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Abatini Tiburzio, Abagni Aldo, Alberghini Gaetano, Alipardi Ippolito,
Aliverti Tito, Allegri Benito,
...... e poi tanti altri,
tanti altri nomi scritti sulle lapidi bianche, tutte ordinate e in
fila in questo Campo della Memoria. Poco lontano si stanno
commemorando altri morti, i morti dell’altra parte, italiani,
inglesi americani, tanti altri ragazzi che la storia ha messo dalla
parte giusta, che sono morti, come quelli di questo cimitero, per
degli ideali o forse perchè impossibilitati di scegliere altrimenti.
Lapidi e croci bianche a ricordare un passato, mai da dimenticare,
ma che dovrebbe avere la suggestione di un pesante monito e
l’indicazione di strade diverse da seguire. La memoria a poco serve
se si continuano a perpretare errori antichi, se si continua a
fomentare una divisione e non si riesce a pacificare gli animi e
seppellire i rancore mantenendo però vivi i ricordi. C’è ancora una
grande discussione fra chi richiama alla garanzia del rigore storico
e si sente ancora in trincea ed alcuni saranno in buona fede, ma
bisogna però imparare a diffidare del dovere della memoria quando è
propagandato da chi vuole cercare di ottenere, attraverso la storia,
un riconoscimento nel presente della propria identità, individuale e
di gruppo, con i privilegi ma anche con i “disastri sociali”
annessi e connessi. Un riconoscimento che spesso ha principalmente
lo scopo di legittimare l'esistenza e l'azione di un gruppo nel
presente, perchè oggi essere una vittima è garanzia di
riconoscimento e sostegno da parte della società, o anche solo di
visibilità. Ma tornando alla questione delle vittime cadute la lotta
identitaria non può portare alla “concorrenza delle vittime”.

Allopito Paolo, Alotta
Gioacchino, Aloia Vincenzo, Alpi Giovanni, Alunni Armanno,
...... e poi tanti altri, tanti altri nomi scritti sulle lapidi bianche
e molti di più erano scritti al Bach Head Commonwealth Cemetery di
Falasche e al Rome American Cemetery a Nettuno, ma sembra che, pur nella
loro impressionante solennità, non riescano a comunicare il giusto
messaggio ai giovani di oggi. I ragazzi delle scuole, accompagnati dai
loro insegnanti alla manifestazione di Nettuno, non sembravano molto
coinvolti dal luogo e da ciò che significava. Sfilavano fra le pallide
croci di circa 8000 soldati americani, probabilmente quasi loro
coetanei, morti in terra straniera continuando a scherzare, a
fotografare i pesci rossi della fontana, ad ascoltare la loro musica
preferita. Sembrava partecipassero ad un rito non loro, fatto di colori,
di bandiere, di stellette, di fasce di sindaci ma come spettatori
disinteressati, almeno i più. Probabilmente anche in Italia si è
arrivati ad un radicamento delle posizioni ed è difficile istaurare una
discussione fra sordi. E il 22 gennaio 1944 e l’Operazione "Shingle"
sono date per loro troppo lontane e poi, come qualcuno ha ricordato, se
“i vincitori fanno la storia e i vinti non concordano”, il rischio è che
le nuove generazioni non siano interessate a capire.
Il problema oggi non è chi
erano i buoni o i cattivi, chi stava dalla parte giusta e da quella
sbagliata, questa discussione la lasciamo a chi più esperto di noi e
agli storici indipendenti, ma che sotto terra ci sono ragazzi spezzati
nella tenera età, vite che non sono potute sbocciare, dalle croci
trasuda il dolore di chi li ha persi. Tutti giovani travolti da anni
rabbiosi, tutti giovani che sono morti pensando, ognuno, di stare dalla
parte del giusto. Qualcuno accanto a noi discute animatamente sul fatto
di “doversi riprendere la giornata della memoria” e a noi viene
da pensare che di giornate così ne avremmo fatto volentieri a meno.
