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Dal “Campo della memoria” alle manifestazioni comunali, ai cortei.

IL TERREMOTO UNIFICA, IL 25 APRILE ANCORA DIVIDE

Abbiamo potuto ammirare nei giorni scorsi tanti cittadini che in mille modi si sono adoperati per dare una mano ai fratelli abruzzesi colpiti così gravemente dalla “rabbia della natura”. Anzio e Nettuno hanno fatto a gara per dimostrare una solidarietà vera, senza “orario e senza bandiere”abbiamo visto l’impegno di tanti,  con un solo scopo, quello dare una mano per un segnale di speranza e di ripartenza.  Insomma un evento catastrofico che ha distrutto una città, ha procurato tanti morti, ma che ha unificato tutti  gli italiani, abruzzesi e non. Abbiamo pure potuto vedere  tante persone anziane e tanti ragazzi, costretti nelle tendopoli che dichiaravano di vivere meglio li che nelle loro case precedenti. I ragazzi perché potevano giocare con tanti altri amici fuori e non da soli con i videogiochi in casa, gli anziani perché finalmente erano tornati a comunicare e ad interagire con gli altri, si sentivano utili, preparavano da mangiare, giocavano a carte. Queste cose dovrebbero far capire a tutti che il benessere delle persone non è strettamente dipendente dal PIL (prodotto interno lordo), come qualcuno ci vuol far credere, ma che si può rinunciare a qualche eccesso che ci vogliono far credere indispensabile per una società più giusta e più equa che privilegi l’uomo e non le merci. Che consumi di meno e che rispetti di più la natura e la vita. Il terremoto abruzzese ha certamente unificato tutti, perché la fratellanza e la solidarietà non ha odore ne colore.

Altra storia è poi quando si torna a parlare di politica e di date sul calendario che hanno a che vedere con essa, come il 25 aprile, Festa della Liberazione dell’Italia dal Nazi-Fascismo. Eppure ormai sono passati degli anni e la storia è la, sotto gli occhi di tutti. Ma ognuno preferisce leggerla come più gli fa comodo, così, quella che dovrebbe essere una festa di tutti, sembra una contesa che lacera e divide. Per capire meglio il significato che ognuno gli da, abbiamo fatto il giro delle varie manifestazioni che si sono tenute fra Anzio e Nettuno.

25 aprile istituzionale: sia ad Anzio che a Nettuno si sono svolte due cerimonie molto belle ed intense, prettamente istituzionali. Si è ricordato il monito del Presidente della Repubblica, si sono ricordati i valori fondanti della Costituzione, e anche le nuove aperture da parte del Presidente del Senato Fini e del Presidente del Consiglio che per la prima volta ha partecipato alle manifestazioni al motto “ perché di questa festa non se ne appropri soltanto una parte”. E, per non smentire le sue doti imprenditoriali e commerciali suggerisce addirittura di cambiarne il nome, da “Festa di Liberazione” a “Festa della nuova Liberazione” o addirittura “Festa della Libertà”, con una forte assonanza con il suo nuovo partito. Insomma una festa con la banda e i gonfaloni comunali e la corona da adagiare. Anche le parole dei protagonisti sono istituzionali, rivendicative ma misurate. Il sindaco di Nettuno, Alessio Chiavetta, alla nostra domanda riguardante la festa condivisa ci risponde:  “Il dibattito storico sul 25 aprile ogni anno si rinnova e spesso il significato viene travisato, come lo spirito dell’unità rispetto a quella che effettivamente è l’unità vera, che non può essere rimozione della memoria. Anche l’onorevole Fini’ ha fatto un’analisi schietta ed ha riconosciuto il valore della libertà. Se tutti oggi abbiamo la possibilità di esprimere il proprio pensiero, di manifestare, dovunque, anche al “Campo della memoria” in libertà, senza nessun vincolo e nessuna restrizione, credo che ciò sia possibile grazie a chi ha combattuto per quella libertà.  Non si può sminuire questo importante valore”. Parole giuste, istituzionali.

