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Scritte sui muri e degrado
pubblico, chi deve pagare?
Il sindaco di Anzio Luciano Bruschini ha avuto l’onore di una
intervista sulle reti nazionali perché è stato uno dei primi sindaci
d’Italia a cavalcare un’esigenza nazionale che, anche da noi, è
molto sentita: la guerra ai writers. Così, mentre il Governo sta
preparando un disegno di legge per contrastare coloro che, armati di
bombolette spray, imbrattano le città, prevedendo persino il carcere
per i writers oltre alle multe per i proprietari degli immobili, il
primo cittadino di Anzio ha emanato l’ordinanza numero 29 che
prevede che «tutti i proprietari di immobili o proprietari dei
diritti di godimento dovranno provvedere alla pulizia delle facciate
rimuovendo graffiti e scritte varie entro 15 giorni dalla data di
emissione dell'atto».
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Ovvero Bruschini
semplifica, se ne frega di coloro che provocano i danni e se la rifà solo
con i danneggiati, colpendo solo i proprietari degli immobili che, senza la
possibilità di poter scaricare la spesa sulla dichiarazione dei redditi come
ipotizzato dal Governo, oltre al danno subiranno anche la beffa di dover
ripulire oppure di dover pagare la multa.
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Certamente il problema
dei writers e del degrado a cui dobbiamo essere obbligatoriamente soggetti è
un problema e già si è parlato a lungo, anche in questo sito dell’argomento,
ma prevedere delle multe salate, che vanno da un minimo di 80 ad un massimo
di 480 euro, solo per i proprietari degli immobili: come sostenere che si
deve mettere in galera il rapinato e scordarsi del rapinatore. E’ vero che,
come sostiene Paride Tulli, . «ogni commerciante ha fatto quello che
voleva con gli arredi esterni, soprattutto in piazza Pia, cementificata
dalle scelte dell'ex sindaco De Angelis, ma imporre l'arredo di un negozio
con un'ordinanza del sindaco significa che non c'è dialogo con la categoria»
e scimmiottare o cercare di anticipare, male, decisioni di carattere
nazionale non è un buon esempio di gestione. Infatti il Disegno di Legge
allo studio del Governo, pur non evando capito come realmente si combatte il
problema e delle iniziative necessarie da mettere in campo, è comunque più
serio e prevede multe fino a 30.000 euro e anche sei mesi di carcere per chi
venga sorpreso ad imbrattare i muri. Poi prevede anche che i Comuni,
chiedano ai proprietari degli immobili, vittime dei writers, di ripulire le
mura entro 3 mesi ma con una possibilità di detrazione dalle tasse delle
spese per la ripulitura. E già pare un’ordinanza diversa da quella proposta
da Bruschini.
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Ma poi bisogna avere il coraggio di dire che, a meno che il
tutto non serva per fare cassa, se si vuole veramente
risolvere il problema, il lavoro da fare è un altro e in
Italia ci sono città che possono essere di esempio. A Como,
per esempio, sembra che le bombolette spray siano finite
nell’armadio, da un anno non si vedono più graffiti, ne sui
muri ne sui treni.
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Non si risparmiano nemmeno le chiese. |
Ma questo è stato il
risultato di un’inchiesta in grande stile, durata anni, niente taglie sui
graffitari o telecamere, ma solo una inchiesta investigativa in piena regola
che ha portato alla denuncia di 29 giovani accusati di aver imbrattato 120
edifici. Gli investigatori hanno iniziato a documentarsi e, navigando su
internet e frequentando i siti e le chat dei writers sono poco alla volta
entrati nel loro mondo e nei loro linguaggi, scoprendo che hanno i loro
codici d’onore, che i “tag” sono vere e proprie firme e che, normalmente
agiscono in gruppo, le “crew” che hanno una struttura ed un capo.
La cosa più difficile,
anche a Como, e questo dice molto su questo come su altri problemi attuali,
sembra sia stata l’accondiscendenza che molte famiglie hanno dimostrato
verso i propri figli, alcuni addirittura sostenendo che i loro “bravi
ragazzi” (ogni scarafone è bello a mamma soia) erano artisti incompresi. Ma
probabilmente anche questi genitori potrebbero iniziare a cambiare idea
quando, oltre alla multa da pagare, saranno chiamati a sborsare migliaia di
euro per le cause civili avviate dai proprietari degli edifici danneggiati.
Quello delle scritte sui
muri, come tanti altri singoli problemi che sorgono per incuria, ignoranza e
pressappochismo (andrebbero fermati subito e ci dovrebbe essere da parte di
tutti una maggiore sensibilità rispetto alla cosa pubblica), quando
raggiunge apici importanti, come ad Anzio e Nettuno, diventa difficile da
perseguire, ma è fortemente sbagliato affrontare il problema in maniera
superficiale e parziale.

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