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”Gran Menzione” per la Cooperativa Bacco e per la Casa della Divina Provvidenza”.

PREMIATI AL VINITALY IL PANTASTICO E IL NERONIANO

Il Vinitaly di Verona è probabilmente la manifestazione più importante al mondo del settore vitivinicolo. Annovera oltre 4250 espositori e una media di 150 mila visitatori specializzati provenienti da lotre 100 Paesi. Nei 2.640 metri quadrati del padiglione “Palatium” 85 aziende produttrici rappresentano il meglio della produzione enologica laziale. Lo scorso anno le esportazioni di vino made in Italy hanno fruttato al Paese la cifra record di 3,6 miliardi, il 2% in più rispetto all’anno precedente e sembrano in crescita continua. Se infatti è vero che c’è stato un calo nel consumo di vino in ristoranti e winebar, anche come conseguenza alle misure antialcol per chi guida, il settore ha subito capito la nuova situazione e le nuove tendenze, puntando sulla degustazione e sulla qualità, oltre che sull’esportazione.

 Si strizza anche l’occhio alle nuove tendenze producendo vini più leggeri, meno concentrati e a minore gradazione alcolica. Insomma in un momento di serie difficoltà, produrre vino sembra ancora redditizio, specie se si cura la qualità. Anche Nettuno ha dimostrato un grande patrimonio di eccellenza  capace di affermarsi sui mercati al pari di altre realtà italiane ed estere. Un risultato ottenuto grazie ad una politica che si confronta con le esigenze dei produttori, attenta al territorio e alla commercializzazione. Due etichette sono addirittura state premiate con il prestigioso riconoscimento della “Gran Menzione”. I due speciali vini locali sono:

·    *   il “Pantastico 2008”  Nettuno DOC Cacchione, un vino prodotto dalla cantina sociale “Cooperativa Bacco” che è stato premiato nella categoria “vini bianchi tranquilli”. Una coltivazione a “piede franco” , un allevamento in spalliera ed una moderna vinificazione in purezza permettono di ottenere un vino dal gusto equilibrato e persistente.

*   Il “Neroniano 2006”  Nettuno DOC Bellone, dell’azienda agricola “Casa della Divina Provvidenza”, premiato per la categoria “vini bianchi elaborati in barrique o comunque affinati in legno”. Uve Bellone, fatte fermentare in barrique, provenienti dal piccolo appezzamento chiamato “La Seccia”. L’esposizione al sole e la vicinanza del mare dona particolare salinità e profumo al vino.

 

Il sindaco Alessio Chiavetta

 “E’ un risultato importante soprattutto per le due aziende che hanno raccolto il frutto di anni di impegno e di affinamento delle proprie etichette più prestigiose, – ha commentato anche il sindaco Alessio Chiavetta – e la “Gran Menzione” del Vinitaly premia  la qualità della produzione di Nettuno, cresciuta nel corso degli anni e punto di forza dell’economia cittadina, all’interno di un’ottima offerta dell’intero settore gastronomico”.

 

 

Pantastico 2008: Prodotto dalla Cooperativa Bacco. Via Cisterna Km. 1, Nettuno (Rm) - tel. 06 9851921

Si accompagnano a tutti i piatti a base di pesce o carni bianche.

Neroniano 2006: Prodotto dal’Azienda Agricola “Casa della Divina Provvidenza”.

Via dei Frati, 58, Nettuno (Rm) – tel. 06 9851366

 

Riferimenti storici: quando l’uva Pantastica  si mangiava con il pane.

 Ambedue i vini pregiati derivano da un vitigno autoctono laziale “Il Bellone”. Sembra che anticamente fosse chiamato anche “Uva di Spagna” e conosciuto ed apprezzato persino da Plinio il Vecchio come “Uva Pantastico, tutta sugo e mosto”. Qualcuno la chiama anche “Uva pane” perché i suoi grossi e delicati acini venivano gustati dai contadini della zona insieme al pane.

