Il vino pazzariello

Come la vite affonda le sue radici nella terra in cui è nata, così chi ama il proprio territorio vive un legame profondo con esso, con la gente, con i valori, con le tradizioni e la cultura. E questo è stato evidente in quella che io reputo la più bella, sentita e tradizionale festa di quest’ultimo anno non pieno di grandi successi. D'altronde l’uva è allegoria dell’autunno, dell’allegria, dei colori e delle forme. Se si aggiungono i suoni e le evoluzioni del corpo di ballo guidato dalle gemelle Petriconi, il risultato diventa entusiasmante. Poi le poesie lette dai nostri valenti poeti e il riconoscimento del sindaco alle aziende cittadine che tanto si sono distinte anche nell’ultimo vinitaly. Ma una vignetta deve essere sempre “graffiante”, e allora quando Alessio Chiavetta ha dato il colpo di martello alla botte, qualcuno ha pensato che anche il vino, lasciato a riposare, abbia risentito di accuse, chiacchiere, denunce e che quindi sia uscito un po’  “pazzarello”. Ma ultimamente il sindaco è stato anche troppo maltrattato, specie da me, allora questa volta gli voglio dedicare una poesia, di Trilussa naturalmente.

LA  STRADA  MIA  (Trilussa)

 La strada è lunga, ma er deppiù l'ho fatto: so dov'arrivo e nun me pijo pena.
Ciò er core in pace e l'anima serena  der savio che s'ammaschera da matto.
Se me frulla un pensiero che me scoccia  me fermo a beve e chiedo aiuto ar vino:
poi me la canto e seguito er cammino  cor destino in saccoccia.

 

 

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                                                             Ultimo aggiornamento: 19-01-12