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      Quando “Pidocchietto” significava “l’odore dell’estate”

UN TEATRO E NON UN SOGNO.

 Antefatto: sfondo vicende precedenti a quella narrata.

Chi conosce Nettuno da tanti anni si sente salire il cuore in gola al ricordo di come era la città tanti anni fa. Forse ormai sono poche le persone che lo ricordano, ma era viva e vera, forse più povera, ma autentica e sincera, solidale. Mario Barcaglioni incontrando un giovane locale gli avrebbe chiesto “A Kì sì fio” e se, per caso conosceva “Vic” alias Vincenzo De Franceschi. O se aveva visto per il Borgo l’esimio Antonio Silvestri, o “mezzochilo”, l’attuale Priore  Alfonso Gervasi.

Ricordi sfuocati di un periodo passato che però aveva delle caratteristiche che non andrebbero perse. Sta di fatto però che Nettuno, quando era una cittadina di pochi abitanti aveva tutto quello che serve per un minimo di pratica della così detta “vita culturale”, ma che è anche svago e, a volte, vera goduria: c’erano infatti cinema, teatri e diverse arene all’aperto, che emanavano profumi particolari che agli anziani facevano capire che arrivava l’estate. Ricordi ormai scomparsi. Scomparsi come la gran parte dei sapori e degli odori di un tempo, di quel tempo descritto, per esempio, da Giovanni Papini che nel “Muro dei gelsomini” ci racconta di come i ragazzi misuravano i cambi di stagione dalla vista e dagli odori del banco della o dal fruscio degli alberi o dal profumo dei fiori. Oggi, nella nostra consapevole e gioiosa omologazione è difficile capire queste cose, ed è difficile distinguere non solo che stagione è, visto che si produce ormai tutto artificialmente e per tutto l’anno, ma spesso dove ci troviamo. Ma, tornando al tema, oggi che Nettuno ha quasi 50.000 abitanti non ha né un teatro, né un cinema, né una biblioteca, né altro. Eppure di cinema, teatri e arene ce ne sono stati tanti: il “Giardino”, in via Romana, un cinema teatro grandissimo, con tanto di platea e galleria, dove si realizzavano performance teatrali o di avanspettacolo, con annessa una arena estiva; il “Capitol”detto anche “Pidocchietto”; l’arena ”Astura”, un cinema all’aperto fra le tamerici; e il mitico cinema “Sangallo” fino “Roxy”  nel piazzale della Stazione, rimasto aperto fino a qualche anno fa, prima di far spazio alla speculazione. E poi tanti altri cinema minori e parrocchiali. Perché una comunità ha bisogno di un luogo di aggregazione, di cultura e di svago, e questo sembra sia stato compreso negli anni precedenti.

Misfatto: scelleratezza di prendere decisioni impossibili.

Nonostante la chiusura del Roxy, l’ultimo spazio utile, pur se solo un cinema, a Nettuno si sono moltiplicate e consolidate numerose compagnie teatrali, che però non hanno mai avuto la possibilità di esibirsi su di un palco appropriato.  E’ in questo clima che  finalmente sembra muoversi qualcosa: l'assessorato alla cultura di Nettuno di allora Marilena Cappella comunica la notizia che ci sono fondi per la costruzione di uno stabile dedicato alle rappresentazioni teatrali, opera che andava ad affiancarsi alla costruzione della piscina comunale. Conservo ancora cosa scrisse allora l’Architetto Valerio Vettori, Presidente dell’associazione architetti ed ingegneri di Nettuno, A. da Sangallo, oggi consigliere comunale: “le enfatizzate opere relative al Teatro Auditorium e al Centro natatorio, senza ombra di dubbio utili e condivisibili nelle intenzioni, sono però riconferme pesantissime della deriva culturale che inesorabilmente ci flagella; grandi ed importantissime opere dalle potenzialità determinanti per la riqualificazione della Città che violentemente e prepotentemente ci vengono imposte con progetti unici, avulsi da ogni connessione e partecipazione civica e scelleratamente localizzati. A tale proposito ci preme informare i Cittadini Tutti che il T.A.R. ha accolto le istanze istruttorie formulate nel ricorso presentato dall'Ordine degli Architetti di Roma e ha ordinato al Comune di Nettuno di depositare le documentazioni relative al Progetto del Teatro Auditorium fissando al 18 novembre 2004 l'udienza per la trattazione del ricorso nel merito”. Insomma già da allora si capiva che quelle opere, messe in cantiere con un finanziamento regionale e costate già molto al comune difettavano di progettazione, di controlli e di errori di procedura sugli appalti. Ma si volle andare avanti e si stamparono opuscoli (ne ho ancora uno datato 14 marzo 2002) e  depliant di presentazione di un mega progetto intitolato “realizzare un sogno”, ovvero un nuovo bellissimo e modernissimo teatro con 520 posti in platea, 290 nella balconata e 340 mq. per gli uffici. Insomma una proposta faraonica ma naufragata prima di nascere.