 

Piera Cosmi della “Casa della Divina Provvidenza”

La mia famiglia da generazioni si dedica alla coltivazione della vigna, una passione in continua evoluzione che ci ha portati al “ciclo completo” della vigna. Il vino che produciamo, sia il Cacchione che il Neroniano,  derivano interamente da uve Bellone, un antico vitigno autoctono presente nel territorio già dall’antico Medioevo e da tecniche colturali rispettose. Il Neroniano deriva dal Cacchione, ma a differenza da quello classico normale che viene lavorato in acciaio, viene passato per circa 5 mesi in barrique. Questa innovazione, assieme alla vinificazione in bianco, ovvero senza bucce dalla fermentazione,  lo rende un vino delicato ma di grande gradazione, intorno ai 14°. Noi  cerchiamo la qualità  e  non destiniamo il nostro prodotto alla grande distribuzione. Lo si trova o nei ristoranti o nelle enoteche o direttamente in Azienda. Questa è la nostra politica e non passeremo mai dai cartoni alle pedane dei supermercati. Inoltre la Casa Divina Provvidenza è una cantina sempre aperta, per un rapporto amichevole e cordiale e con un vino autentico e sincero.

 

Assessore Giuseppe Combi per la “Cooperativa Bacco”

“I primi riferimenti certi all’uva pantastica, a parte Plinio, si rifà ai “Capitoli delle Gabelle di Nettuno” del 1560, quando i vini del nostro promontorio prendevano il largo verso contrade lontane, - ci racconta l’assessore Combi - stivati nelle caratteristiche barche. Si trattava del Cacchione, privilegiata varietà locale di uno dei più antichi vitigni. Ma nell’800 dall’America arriva una malattia che stronca la radice dei vitigni impedendo alla linfa di salire. Gia allora la viticoltura aveva una grande rilevanza, così si trovò il rimedio alla filossera  con l’aiuto di un vitigno “selvatico” americano che non dava frutto ma su cui i contadini innescarono la vite italiana infestata. La vite non venne più propagata per talea ma solo per innesto su piede immune dalla malattia. Ultimamente è ritornato possibile rimpiantare la varietà europea, in questo caso il Cacchione, direttamente senza essere innestata su un apparato radicale di vite americana, a piede franco e a filari. Grazie alle prove dell’enologo abbiamo scoperto che questa coltivazione dava risultati organolettici e grado alcolico superiori, oltre a conferire una buona gradevolezza al prodotto finale. I vigneti realizzati a piede franco si caratterizzano per un maggior equilibrio della pianta e di conseguenza permettono di ottenere delle produzioni di miglior qualità.

In cantina, invece, si è introdotto un ciclo di lavorazione che prevede il raffreddamento immediato delle uve diraspate con l’anidride carbonica che espelle tutto l’ossigeno, elemento negativo perché crea ossidazione e lasciandole fermentare per 24 ore assieme alle bucce a circa 5 gradi, per far esaltare i sapori nobili del vino e impedendo a quelli non nobili di fermentare (gli servono almeno 10 gradi). Questa tecnologia è conosciuta come criomacerazione. Dopo le 24 ore negli specifici recipienti si forma un cappello delle uve, perché con peso specifico inferiore, e così il 70% del prodotto finale non viene nemmeno spremuto, ma spillato da sotto perché già “mosto fiore”. Il restante 30%   viene delicatamente pigiato con una pressatura soffice che non rompe gli acini, ci vogliono quattro ore per l’operazione ma viene utilizzato per il Pantastico solo quello delle prime due”. Quindi i segreti degli aromi  che possiamo ritrovare alla degustazione del prodotto finito, oltre alla qualità del vitigno sono: la coltivazione a piede franco, il raffreddamento durante la fermentazione, l’espulsione completa dell’ossigeno, la pressatura soffice, l’utilizzazione del mosto di qualità.

 

Il risultato finale sono due vini di grande qualità, radicati al territorio, di cui raccontano la storia ed i profumi, nell’incrocio degli aromi, ma anche moderni ed evoluti. Prosit.

                                                                                                    Giancarlo Testi

 

 

 

10-05-12