Il surf

IL SURF COME FILOSOFIA DI VITA

di  Giancarlo Testi

E' domenica mattina, è una bella giornata, mi sono svegliato con il piede giusto e decido di andare a fare quattro passi lungo il litorale. I raggi del sole arrivano tiepidi e riscaldano la pelle e una leggera brezza tesa non riesce ad offuscarne il calore.

 

Invece sembra incidere maggiormente sulle onde del mare che, alte e allungate, sbattono fragorosamente sulla spiaggia e sugli scogli laterali con un sordo rombo di schiume che rotolano. Onde abbastanza regolari ma che stanno crescendo. Da lontano vedo un insolito affollamento di macchine sul marciapiede e sulla piazzetta davanti allo stabilimento Lido di Garda. I “cavalcatori delle onde” hanno fatto passare la voce, quello odierno è uno di quei pochi giorni all’anno in cui si possono trovare spot (luoghi) adatti a praticare il surf e questo è uno di quei posti con un fondale che ha le caratteristiche necessarie per creare le tanto sospirate onde. Certo qui forse non si può planare lungo la parete come sarebbe possibile con le onde dell’oceano, ma bisogna sapersi accontentare, anche se il punto di rottura dell’onda è facilmente individuabile e queste iniziano ad incresparsi tutte allo stesso modo. Nelle auto ai bordi della strada c’è movimento. E’ la vestizione degli atleti. Come gli antichi cavalieri prima di un torneo, si infilano faticosamente e con non poca difficoltà le loro mute. Devono diventare una seconda pelle e, specie in questa stagione, anche i piedi e le mani devono essere coperti. Certo appaiono buffi mentre distribuiscono la wax (paraffina) sulla tavola per aumentare l’artrito e consentire una migliore manovra o con il leash (cavo elastico che unisce la poppa della tavola al serfista) appeso alla caviglia, ma loro non se ne curano e proseguono il loro rito che alla fine li condurrà finalmente a puntare il nose (la punta della tavola) verso il mare aperto per andare alla ricerca della migliore line up, ovvero la zona in cui l’onda comincia a frangere e dove si posizioneranno per prenderla. Qualcuno si affaccia al parapetto sopra lo stabilimento e alzando il colletto del proprio giaccone sente un brivido corrergli per tutta la schiena e pensa: ma chi glielo fa fare? Perché non praticano sport più semplici? Mi fermo a parlare con un gruppetto, dei local perché sono di Nettuno. Mi spiegano che la motivazione è l’elemento primario che porta alla pratica del surf o d’altri sport estremi che loro stessi, spesso, praticano. Dicono anche che quando non c’è la possibilità di praticarli si sentono senza stimoli, con sensazioni d’irrequietezza, di disagio e, in alcuni casi, d’ansia.
Sostengono di divertirsi e provare attrazione innanzi tutto per quegli sport la cui attività comporta un rischio, una specie di sfida verso se stessi e una ricerca di sensazioni nuove e comunque esclusive. Mi sposto e parlo con altri, mi dicono che lo fanno perché “è figo” e allora capisco che anche fra i surfisti non c’è una sola categoria. Così si sfata, ma forse non completamente, l’idea dell’”esclusività” di alcuni sport estremi. Forse alcune letture sul tema mi hanno portato fuori strada e pensavo a veri e propri stili di vita alternativi: il culto di certi film, di certa musica, di certe frequentazioni che accompagnano il gioco tra mente e corpo, tra abilità tecnica e coraggio, tra preparazione atletica e sprezzo del pericolo si sfalda. Quel mondo a parte vissuto con la libertà e la consapevolezza del diverso e del rischio forse non esiste almeno da noi, resta però il fatto che nel surf lavora più la mente, che il fisico stesso.
Quindi il surf non è uno sport per tutti ma forse uno dei modi per sentirsi “vivi”, per non cadere in un senso di vuoto e noia, nella routine quotidiana. Abbasso lo sguardo e vedo una giovane coppia “appollaiata” sul tetto dello stabilimento.
Ora guarda i serfisti, ora guarda il mare, ora si guardano negli occhi e penso che ci sono tanti metodi per combattere il senso di vuoto e di noia e per sentirsi vivi e loro ne hanno trovato uno.

 

                                                                                                                      Giancarlo Testi

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                                                             Ultimo aggiornamento: 14-04-11