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La notizia dell’irruzione delle forze dell’ordine nel presidio “No Turbogas” a Campo di Carne e la discussione sul riutilizzo in Italia delle Centrali nucleari c’induce a qualche riflessione. Voi pensate che tutto ciò non vi riguardi?
E’ scattato subito l’allarme e numerosi attivisti della “Rete No Turbogas” si sono radunati nell’area e ci sono anche stati momenti di tensione, ma le forze dell’ordine hanno impedito di accedere alle strutture del presidio, mentre le ruspe della “Sorgenia” iniziavano i lavori, recintando la zona e murando il casale simbolo della protesta No Turbogas. Da tempo la società era probabilmente pronta ad aprire il cantiere, e la scorsa notte ha messo in moto tutti i suoi mezzi e li ha diretti verso Campo di Carne e, approfittando di un momento di relativa tensione, ha agito con la fattiva collaborazione di un ingente schieramento di forze dell’ordine. Adesso la speranza di riaprire l'iter di valutazione dell’impatto ambientale, analizzando meglio anche i dati forniti dall'università “La Sapienza”, che ha parlato di forte inquinamento dell'area, è sempre più lontana. In questa lunga querelle tanti politici, anche trasversalmente, hanno espresso pareri contraddittori, ma sta di fatto che la politica attuale sembra non consentire più il dissenso, anche se viene dalla maggioranza dei cittadini, e, al di là della parte politica che siede sulle poltrone del palazzo, sembra non poter più fare a meno dell’uso della forza e a volte anche della menzogna per giustificare azioni spesso incomprensibili ai più. La “Sogenia” aveva assicurato solo lo scorso 15 ottobre , in presenza del Presidente Marrazzo, che avrebbe atteso le conclusioni dei tavoli di Aprilia ed il Consiglio Regionale. Poi però l’invasione del sito. Ma, tornando alla centrale termoelettrica prevista a Campo di Carne forse è bene chiederci se è una questione che ci riguardi direttamente. Ebbene, quasi tutti pensano, a partire dal sindaco di Nettuno Alessio Chiavetta che ha direttamente partecipato a queste fasi convulse ed ha indetto un Consiglio Comunale specifico, che “la realizzazione della centrale avrebbe effetti devastanti sulla salute e sulle attività agricole del nostro territorio”. Abbiamo quindi tutti il dovere di informarci e di farci una documentata opinione. E allora cerchiamo sinteticamente di vedere cosa sono queste centrali turbogas e successivamente sinteticamente valutarne i pro e i contro. Il principio che viene sfruttato per produrre energia elettrica è lo stesso degli aerei a reazione. L'aria aspirata dall'atmosfera viene compressa ed inviata alla camera di combustione dal compressore. In questa camera, bruciando combustibile (gasolio o gas), si produce calore che viene trasferito alla miscela di aria e gas combusti. La miscela compressa così prodotta entra in turbina dove avviene la conversione dell'energia termica in energia meccanica. Parte del lavoro sviluppato dalla turbina serve per l'azionamento del compressore ed il rimanente viene convertito dall'alternatore in energia elettrica.
Questo è lo schema di una centrale termoelettrica, e quello previsto a Campo di Carne è un impianto simile, di 750 Megawatt. Ma vediamo le motivazioni di coloro che sono favorevoli e quelle di chi è contrario all’insediamento. I favorevoli, che non dovrebbero essere molti, almeno dai pronunciamenti ufficiali, con in testa Ivo Allegrini, direttore dell'Istituto Inquinamento Atmosferico del CNR di Roma, sostengono che gli impianti turbogas non costituiscono una minaccia per la salute pubblica, come dimostrerebbe lo scarso impatto ambientale di quelli già esistenti, e hanno un rendimento maggiore e un minore impatto ambientale rispetto alle centrali a carbone o a olio combustibile. Poi ci sono alcune autorevoli opinioni di cariche istituzionali locali che intravedono nella Turbogas la possibilità di occupazione e di lavoro per le imprese, oltre al potenziale sfruttamento di energia sicura e a basso costo che potrebbe diventare un'attrattiva importante per nuove aziende e permettere di trattenere quelle esistenti. E questo partendo dalla convinzione che la Turbogas non inquini, avendo superato anche i pareri rigidissimi della commissione ANPA, composta da noti e veri scienziati ambientalisti. A queste tesi si sono avvicinati anche alcuni politici locali, smentiti però persino da amici di schieramento. Secondo gli attivisti dei movimenti, coordinati dalla Presidente della Rete dei cittadini contro la Turbogas Rita Leli, che in questi anni hanno manifestato, presidiato, combattuto, portato in piazza più di diecimila cittadini, i motivi per essere contrari sono evidenti. La potenza della centrale dovrebbe essere di 750 megawatt e i problemi che comporterebbe derivano dalle emissioni nell’atmosfera, dai consumi d’acqua e scarichi idrici, dall’impatto acustico e dall’uso del territorio. Vari studi di ricercatori del C.N.R. e di esperti in materia di inquinamento, evidenzierebbero il pesante impatto ambientale della centrale elettrica a ciclo combinato: le emissioni di monossido di carbonio e biossido (gas serra), le polveri e gli ossidi di zolfo, gli effetti sulle risorse idriche, la dissipazione del calore, il rumore, il condizionamento del territorio e gli impatti indotti creerebbero nuovi e seri rischi. Queste sono solo alcune delle problematiche