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LO SBARCO E LA BATTAGLIA DI ANZIO     100 IMMAGINI DI, TANTI RICORDI

In occasione del sessantacinquesimo anniversario dello Sbarco, Anzio ha ospitato una serie di manifestazioni che hanno riscosso notevole interesse e grande partecipazione. Le numerose cerimonie di Commemorazione, a cui hanno partecipato, come tutti gli anni, i due sindaci di Anzio e Nettuno, Luciano Bruschini e Alessio Chiavetta, quest’anno hanno visto anche una piccola polemica sulla mancata visita del sindaco di Nettuno, città detentrice della custodia, al Campo della Memoria. Certamente ognuno è libero di avere una sua visione circa i comportamenti da adottare e ognuno ha un suo modo di leggere la storia e di comportarsi di conseguenza, sta di fatto che la scelta di andare a far visita alle tombe di quei ragazzi morti o in anni passati e controversi, l’ha invece fatta Luciano Bruschini che ha anche pubblicamente dichiarato:

"A 65 anni dallo Sbarco di Anzio credo sia giunto il momento di ricordare tutti i giovani soldati morti, sul nostro territorio, in  nome dei loro ideali”. Lo scorso 16 novembre  ho partecipato alle Celebrazioni organizzate per ricordare i soldati tedeschi sepolti nel Cimitero di Pomezia e sono rimasto sorpreso del fatto che, mentre tutti noi celebriamo l’enorme contributo dato dalle truppe alleate alla nostra Liberazione, quel giorno sono stato con mio rammarico l’unico Sindaco ad intervenire alla commemorazione dei soldati tedeschi. Sono stato anche al Campo della memoria di Nettuno. In questi Cimiteri, purtroppo, è visibile quanto lascia una Guerra: di questi luoghi e di queste immagini  dobbiamo rendere partecipi i nostri figli che devono essere portatori dei valori di libertà e democrazia. Gli stessi valori che auspico prevalgano in tutte quelle parti del Mondo dove, a 65 anni dai drammatici eventi bellici, continuano a morire migliaia di persone.  Tutti insieme dobbiamo promuovere, quotidianamente, la cultura della pace”.

 

E con questo spirito che, con il patrocinio della Citta di Anzio, dell’Assessorato al turismo e del Museo della sbarco di Anzio, si sono messe in campo iniziative come la mostra delle “Bandiere di mare”, presso la Capitaneria di Porto e la sfilata dei veicoli militari d’epoca, mentre a Nettuno si svolgeva il Concerto della pace. Ma la manifestazione culturalmente più significativa ad Anzio ci è sembrata il convegno “Dallo sbarco alla battaglia di Anzio” e la successiva presentazione del libro di Patrizio Colantuono “Lo sbarco e la Battaglia di Anzio”.

 

Il convegno che ha visto fra i relatori anche il generale Luigi Pellegrino, che ha richiamato giovani ed adulti a ripensare al termine responsabilità, il colonnello Marco Ciampini, che ha illustrato le operazioni anfibie e il modo italiano di rapportarsi agli incarichi internazionali in ambiente di guerra, e il sindaco Bruschini, si è svolto alla presenza di alcune scolaresche. Le pagine ricordate sono state amare per Anzio, e sono state ricostruite partendo dai documenti custoditi negli attuali 8 chilometri di archivi e i 500.000 volumi della Biblioteca militare. Secondo il colonnello Antonino Zarcone, altro relatore, Capo dell’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, questi documenti consentiranno ai giovani, fra alcuni anni, di scrivere la storia vera, non condizionati dal fatto d’averla vissuta in prima persona. Poi si è passati a descrivere l’operazione “Shingle” nei minimi dettagli, con diapositive e critiche, specie al gen. Jhon P. Lucas, che sembrò tentennare (una novità circa altre ricostruzioni che incolpavano principalmente il generale Mark W. Clark) e consentì, dopo essere sbarcato senza nessuna resistenza (furono sparati solo pochi colpi), ai tedeschi di riorganizzarsi e portare dieci unità in zona. I tedeschi reagirono con sei incursioni di cacciabombardieri articolate in un centinaio d’azioni e con un bombardamento a distanza (da 30 chilometri) con un potente cannone che prese di mira il porto. Oltre alle vittime civili, gran parte del patrimonio edilizio della città andò distrutto o semidistrutto e i cittadini costretti a lasciare la città e rifugiarsi nelle città e regioni limitrofe.

 

Questo capitolo doloroso della storia di Anzio viene ripreso nel suo libro “Lo sbarco e la battaglia di Anzio”  dal Presidente del museo Sbarco di Anzio Patrizio Colantuono che desidera riproporre la storia di una città martoriata dalla guerra con un inedito diario di guerra di Giorgina Scatassa, una allora giovane ragazza di Anzio, e 100 immagini rievocative: l’imbarco degli sfollati per il sud, il porto devastato dalle bombe,  l’imbarco dei prigionieri tedeschi, la pineta della Campana con il “paesello degli sfollati”, gli sfollati a Santa Teresa, i tanti protagonisti, le navi affondate e tante altre immagini. E come dice il giornalista Felice Borsato nella presentazione dell’opera, è bello e giusto che da una città così colpita si alzi e sia rilanciato un nuovo messaggio di pace al mondo. A Patrizio Colantuono un grazie per aver riproposto alla coscienza della città e degli “uomini di buona volontà” una vicenda carica di non assopiti dolori, ma che consente anche ai più giovani di riappropriarsi degli insegnamenti che questi avvenimenti devono suscitare. Toccante è anche la riproposizione della storia di Angelita di Anzio. Una ragazza terrorizzata, piangente, che in cerca dei suoi genitori o parenti fu affidata alla Croce Rossa Americana nei pressi di Carroceto, quando una salve d’artiglieria la uccise, assieme alla crocerossina e alcuni soldati. Certo la storia è divenuta leggenda, scrive Patrizio Colantuono,  e il 22 gennaio 1979 gli fu anche dedicato il monumento, opera dello scultore Sergio Cappellini, ma che resta come un monito per tutti quei bambini che, in ogni parte del mondo, vengono sacrificati sull’altare dell’odio e dell’incomprensione fra gli uomini. Angelita di Anzio e Giorgina Scatassa, due esempi di come la guerra possa colpire le persone: la prima uccidendola, la seconda provandola per tutta la vita, come conclude il suo diario di guerra: “ ... piano piano tutto si riprende, la città e la vita ricomincia, le ferite della guerra vengono rimarginate, ma le ferite dell’anima sono molto più difficili da sanare...”

                                                                                       Giancarlo Testi

10-05-12