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Andrea Rezzonico |
Scrivere
un racconto o
un romanzo probabilmente è come “partorire” qualcosa che è dentro di
noi, che a volte spinge e vuole uscire e a volte bisogna scovare ed
aiutare a manifestarsi. Scrivere significa anche sentirsi vivi,
attingere al pozzo delle nostre esperienze e dei nostri sentimenti,
portare in superficie le nostre emozioni più nascoste, fare fatica
nel trovare le parole giuste, leggere e rileggere ciò che abbiamo
scritto ed ogni volta trovare un dettaglio da cambiare. Scrivere per
tanti è una pulsione vitale. Spesso scrivere è anche l’opportunità
di prendere le distanze da una società che a volte non sia a misura
d’uomo. E questo si può fare con rabbia, con livore, ma anche con
leggerezza ed ironia. Pensiamo che con queste premesse Andrea
Rezzonico, un giovane debuttante nell’arte difficile dello
scrivere, una persona che probabilmente abbiamo avuto l’opportunità
di incontrare spesso, visto che ha, grazie a Dio, anche un lavoro da
impiegato presso un istituto di credito di Nettuno. |
A noi è capitato
casualmente, passando dalla libreria Feltrinelli, di incappare nella sua
prima opera dal titolo “Non è vita da timidi” e, riconoscendo
l’autore dalla classica foto, ci siamo incuriositi e abbiamo letto il
libro. Ironia e senso dell’umorismo ci hanno subito stupiti e abbiamo
potuto anche apprezzare un certo stile riconducibile a personaggi come
Groucho Marx, Woody Allen ed Enzo Jannacci. Undici racconti che, in un
crescendo non solo d’interesse, ma anche di maturazione dei
protagonisti, che da timidi e imbranati, pian piano prendono
consapevolezza e iniziano ad osare e a proporsi al mondo in cui vivono,
vogliono rappresentare, probabilmente, l’altra faccia di una società
ormai divenuta troppo violenta. Sono infatti l’opposto dei protagonisti
della cronaca dei nostri giorni, violenti, senza valori, vuoti dentro. I
suoi personaggi sono, almeno in partenza goffi, insicuri e impacciati ma
raccontati con profonda ironia e con una vena di tenerezza e di
complicità che, alla fine, ne fa dei vincenti. Ma abbiamo chiesto al
protagonista, ad Andrea Rezzonico cosa lo ha spinto a scrivere e cosa si
prova a vedere una propria creatura nascere dal niente.
“L’esigenza
di scrivere nasce forse per caso, ma sicuramente bisogna avere qualcosa
dentro e una gran voglia di esprimersi. Voglia radicata nell’animo umano
da sempre a cui si richiama e da voce la collana Graffiti della casa
editrice Iacobelli. Una sensazione particolare. Io ho visto il mio libro
per la prima volta alla fiera della piccola e media editoria “più libri,
più liberi”, svolta a Roma a dicembre. La prima cosa che mi è venuto in
mente mentre lo sfogliavo è stata che non era più una cosa mia, ma era
diventata di tutti e per tutti".
Marco ed Ginevra, due
protagonisti del libro mi hanno fatto tornare un po’ alla mente Alice e
Mattia della “solitudine dei numeri primi” ma veramente esiste
questo muro di solitudine e di timidezza che separa oggi i giovani e
forse non solo e che rischia di compromette i rapporti?
“Sicuramente
si, almeno per la mia esperienza, noi viviamo in un mondo di
globalizzazione, ma stentiamo a conoscere il vicino di casa. Usiamo
mezzi e strumenti di comunicazione che da una parte portano ad
avvicinarci, ma dall’altra tendono a tenerci lontano. Magari scriviamo
tanti messaggi, mandiamo i saluti o ci inviamo caffè con facebook, ma
non troviamo il tempo per vederci e prenderne insieme uno vero”.
La vita è veramente una
giostrina tutta uguale, con gli pecchi, i cavalli e i pennacchi e un
rassicurante valzer di sottofondo?
“Per tante persone, almeno ad osservare
i comportamenti, direi di si. Io personalmente non la vedo così, come
non la vedono così i personaggi che ho scritto e che mi assomigliano.
Però per tanti deve essere così, altrimenti sarebbe difficilmente
spiegabile quello che vediamo in giro”.
Andare al primo
appuntamento con una persona che amiamo, ma non sappiamo se corrisposti,
è come percorrere il miglio verde del condannato a morte?
