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“Memento audere semper”
è una delle più
conosciute massime dannunziane che caratterizzano un periodo storico e
che ebbe una grande diffusione fra i militanti di estrema destra specie
negli anni settanta. La frase fu coniata dal “portabandiera del
decadentismo italiano” che la esumò direttamente dall’acronimo
MAS, intendendo così rendere omaggio a quello strumento bellico
denominato Motoscafo Anti Sommergibile, in uso nella prima guerra
mondiale, significa “Ricordati di osare sempre”. Io credo che si
accosti bene ai protagonisti dell’ultimo controverso libro di Pietro
Cappellari, “I legionari di Nettunia” che ha presentato a Forte
Sangallo. Dopo un breve saluto da parte del dottor Armocida per la
ProLoco di Nettuno ed una sagace presentazione del libro da parte del
prof. Alberto Sulpizi che ha dichiarato di aver approcciato a questo
libro prima con sospetto, ma poi con curiosità e attenzione, perché
rilegge la storia in maniera diversa ridà voce ad episodi persi o
offuscati dal passare del tempo, disegna la fisionomia di ragazzi che
caddero combattendo, consapevolmente, per l’onore dell’Italia e per non
tradire i loro ideali. Fra questi c’erano 14 combattenti che provenivano
dal litorale, 14 storie spesso dimenticate o sconfitte dalle “verità
scientifiche costruite a maggioranza”.
Commovente è stato
l’intervento canoro di Marco Silvestri, l’Hispanicus, esponente
della musica alternativa, che ha cantato i versi della poesia di un
volontario, comandante della “Folgore”, che raccontano le
motivazioni che spinsero tanti ragazzi ad aderire alla RSI, pur a guerra
finita e persa. La “poesia musicata” si intitola “Non ho
tradito” e questi alcuni versi:
Tremar dovesse la terra,
sotto il tuo gagliardo passo d'ardito, tu va sicuro, con il tuo motto:
NON HO TRADITO!
Se l'ira cieca, se l'odio
tetro al tuo passar ti segna a dito, rispondi senza guardare indietro:
NON HO TRADITO!
Se nel tuo sangue tu
giacerai, spirito invitto, corpo ferito piu' fieramente risponderai: NON
HO TRADITO!
E se la morte che t'e'
accanto, ti vorra' in Cielo, dall' infinito s'udrà piu' forte, s'udrà
piu' santo:
NON HO TRADITO!
Certamente i vari
interlocutori, compreso l’Assessore Giampiero Pedace che ha espresso
interesse per l’onestà intellettuale e l’impegno di Cappellari, pur
prendendo le distanze da alcuni passaggi del libro, hanno fatto da buoni
apripista all’intervento finale dell’autore. E Cappellari racconta le
vicende di “13 ragazzi fantasmi” partiti da Nettuno che una
storia artefatta per superficialità ha dimenticato, e che, con romantico
fervore decisero di affrontare 600 giorni di quella che sarà definita
con esplicita ignoranza "la parte sbagliata". Ma è proprio
l'illusione di una vittoria irraggiungibile che, secondo l’autore dei
“Legionari di Nettunia”, rende onore al sacrificio per la Patria di
quei giovani che scelsero di non tradire. Così, mentre tutto un mondo
crollava e l’Italia si arrendeva, vi fu chi, pur sapendo di andare di
fronte ad una sconfitta certa, prese le armi “per l’Onore d’Italia”.
“Questi ragazzi, i ragazzi
della RSI, -
sostiene il ricercatore dell’RSI - dimostrarono che l’Italia poteva
ancora vantare i suoi Legionari. Questo studio intende ricordare coloro
che per questa scelta sacrificarono quello che di più caro un uomo può
avere: gli affetti e la vita.
Si trattò della scelta più difficile, ma a questi uomini poco
interessava la “convenienza”, poco interessava il “calcolo”. Furono
coscienti artefici del loro destino e furono coscienti che quella
scelta, quel loro volontarismo, avrebbe costituito un “punto di non
ritorno” che li avrebbe condotti anche al sacrificio supremo. Di fronte
ad una massa “grigia” e rassegnata, che passiva attendeva lo scorrere
degli eventi, il loro esempio rifulge come un faro di luce nelle tenebre
della notte. Per sessant’anni il loro sacrificio venne dimenticato –
continua Pietro Cappellari – e questo lavoro vuole scardinare questo
processo mentale di censura della memoria collettiva e ricordare chi fu
artefice e protagonista della storia. Purtroppo,
la popolazione italiana fa dell’ignoranza della storia patria un suo
fiero distintivo. Ad Anzio e Nettuno, dove il falso mito della
“liberazione” degli Americani persiste con tutto il suo apparato
propagandistico, lo studio della RSI e le motivazioni ideali che
spinsero il fior fiore della gioventù italiana a immolarsi sui campi di
battaglia sono semplicemente tabù. I giovani italiani preferirono
combattere gli Alleati, anziché aspettare, fazzoletto bianco in mano, la
loro venuta. Ed è per questo che il mio studio è “sconvolgente”.
E Cappellari prende le
distanze anche da alcuni avvenimenti recenti e rispetto anche allo spot
realizzato per i campionati mondiali di baseball ha dichiarato:
“Tredici ragazzi Nettuniani, ossia i ragazzi di Anzio e Nettuno, fecero
delle scelte precise, optarono principalmente per combattere sotto il
Tricolore italiano, sotto le bandiere della RSI. Nel bellissimo corto
che è stato lanciato per pubblicizzare il campionato del mondo di
baseball che si terrà, per l’appunto, a Nettuno si vedono dei giocatori
con la maglia della squadra cittadina che sbarcano come i soldati
americani e combattono, con tanto di mazze, sulle spiagge nettunesi
contro ipotetici “crucchi”. Ebbene, nella realtà, in quel 1944, gli
Italiani erano dall’altra parte della “barricata”, a combattere al
fianco dei soldati germanici. Altro che sbarco in maglia di baseball.
Ecco perché questo libro è “sconvolgente” per il cittadino medio. Tutte
le sue certezze vengono infrante dalla realtà storica dei fatti».
Forse quella di Pietro
Cappellari è solo una operazione dettata dal credo politico e dalla
passione, ma è un innegabile contributo per cercare di stabilire tutte
le verità storiche e, pacificati ed uniti, senza per forza esporsi a
quegli atti estremi, contribuire tutti ad un nuovo risorgimento
italiano. Ce n’è grande bisogno.
Giancarlo Testi
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