25 aprile al “Campo della memoria”: diversa è sempre la celebrazione della Destra e al di la del significato, sono sempre  emozionanti le cerimonie che si svolgono in un luogo che, forse per la sua collocazione, forse per la conformazione, riesce a dare un grande patos. Qua si respira un’area di sconfitta, ma non di rassegnazione, di nostalgia ma anche di volontà di cambiamento, certamente di distinzione. Tanti manifestanti hanno una certa età, ma ci sono anche tanti giovani e, ogni anno di più. Come sempre ad accogliere i tanti manifestanti c’è Maurizio Brugiatelli, il proprietario del “Rugantino”, nettunese, candidato della Destra alle prossime elezioni Europee, che rivendica l’opinione che il 25 aprile sia una pagina della storia d’Italia dove si riconosca pari dignità a tutti  i caduti. Prima dell’inizio della cerimonia ufficial, della banda, dei discorsi e dei ricordi, della santa messa incontriamo alcuni protagonisti e gli chiediamo se quello  a cui assistiamo sia nostalgia del passato o voglia di incidere sul futuro. Così ci risponde Teodoro Buontempo: “Noi siamo sempre stati proiettati verso il futuro e credo che lo fossero anche coloro che sono morti combattendo per un’Italia le cui anticipazioni si erano viste con uno fortissimo stato sociale che non aveva nessun precedente nel resto del mondo industrializzato. Quelle leggi hanno regolato la vita della nostra società fino ad oggi, quei codici quella scuola, che pensava certamente al futuro. Noi siamo qui per non partecipare a questo coro d’ipocrisia. Che la sinistra e i partigiani onorino il 25 aprile si può comprendere, ma che il giorno della pacificazione debba essere un atro mi pare a me scontato, altrimenti oggi dovrebbero onorare anche quei giovani trucidati, fucilati e quelle donne stuprate nella Repubblica sociale italiana. Invece oggi non c’è traccia, anche grazie ad una classe politica che in passato quando i reduci erano tanti e numerosi andavano li a prendere i loro voti, mentre oggi che sono pochi e falcidiati dall’età, loro calpestano valori e sentimenti”. Anche Donna Assunta Almirante si esprime sulla nostalgia: “Il movimento sociale è un partito di gente intelligente. Ci può essere anche nostalgia per quello che era il passato, ma tutti pensano che l’Italia va avanti ma pensano anche che in nessuna maniera si deve dimenticare chi ha dato la possibilità di dare questa libertà a questo popolo italiano. Noi ci sentiamo liberi ma non è affatto vero che siamo liberi, è un modo di pensare ed è un camuffarsi, la libertà ce l’abbiamo avuta prima”. Insomma si ha l’idea che contrariamente alla piazza, qua si combatta una battaglia assai più difficile, una commemorazione di un passato reputato glorioso e una speranza per diventare nuovamente protagonisti di un futuro diverso. Se questa sia una candela quasi completamente consumata o che possa invece  accenderne tante altre, si vedrà solo con il tempo.

25 aprile della “Sinistra estrema”: altro modo celebrare l’evento è quello dei giovani dell’estrema sinistra. Loro sono ancora attaccati alle tradizioni dei movimenti. Ancora preparano striscioni, ancora fanno cortei, ancora inveiscono contro il governo e una libertà messa in discussione, magari proprio dal Partito delle Libertà. I loro striscioni sono esemplificativi del loro pensiero e li espongono in corteo da Nettuno ad Anzio, dove si scaldano ed applaudono alle parole dell’anziano partigiano Mario Battistini che nel suo intervento, davanti ad una piazza gremita snocciola una di quelle frasi antiche, ma che ancora piacciono tanto al giovane popolo “ribelle della sinistra italiana”, quella che non ha rinunciato alla falce e martello: “bisogna stare sempre in allarme perché il fascismo è sempre in attesa di uscire dalle loro fogne o cloache”.

E il cerchio si chiude. E tutto ciò ci fa pensare che, a volte, sia più unificante una disgrazia di una festa, e che ciò sia incomprensibile, se non suffragato da radicate ideologie e strategie politiche che però poco sono di aiuto ai cittadini.

                                                                                  Giancarlo Testi

06-02-12