che i “No Turbogas” vogliono porre direttamente all’attenzione di tutti i cittadini essendo arrivati a diffidare dei politici di turno e degli esperti scelti ad hoc che propinano dichiarazioni che inducono alla tranquillità. Invitano anzi a non fidarsi di questi imbonitori che sostengono la positività di opere che contribuirebbero addirittura alla crescita e al benessere della collettività sulla base di una presunta diminuzione dell’emissione di agenti inquinanti rispetto ad una centrale a combustibili fossili tradizionali. Diminuzione che, se pur esistente, resta insignificante rispetto alle possibilità che potrebbero dare altre fonti d’energia veramente alternative. La centrale turbogas, secondo i contrari, non solo emetterà gas ad effetto serra con un impatto sul clima globale di tutta la Terra (e forse già sarebbe un problema e basterebbe chiederlo agli orsi che annegano al polo) ma avrà un impatto su tutto il territorio limitrofo con variazioni del microclima e ricaduta al suolo di inquinanti chimici e contaminazione dell'aria (e l’attuale sterminio delle api andrebbe studiato meglio per capire l’attualità di questi problemi). Ma i militanti della “NoTurbogas” evidenziano anche le incompatibili tecnologie utilizzate che non sarebbero prive di alternative ecocompatibili e che provocherebbero danni economici al settore edilizio ed agricolo, oltre ai danni alla salute dovuti all’inquinamento atmosferico. Criticano anche la normativa che non impone controlli sul particolato secondario (non emesso direttamente ma che si forma poi in atmosfera) fine ed extrafine, particolarmente insidiosi per l'apparato respiratorio. Rammentano inoltre che il raggio d’azione si aggirerebbe intorno ai 30 chilometri, comprendendo quindi, oltre ad Aprilia, Ardea, Pomezia, Anzio e Nettuno, tutto un territorio che va da Roma a Latina, da Anagni al mare aperto. Rita Leli sostiene che “le tante garanzie avute dalla giunta regionale e dalle stesse forze dell’ordine si sono dimostrate solo bugie e che questa non è la maniera di far applicare la legalità. E per questo non vuole più sentire parlare di concertazione, di diplomazia, d’incontri preparatori, insomma di politica, perché ad Aprilia la politica ha abbandonato i cittadini”. Come al solito, probabilmente farsi un’opinione precisa è difficile, perché, così come avvenuto per le discariche, in attesa di cambiare radicalmente il nostro modo di vivere, abbiamo bisogno di energia e i problemi sorgono quando vengono individuate le zone dove fare gli impianti. Ma, anche perchè il Lazio non sembra avere insufficienze in questo campo, ci sentiamo vicini ai comitati contrari alla Turbogas e non per le motivazioni strettamente tecniche, si trova sempre qualcuno che pagato profumatamente sappia trovare il bene e il male in ogni cosa, ma per motivazioni economiche e sociali. Quella economica è suffragata dal fatto che gli imprenditori italiani più che al bene comune siano da sempre indirizzati verso il guadagno e che difficilmente mollino un investimento che vale quattrocento milioni di euro anche se considerato potenzialmente pericoloso; quella sociale è derivante dalla lettura dello studio di fattibilità di questa centrale, dove la società proponente scriveva che aveva scelto Aprilia perché ambiente già degradato, e a bassa reattività sociale. Sono metodologie sbagliate e non condivisibili. Come gli schieramenti incoerenti che si sono accavallati a favore o contro la centrale, trasversali e contraddittori, che continueranno ancora sullo scarico delle responsabilità, mentre il progetto rischia di andare avanti, come già tutti sapevano da sempre. Comunque, riprendendo lo studio di fattibilità bisogna precisare che se la zona di Aprilia risulta realmente degradata servirebbe qualcuno che bonifichi il territorio e non che continui ad inquinarlo e poi, rispetto alla bassa reattività sociale (come dire che si possono commettere “sconcerie” dove si sa che non ci sarà protesta), si è invece impattati in un movimento, forse inaspettato, ma che oramai da lungo tempo è impegnato quotidianamente, giorno e notte, a coinvolgere ed informare, oltre a presidiare, fino allo sgombero. E’ un movimento serio e pacifico, che è anche riuscito a mettere in moto dei meccanismi virtuosi e che ha contribuito a costruire una forte sensibilità su tutte le questioni ambientali. E chi è anche pur minimamente informato ed impegnato sulle questioni della difesa della natura e dell’ambiente sa che valore possano avere queste cose. Purtroppo, almeno in Italia, ancora sembra non l’abbiano capito né tanti imprenditori, né altrettanti politici. E, siccome poi tutto è collegato e le politiche virtuose vanno applicate in tutti i campi, visto che abbiamo a Nettuno per una conferenza Paul Connet, docente di chimica ambientale e candidato al Nobel, profeta degli “zero rifiuti”, vogliamo chiudere con una sua nota considerazione. Connet oltre a sostenere che bisogna passare da una società che butta via ad una società sostenibile, rispetto a chi ci amministra e ai politici afferma che questi devono lavorare per la gente e non per l’industria, si devono dare da fare in modo vero per le persone, per l’ambiente, la salute e i figli, altrimenti devono andare a lavorare per chi fa businnes e lasciare i loro incarichi. Giancarlo Testi
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23-02-12