Fatto: situazione attuale giunta a maturazione.

E’ stata dura tutti questi anni. Disagio economico e mancanza di progettualità stanno mortificando la città ferma in un momento che doveva invece non solo ripartire ma innescare una marcia in più, nel campo del decoro urbano, dell’urbanistica, dell’ambiente, della cultura. Ma si sa, i commissari sbrigano solo le questioni correnti e se ne sono andati lasciando Nettuno peggio di quando erano venuti. Adesso sembra che qualcosa di positivo stia maturando. In una Conferenza stampa molto affollata il sindaco Alessio Chiavetta e l'assessore alla Cultura della Regione Lazio Giulia Rodano, supportati dall'assessore ai Lavori Pubblici di Nettuno Catia Baldetti, dall'assessore alla Cultura e Pubblica Istruzione Giampiero Pedace e dal consigliere comunale Simone Massari, hanno spiegato che l’amministrazione è intenzionata a non perdere quei contributi che la Regione Lazio aveva stanziato per la realizzazione di un teatro. Si è quindi recuperato il credito sospeso per errori di procedura e, pur mantenendo rispetto al progetto iniziale l'ubicazione, alle spalle del Centro Commerciale Le Vele, si sono riviste le dimensioni indicando come giusta soluzione 400 posti a sedere. Il primo cittadino di Nettuno ha ricordato: “la casa comunale è stata aperta per tutti gli eventi, e lo continuerà ad essere fino alla realizzazione dell’opera, ma serve  una struttura che costituisca una rete culturale e che sia un segnale forte e  positivo”. Chiavetta ha poi ringraziato tutti coloro che si sono impegnati e che si impegneranno a dare un contributo anche dal punto di vista progettuale e l’assessore Giulia Rodano che ha ritrovato dei fondi che sembravano persi e già utilizzati. Anche l’assessore Catia Baldetti ha ricordato l’importanza del progetto che avrà “Una dimensione che consente una tranquilla fattibilità, – ha sottolineato – e una posizione strategica nel tessuto urbano. Perno tra due diverse realtà cittadine, con due diverse facciate, una sulla parte della città che conserva delle caratteristiche bucoliche, verso La natura e  l’altra invece verso lo sfondo urbano, di tipo monumentale”. L’assessore Giampiero Pedace ha invece voluto ricordare l’enorme impegno delle numerose compagnie teatrali locali che da anni, con passione e professionalità, portano avanti una stagione tribolata alla ricerca di spazi  minimi di svago e cultura. Fosse questa la volta buona?

 

SCHEDA DI SINTESI

 

Obiettivo generale: realizzare un teatro civico  rapportato alle reali esigenze della città. Capienza complessiva 400 posti seduti. Dotato di Bar e Punto di Ristoro e altri ambienti per rendere la struttura il massimo fruibile. Una struttura vissuta e non una “cattedrale nel deserto” con più ambienti e polivalente.

Forma: che ricerchi il pregio architettonico come volano per dare qualità al tessuto urbano.

Localizzazione e accesso: in un luogo perno tra area cittadina con servizi e una porzione di territorio integro con due facciate.

Materiale: la scelta dei materiali, oltre che degli avanzamenti in campo tecnologico e architettonico, terrà conto della tutela ambientale con l’utilizzo di strutture realizzate secondo logiche di risparmio energetico.

Tempi di realizzazione: il progetto definitivo deve essere approvato entro il 15 maggio 2009.

 

 

                                                                                             Giancarlo Testi    

 

 

 

 

12-04-10