Ma si sta avvicinando il
momento della manifestazione: “io sono Presente oggi come in ogni
commemorazione, e poco m’importa di come si comportano gli altri, e chi
verrà, io porto qua semplicemente Maurizio Brugiatelli” questa è la
prima orgogliosa dichiarazione che raccogliamo fra i pochi presenti che
attendono l’arrivo delle personalità di Anzio e Nettuno che stanno
completando la cerimonia al Cimitero Americano. Il Cav..ompletando
la cerimonia momento della manifestazione : sizioni ed è difficile
istaurare una discussione fra sordi. icare il giu Maurizio
Brugiatelli, oggi, con tutte le stellette che vediamo in giro, vogliamo
riconoscere i titoli di tutti, è nella linea del suo segretario
nazionale Francesco Storace e probabilmente vorrebbe una cerimonia più
ristretta, non a contatto con quelli definiti “dalle lacrime finte”.
Ci fermiamo a scambiare
qualche impressione con Marcello Lama il vice Presidente dell’Unione
Nazionale Combattenti della Repubblica Sociale, facente parte della X
Mas del battaglione Valanga degli alpini, che sta discutendo
animatamente sulla questione delle testimonianze e delle documentazioni
che permetterebbero di riscrivere la storia. Ci permettiamo di
sottolineare che forse sarebbe il momento di superare la diaspora della
ragione e del torto e pensare che a morire sono stati tutti ragazzi. Ma
non siamo convincenti fino in fondo perchè la risposta è che in un
cimitero di guerra di proprietà dello Stato con gestione data al comune
di Nettuno il Sindaco di Anzio sarà presente, mentre quello di Nettuno,
perchè di sinistra, non verrà. Poi può anche essere condivisibile il
nostro ragionamento, ma è solitario e confligge con i comportamenti di
tanti.
Ma piano piano arrivano
tutti. Carabinieri, Polizia, Esercito, Polizia urbana, Crocerossine, con
le loro stellette, i loro gradi, le loro bandiere, i loro confaloni, le
loro insegne. Improvvisamente il Campo della Memoria si trasforma in un
luogo molto affollato che contrasta un po con la sua struttura sobria.
Arriva anche il sacerdote, il senatore Candido De Angelis e, con la
fascia da sindaco, Luciano Bruschini, dal quale riceviamo una
dichiarazione che condividiamo in pieno: “io non sono, specie in
questi momenti, per fare polemiche, io sono per superarle e, lo dirò
anche nella manifestazione ad Anzio, ritengo che è giunto il momento di
trattare i morti tutti alla stessa maniera, rispettandoli tutti, perchè
ognuno pensava di stare dalla parte giusta”
Ci sembrano parole
concilianti, almeno queste, e se è vero che, come qualcuno sostiene,
deve essere la stessa civiltà entro i cui confini avvenne tutto a
rispondere, altrimenti essa stessa diventa una civiltà guasta, qualcuno
si sta incamminando sulla giusta strada.

Andreani Marcello, Avoscango Enrino, Beccaria Amelio,
Benedetti Franco,
Berti Enrico, Bardelli Umberto,
...... e poi tanti altri,
tanti altri nomi scritti sulle lapidi bianche, ma è una strada ancora
lunga quella della riconciliazione definitiva: in questa nostra Italia
che accoglie, assieme agli immigrati, tutta la feccia del mediterraneo,
che premia i malavitosi e comprende chi stermina famiglie intere, che
permette ai terroristi di insegnare nelle scuole dei nostri figli,
sembra assurdo poi lacerarsi in una battaglia ideologica fatata e
rancorosa. Qui, fra Anzio e Nettuno, nei fondali marini non sono rimasti
solo i reperti di aerei, di navi da guerra e da carico, di mezzi da
sbarco, di mini sommergibili, ma anche i loro equipaggi. Qui stiamo
parlando di morte di ragazzi ancora non fatti e allora, come in un
sogno, vorremmo che tutti questi giovani, graduati o soldati semplici,
americani, inglesi, italiani, di questa o quell’altra parte, si
potessero sollevare dalle loro tombe di marmo e tutti insieme
marciassero insieme, in pace, per ricordarci che bisogna invertire e
cambiare un mondo che sempre di più si sta allontanando dall’uomo. Che
sempre più si sta allontanando dai nostri giovani, che stanno prendendo
il carattere di questa società e che magari non andranno in guerra, ma
muoiono poco alla volta ogni giorno in una società che non gli da
speranze e che ancora oggi non è riuscita ne a dimenticare il passato ne
ad essere giusta e proiettata al futuro.
Giancarlo Testi
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