebbe essere posta a levante, ridossata dalle mareggiate di
libeccio e con l’accesso alla darsena lontano dalle antistanti zone
balneari. La capacità prevede poco più di 400 posti per barche da 5 6 metri,
alcune sistemate a terra , altre ormeggiate sui pontili galleggianti. Il
porto a secco prevede anche una scogliera tracimabile, che in caso di forte
maltempo farebbe sballottare solo i pontili di attesa. Potrebbe essere
prevista anche una club-house a disposizione degli utenti della nuova
struttura.
Certo
ancora ci sono tante cose da mettere a posto, ma il progetto sembra avere un
senso e, probabilmente, l’unico vero ostacolo sarà il costo e dove trovare i
soldi. Forse con l’accensione di un mutuo, forse vendendo da subito i posti
barca. La struttura infatti dovrebbe costare intorno ai sei milioni di euro,
stando stretti stretti.
Io penso
che il litorale, specie in un mercato del lavoro come quello attuale,
dominato dall’insicurezza e dalla precarietà (chi ha un figlio che cerca un
lavoro conosce bene questo problema) ha bisogno di un forte rilancio di
quelle attività che le sono più consone. E, anche per la collocazione
geografica, la comunità di Nettuno dovrebbe curare di più e meglio il
settore turistico. Gli amministratori continuano a sostenere che il litorale
sud esercita un ruolo importante nel panorama turistico italiano ed europeo.
A me sembrano invece parole di circostanza, come la frase pronunciata tra
una mangiata ed una riunione da tanti sindaci ed assessori per risolvere il
problema: “abbiamo vocazione turistica”. Ma la vocazione da sola non basta,
il turismo ha bisogno di altro. Il turismo è scienza dell'accoglienza, dei
servizi e dell'intrattenimento. Premesso che le bellezze ambientali le
abbiamo manca …. solamente quasi tutto il resto. E poiché Nettuno, come
Anzio, è una cittadina vicinissima a Roma e il rischio sempre più grande,
specie adesso che stanno nascendo interi nuovi quartieri con un costo minore
degli alloggi, è quello di diventare per sempre la periferia di Roma, il
dormitorio obbligato, senza prospettiva ma con tutti i difetti della
metropoli.
Nettuno,
più di Anzio ha bisogno di un rilancio che deve partire da una seria
valutazione sul livello delle proprie infrastrutture e sui servizi offerti.
In questi anni invece non si è riusciti a salvaguardare le coste dallo
scempio immobiliare, e nel contempo non si sono attratti nemmeno i turisti.
Ma
il turismo non è automatico e per farlo decollare bisogna che l'uomo
intervenga attivamente, coscientemente, costantemente, per aumentare la
sostenibilità del turismo, per poterlo far durare nel tempo senza diminuire
il suo livello qualitativo per residenti e ospiti. Ma la sostenibilità del
turismo non può venire da una manutenzione rigida, da una conservazione
fissa e non evolutiva, dalla resistenza ai cambiamenti. Bisogna “fare
sistema”, ricercare il consenso sulle scelte, ma poi perseguirle. I
residenti vogliono vivere in città belle, pulite e controllate. I
villeggianti desiderano trovare conforto, svago e qualità. Forse la “Marina”
da una parte e il “Porticciolo” dall’altra possono costituire per Nettuno un
primo serio passo verso un cambio di tendenza: da paese a vocazione
turistica a paese ad attrazione turistica.