“Io credo di si,
se ci arrivi al primo appuntamento. Perché, un po per
l’incomunicabilità, un po per la paura di esporsi può essere un miglio
verde. Per non esporsi troppo a volte non ci si espone per niente,. Ma
un miglio verde da cui si può e si deve uscire a testa alta. L’esporsi,
avere il coraggio di dire ad una persona “ti voglio bene e ti ho scritto
una lettera d’amore” dovrebbe essere positivo e vantaggioso, una
soddisfazione, ma ci vuole coraggio”.
Aaron MCantrhy in un
racconto dubbioso, mangia il suo panino con cautela, a piccoli morsi ...
per la paura di cosa ci potrebbe essere dentro. E’ un po’ come vivere la
vita , stando attenti ai corpi estranei?
“Forse si fa
troppa attenzione ai corpi estranei, bisognerebbe avere il coraggio di
rischiare di “prendere una torta in faccia”, anche di farsi male con i
corpi estranei. E come diceva Vecchioni, cantando “La lettera d’amore”
di Fernando Pessoa, “invece di continuare a tormentarsi con un mondo
assurdo, basterebbe toccare il corpo di una donna, rispondere ad uno
sguardo”, forse basterebbe fare questo, a volte c’è troppa protezione
anche con se stessi".
Nel libro ci sono diversi
riferimenti ad opere come il Pensatore di Rodin o le maschere di
Pirandello. Bisogna ogni tanto fermarsi a pensare alla maschera che
indossiamo e ciò che siamo?
“Non ho ne l’età ne l’esperienza per
dare dei consigli, ma questo è secondo me un punto fondamentale su cui
bisognerebbe fare una riflessione: noi viviamo in una società dove
indubbiamente ognuno ha la sua bella maschera. Dovremmo invece cercare
di essere ciò che siamo veramente, sapendo che questo può comportare di
non piacere a tutti, ma magari si può trovare una persona a cui piaci
come sei e tutto diventa più semplice e vero".
Come Gianni, nella vita
bisogna osare per non essere anonimi; ma essere anonimi è male?
“Io sono
stato un anonimo per tanto tempo ed è sbagliato. Bisogna convincersi che
ognuno di noi ha qualcosa dentro, qualcosa da dire agli altri. C’è una
specialità dentro ognuno di noi. Specialità che possono essere amate”.
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Ce la facciamo ad
arrivare al 2012, anche se domani non sarebbe un dramma se il mondo
si accendesse.
“ Per come è il mondo oggi non
sarebbe un dramma se finisse domani. Non che vorrei che finisse
entro il 2012, anzi, vorrei arrivare almeno al centenario del libro,
ma i tanti problemi del mondo non dico che dovrebbero essere tutti
risolti, ma almeno affrontati in maniera diversa". |
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Non smettere mai di sorridere perchè qualcuno si potrebbe
innamorare del tuo sorrriso. Questa può essere la sintesi?
“Non
è vita da timidi è una massima e timidi deve essere allargato ad un
senso più ampio: i personaggi vanno dal timido all’imbranato, anche al
visionario. Sono undici racconti collegati con una escalation di
maturazione. Sono tutti fatti veri rielaborati, tante psicologie. E’ un
mondaccio quello che viviamo, allora perché essere timidi in un
mondaccio del genere. Bisogna essere ciò che siamo. Il modello non sono
i vincenti a tutti i costi troppo propagandati ma nemmeno quelli troppo
timidi, ognuno deve essere quello che è e osare assecondando le
circostanze e i tempi, meno il proprio carattere. I vincenti a tutti i
costi fra vent’anni non saranno certamente timidi, ma probabilmente
soli. Chi sorride continuerà a sorridere anche domani, magari non da
solo".
Grazie Andrea, salutandoci
vuoi anticiparci nuovi progetti?
“Il
prossimo progetto è un nuovo libro, non di racconti, ma una storia
lunga, ancora un timido in maturazione, ma un romanzo ambientato nel
West”.
Un’altra sorpresa.
Intanto, se amate la lettura e volete dare una mano a chi, con fatica,
si è avvicinato in punta di piedi a questo mondo comprate il libro “Non
è vita da timidi”, uno scrivere spontaneo e “leggero”, perchè occorre
dare alla lettura la dignità del vizio e non la pesantezza dell’obbligo.
Giancarlo Testi
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