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Quattro senatori del Pd presentano un’interrogazione parlamentare.
ANZIO:
CONDIZIONAMENTI DA PARTE DELLA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA?

di
Giancarlo Testi
IL FATTO:
lo scorso 3 novembre i senatori del Pd, Felice Casson, Vincenzo Vita,
Gianrico Carofiglio e Giuseppe Lumia, presentano un’interrogazione
parlamentare in cui viene chiesto al Ministro dell’Interno Roberto Maroni di
“insediare una commissione d’accesso in seno al Comune di Anzio per
verificare, ai sensi della normativa vigente, la presenza di condizionamenti
da parte della criminalità organizzata”. Apriti cielo, perché è
sempre difficile parlare di criminalità organizzata, di mafia e dei suoi
rapporti con la politica.
Ogni volta che si affronta questo problema c’è chi accusa di voler mettere
in cattiva luce le nostre città. Anche la politica si scandalizza molto se
si parla di questioni malavitose nel proprio territorio. Eppure tanti ci
invitano ad aprire gli occhi circa alcune “evidenze malavitose”
riscontrabili sia ad Anzio che a Nettuno visti anche i precedenti
inquietanti ed avendo presente che ormai i mafiosi non girano più con la
lupara e la coppola, non
sono più semplici malviventi, non hanno più il profilo a cui sono ancora
attaccati i media nazionali, ma si mescolano tra noi, vivono tra i colletti
bianchi, siedono nei consigli comunali, dirigono banche e acquistano centri
commerciali.
C’è stato un cambio di passo e nei posti di comando e controllo non si
siedono più gli amici dei mafiosi e i delinquenti, ma direttamente gli
stessi mafiosi. Questa non sarà certamente la situazione nei nostri comuni,
ma una certa attenzione e una non sottovalutazione del problema non guasta,
visti anche alcuni precedenti.
I PRECEDENTI:
·
Umberto Succi: dal 2002 al 2004 vittima di tre attentati che colpirono il
suo stabilimento balneare il bungalow e la vettura del suo albergo;
·
Mario Pennata : allora capo gruppo del Pdl in consiglio comunale subì nel
2003 due gravi intimidazioni nel negozio di ottica di sua proprietà;
·
Il Buena Vista: il locale che era già stato al centro dell’attenzione nel
2005 da parte della procura di Velletri per presunti rapporti della
criminalità organizzata con amministratori di Nettuno, è preso di mira con
una bomba carta il 19 maggio 2009;
·
E poi: i colpi di pistola contro il pub «The Mithicals» a Nettuno, la bomba
artigianale fatta esplodere sul cancello della villa dell'ex assessore di
Nettuno Gianni Cancelli, l’intimidazione contro il circolo Italian Poker ,
l’incendio al Sarago e a vari pub cittadini, l’incendio doloso contro la Eco
Imballaggi, forse anche l’incendio dell’auto del vice sindaco ed assessore
all’urbanistica di Nettuno Alberto Andolfi e la maxi operazione Arcobaleno,
l'ordinanza del Tribunale di Napoli che disegnava la rete criminale legata
alla compravendita di case e terreni con implicazioni ed operazioni di
rilievo sia ad Anzio che a Nettuno.
Tutti atti ed intimidazioni che devono far riflettere.
LE VERIFICHE
RICHIESTE DALL’INTERPELLANZA:
ma una cosa è riflettere, altra è richiedere una commissione d’accesso,
anche se il documento, oltre a richiamare i processi Appia e Mithos e la
presenza della ‘ndranghina dei Gallace, prende di mira figure importanti
della politica di Anzio: l’assessore Pasquale Perronace (fratello del
defunto Nicola Perronace condannato per associazione mafiosa e cugino di
Agazio e Vincenzo Gallace); Giorgio Zucchini e Patrizio Placidi,
condannati per danno erariale; il comandante dei vigili urbani Bartolomeo
Schioppa condannato per corruzione a due anni e otto mesi. Insomma un
documento pesante che ha creato tante reazioni, anche dagli stessi politici
del Pd di Anzio.
LE REAZIONI:
puntuali, quasi inevitabili, sono subito arrivate le reazioni da parte di
tutte le forze politiche di Anzio. Per primo, con una apposita nota, è
intervenuto il senatore e ex sindaco Candido De Angelis: “Il Pd
conferma di saper gettare solo fango. Conosco personalmente e stimo due
degli interroganti, non capisco come possano affermare cose destituite di
qualsiasi fondamento. Sarebbe interessante sapere se dietro questa
operazione c’è l'input del Pd locale oppure se è tornato ad agire qualche
professionista dell’antimafia ‘de noantri’, capace esclusivamente di
screditare chi ha amministrato e amministra la città”. Poi, in
riferimento all’assessore Perronace, ha dichiarato che non si può essere
colpevoli di avere dei parenti, non essendo stato mai personalmente
coinvolto in alcuna vicenda penale nonostante faccia politica da trenta
anni. Riguardo poi alle condanne della Corte dei conti per vicende
amministrative, il senatore ritiene che queste nulla c’entrano con la
criminalità, tanto meno quella organizzata e che la segnalazione di vicende
che riguardano la polizia locale sono riferibili a fatti contestati a
Ravenna e non ad Anzio.
Anche i consiglieri del Pd di Anzio sembrano prendere le distanze dal testo
e dai contenuti dell’interrogazione, sottolineando che molti dei fatti
richiamati, seppur veri, non appaiono riconducibili a vicende connesse con
il crimine organizzato e le mafie anche se danno il merito
all’interrogazione di aver riproposto la necessità di attenzione alla
vulnerabilità che i nostri territori dimostrano rispetto ad infiltrazioni di
stampo mafioso camorristico. “Se al Pd di Anzio fosse stato chiesto un
contributo all'iniziativa dei parlamentari – fanno sapere i politici
locali del Pd - avremmo suggerito di mantenere alta e centrata
l'attenzione sui nessi tra i gravi episodi di violenza che si ripetono con
frequenza, la necessità di tenere le cosche lontane dai territori di Anzio e
Nettuno ed il livello di effettiva contaminazione del nostro tessuto socio
economico. Occorre vigilare in modo preciso e puntuale sull’uso del
territorio che il nuovo piano regolatore ha innescato e sulle tante
opportunità immobiliari, fondiarie e finanziarie che ha reso possibili. Allo
stesso modo deve essere massimo l’impegno per garantire piena trasparenza ai
futuri sviluppi della vicenda del nuovo porto”.
COMMENTO FINALE:
forse per non trovarsi mai di fronte a queste spiacevoli situazioni
bisognerebbe ripartire
dalle cose ovvie: dall’onesta e capacità dei nostri rappresentanti e
dall’etica, perché oggi controllando l’economia si controllano i flussi e il
lavoro che diventa sempre di più un vincolo di ricatto e di appartenenza. E
non sono cose lontane da noi, bisogna fare molta attenzione. Ricordate
Peppino Impastato e quanti passi, nella piccola Cinisi, gli occorreva fare
per colmare la distanza tra la sua casa e quella del boss mafioso “don
Tano”? Quanti passi Peppino doveva fare per raggiungere il boss mafioso Tano
Badalamenti, quanti passi dividevano una famiglia onesta e la casa di un
mafioso? Solo cento passi!
E allora, al di la dell’interrogazione parlamentare e dei suoi
discutibilissimi contenuti, la domanda è:
se
ognuno di noi fa cento passi, siamo certi che non ci si possa imbattere in
“odore di mafia”?
A volte, forse, ne bastano anche meno.
Giancarlo
Testi
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