Qualcuno potrà
a questo punto pensare che sia un problema mio, visto che la maggioranza dei
cittadini sembra soddisfatto di come stanno andando le cose. E allora è bene
partire subito con una considerazione scomoda, quella che non fanno mai i
politici, perché vivono dei voti di quei cittadini: le maggioranze, specie
quelle cospicue, storicamente difficilmente hanno avuto ragione. Basterebbe
avere un po’ di memoria per ricordarsi che il maggior consenso lo hanno
avuto sempre i dittatori, difficilmente politici coraggiosi che pensavano al
bene della loro nazione. Ma anche la memoria non è una cosa praticata o
ritenuta importante, altrimenti non si potrebbe capire come abbiamo fatto ad
arrivare alla politica attuale. Eppure la considerazione che dovremmo tutti
condividere è che un popolo e un Paese ignorante e senza memoria storica,
non ha futuro. Ma la politica non fa nulla per migliorare la situazione, si
cerca di far vivere solo il presente, magari alterato, o confondere con
sogni irrealizzabili e spingere verso l’individualismo consumistico. La
coerenza non è richiesta dagli elettori, semplicemente perchè non sono in
grado di apprezzarla, altrimenti farebbero due più due e ricorderebbero che
Berlusconi era amico fraterno di Craxi e ne continua l’opera, Capezzone era
un radicale, Rutelli pure, Bondi era un comunista, Bossi un antipolitico e
il tanto declamato Berlinguer era ai suoi tempi contestato (forse come amico
più disinteressato aveva addirittura Almirante con cui però si doveva
incontrare di nascosto). E da noi Tulli stava con Berlusconi, Bruschini era
di sinistra, Chiavetta era comunista, e Faraone lavorava per Tributi Italia.
La lista potrebbe essere infinita perché da noi si cambia casacca più
frequentemente dei calzini, si nega ciò che si affermava prima e si
acquisisce la nuova posizione, sperando in vantaggi importanti. E i liberi
cittadini?
Da cittadini
militanti siamo passati a cittadini clienti, che non credono in un partito o
in un movimento, ma da questo sperano solo di ottenere dei vantaggi,
d'altronde non si ha più neppure la possibilità di scegliere il nostro
candidato, visto che deputati e senatori, sottogoverno e manager pubblici,
li scelgono in 5/6 capi casta. E’ la crisi delle forme di rappresentanza
politica che non è più rappresentanza libera e piena ma ha assunto la forma
limitata di una rappresentanza di interessi soggetta alla parzialità, ai
mutamenti, alle combinazioni con i quali gli interessi giocano nei rapporti
di interazione. Abrogata la forma partito si sta sostituendo con i comitati
politici elettorali a tempo. Un chiaro esempio lo abbiamo avuto sia con le
elezioni amministrative e le tante liste locali e i comitati costituitisi
per le prossime elezioni regionali, sedi politiche che aprono e poi
scompaiono finito il periodo elettorale. Calano personaggi assenti per una
intera legislatura che tornano, aprono i comitati elettorali, chiedono il
voto per il loro “grande impegno profuso” e poi scompaiono assieme alle loro
promesse elettorali mai mantenute, sempre le stesse ripetute negli anni da
tutti:la viabilità, la linea ferroviaria, la Pontina, la Nettunese, il nuovo
Porto, la Sanità, il Turismo. Vedrete, anche questa volta ci parleranno di
queste cose. In passato una rappresentanza politica piena era fondata sulla
fiducia personale, sul principio del «governo dei migliori» o su valori
comuni che garantivano il rappresentato dall'arbitrio del rappresentante, ma
oggi assistiamo ad una rappresentanza fondata prevalentemente sugli
interessi. Qui sta il senso del contrasto, oggi cosi evidente, tra la forza
dell'organizzazione politica e la debolezza della sua rappresentatività ed
esempio incredibile e quasi ridicolo è stato il pressappochismo e il
dilettantismo con cui si è affrontato la presentazione delle liste
elettorali.
Detto questo,
oserei dire appurato questo, in un “paese normale”, in un contesto come
quello che stiamo vivendo con l’evidenza di politici che sono insofferenti
alle regole e alle leggi e le considerano burocrazia da eliminare, con la
delegittimazione continua di poteri importanti per la democrazia, con
l’esplosione di scandali clamorosi a cadenza quotidiana, minimo ci si
dovrebbe aspettare dai cittadini onesti qualcosa di eclatante. Perché è
ormai appurato che mentre ci fanno vedere arresti di boss che vivevano in
tuguri la mafia vive e pasce ormai in Parlamento (in tre regioni lo Stato
non c’è più), che mentre il Paese è in ginocchio c’è una casta che vive da
nababbi (le uniche imprese che continuano a vendere alla grande sono quelle
di alta qualità che i cittadini comuni non possono permettersi), che invece
di pensare alle cose che servono all’Italia e alle città si pensa alle
grandi opere su cui lucrare (6,3 miliardi di euro stanziati per il Ponte di
Messina, mentre a Reggio Calabria manca l’acqua potabile e a Messina le
fogne), che invece di perseguire la legge uguale per tutti, si premia il
privilegio per pochi e si attaccano i giudici che cercano di porre rimedio
alle “ruberie” dilaganti, che invece di cercare di unire la nazione si fa di
tutto per dividerla, ingenerando confusione ed odio.
Un malgoverno
che sta calando a tutti i livelli e anche Anzio e Nettuno non ne sono
esenti. Troppi casi controversi lo testimoniano, d'altronde se ai massimi
livelli si cerca di aggirare controlli, leggi e norme con la costituzione di
società in house (vedi il tentativo con Protezione Civile Spa) che con la
scusa dell’emergenza fanno il bello e cattivo tempo senza essere soggette a
nessun vincolo, anche noi, nel nostro piccolo, si fa altrettanto con la
Nettuno Servizi prima e la Poseidon adesso e poco importa se la gente
mormora, alla fine si scorderà di tutto. D'altronde un’altro serio cancro è
quello della politica che diventa il più grande datore di lavoro del Paese
al punto che anche il privato vive solo se appoggiato al pubblico. In un
momento di crisi, ma non solo, tutti i faccendieri sono interessati a fare
affari con il pubblico. Inoltre l’unica garanzia del posto fisso oggi la può
dare solo la politica con chiamata diretta, anche per deputati e senatori a
cui assicurare una allettante carriera politica e, anche se vieni
“trombato”, un posto di sottogoverno o di consulente te lo trovano sempre.
Fossimo in
altri tempi queste cose non sarebbero state permesse e sarebbero costate al
governante di turno una rivolta popolare con forconi e bastoni, invece oggi,
in Italia e solo in Italia, non portano a quel tracollo ignominioso che
sarebbe inevitabile in qualsiasi altra liberaldemocrazia occidentale. Allora
forse il problema non è solo nei politici, ma anche della cosiddetta
“società civile”. Quella società civile che da il suo consenso, che quei
politici li vota e li sostiene.
Certo la cosiddetta “società civile” è composta anche da quegli imprenditori
che costituiscono quel “sistema gelatinoso” che produce storie di “ordinaria
corruzione” e quei manager e consulenti che da questa situazione ne traggono
un forte guadagno, ma dove sono finiti i liberi cittadini, gli onesti,
coloro che ancora credono nella democrazia e nella giustizia? Dove sono
andati a finire?
Si sono arresi o hanno paura
ad esprimersi? Non so, io so solo che l’onda
nella mia anima è montata, ho cercato di capire e di giustificare, ma alla
fine bisogna porre un limite….. io sono indignato.