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A Giuseppe Combi non possiamo
chiedere troppo su cosa si è fatto nell’anno passato, perché è in
carica solo dal 5 dicembre, anche se fa attività sociale da
quattordici anni, è stato allenatore di calcio e pallavolo,
dirigente provinciale di Federazione, ha fatto volontariato ed è
sempre stato a contatto con i problemi della città, ma ci possiamo
proiettare su ciò che intende fare nel nuovo anno.
Assessore nel momento del suo
insediamento lei ha dichiarato che la cosa primaria è recuperare
l’immagine di Nettuno. Quindi c’è una immagine da recuperare, e come
recuperarla?
Certamente quando dico recuperare
una immagine non intendo dire che a Nettuno tute le cose sono da
buttare, anzi. Bisogna proprio partire dalle cose che abbiamo e
valorizzarle. Abbiamo tante possibilità ma dobbiamo fare delle
scelte: Nettuno, per esempio, è una città turistica, con un clima
favorevole, è bella ed accogliente, ma ha solo tre chilometri di
spiaggia, e allora bisogna qualificare il servizio per attrarre un
turismo di qualità, per un lungo periodo dell’anno. Proprio per
questo stiamo lavorando e penso che il prossimo Piano regolatore
debba dare risposte anche in questo campo, sulla ricettività e le
altre possibili attrazioni che richiamino un turismo qualificato che
possa portare benessere e lavoro.
Quindi valorizzare le risorse del
territorio cercando di superare il periodo di crisi dell’intero
scenario economico.
La crisi economica di Nettuno è
ormai conosciuta da tutti e la crisi mondiale non fa che aggravare
la situazione, quindi nostro compito è quello di spendere bene
cercando di risparmiare sul superfluo, come stanno facendo le
famiglie italiane, ma noi non vogliamo certamente buttare la spugna,
anzi vogliamo lottare con tutte le forze perché Nettuno se lo
merita. E’ un bel paese il nostro, da Forte Sangallo, il Borgo, la
chiesa di S. Francesco, Torre Astura. Merita tutta la nostra
attenzione. Vogliamo anche sfruttare tutte le opportunità, come
quella offerta dalla possibilità di avere risorse per la creazione
del Centro Commerciale Naturale, che noi, grazie alla disponibilità
dei commercianti a voler portare avanti un progetto unitario, faremo
a piazza del Mercato, che è anche una piazza bellissima e che
richiama nostalgici ricordi di quando ero bambino e la vecchia
piazza era frequentata da contadini che vendevano polli e conigli.
Poi cercheremo di porci seriamente il problema del Borgo che deve
essere vissuto come una risorsa che va vissuta in una maniera
diversa da quella della “movida” attuale. Anche i ragazzi hanno
bisogno dei loro spazi, e dobbiamo crearglieli, ma sul Borgo
dobbiamo intervenire in maniera determinata.
Qualche giorno fa l’amministrazione
e la Confcommercio di Nettuno proceduto alla premiazione dei
“Commercianti storici”, attivi da oltre 30 anni, ma è difficile
aprire un’attività a Nettuno e farla funzionare e qual’è l’andamento
anche a seguito della crisi internazionale?
E’ stata una bella iniziativa e
fra le tante importanti botteghe storiche premiate ce ne sta una che
mi sta anche a cuore. E’ bello poter vedere tanta dedizione e tanto
attaccamento alla tradizione. Il commercio, l’agricoltura, la
floricoltura, tutte le attività sono una grande risorsa per Nettuno
e devo sottolineare che, pur se la crisi si fa sentire su tutti i
cittadini, le attività nettunesi sembra che resistano, con
sacrifici, ma resistono e gli abbandoni rientrano nella media
normalità. Qualche attività ha chiuso, ma ci sono stati 34 sub
ingressi, 22 nuovi esercizi aperti e 16 in attesa di completare la
documentazione idonea all’apertura.

A proposito di attività produttive,
passiamo a parlare di un prodotto che lei conosce bene e che è una
vera risorsa ed è divenuto anche prodotto DOC, il Cacchione: chi ha
tenuto duro e ha continuato a puntare su questo vitigno adesso è
stato premiato. Bisogna sempre tenere duro e difendere i propri
prodotti anche in tempi difficili?
Quando insegnavo sono stato a
Perugia con una gita scolastica organizzata dalla scuola e
Legambiente. Una mattina ci hanno portato a Castelluccio di Norcia,
un piccolissimo borgo, forse mille persone, che poteva essere un
posto abbandonato da Dio, ma che è famoso in tutto il mondo per la
coltivazione delle famosissime e piccole lenticchie. Questa
esperienza mi ha confermato l’idea che il prodotto enogastronomico
lega il territorio; l’equazione “Cacchione sta a Nettuno come
Nettuno sta a Cacchioneӏ una formula ma chiarisce bene il mio
pensiero. E non dico tutto questo perché sono un produttore, ma
perchè sono convinto che a trarne vantaggio sarà Nettuno. Ma a
Nettuno non c’è solo il vino, ieri ci siamo incontrati ad Ardea con
colleghi, perché vogliamo cercare di riqualificare e portare avanti
l’agricoltura e la floricoltura. A Nettuno ci sono tanti vivai che
hanno mercati importanti e noi non riusciamo ad utilizzarli. Pur
nelle scarse disponibilità comunali dobbiamo fare tutto il possibile
per queste importanti filiere.
Nel 1900 la “filossera” ammalò molti
vitigni europei, ma quelli nettunesi no. Razza forte questi vitigni,
si può dire altrettanto degli abitanti di Nettuno e, in definitiva,
come vede il loro futuro prossimo?
La mia è una famiglia contadina da
generazioni: mio padre diceva che il suo bisnonno gli parlava del
bisnonno che gli parlava del Cacchione. Io mi trovo a fare il
“contadino” solo da dieci anni, da quando mio padre ha avuto dei
problemi e, piuttosto che vederla finire, ho preso in mano
l’azienda e questo con la caparbietà che è dei nettunesi e anche a
me non manca. In questo ultimo periodo però, nel mio nuovo ruolo di
assessore, nonostante le tante difficoltà e le poche risorse, ho
notato una inversione di tendenza in città. Una nuova e grande
disponibilità che non è solo quella degli amici, che c’è sempre
stata e che ringrazio e una forte partecipazione, come se la crisi
di Nettuno avesse stimolato le coscienze: tutti, alcuni magari in
maniera inconsapevole, vogliono concorrere alla rinascita di questo
paese. Io sto nel sociale da quattordici anni e questa coscienza
sociale non l’ho mai vista ne sentita, è un termometro della
situazione. E’ da questa sensibilità nuova che noi dobbiamo
ripartire per ricostruire l’immagine di Nettuno e dei nettunesi:
duri e coriacei, mi verrebbe da dire “semplici” come il Cacchione.
A Nettuno il PD sta passando un
momento particolare, come è particolare peraltro che stia al governo
di una città che politicamente è sempre stata roccaforte del
centrodestra, dovuto alle dimissioni del coordinatore e alla nomina
del comitato di coordinamento. La storia ci insegna che quando si
vuole affossare un’inchiesta si fa una commissione ad hoc. Non le
sembra che un coordinamento di nove persone equivalga a non avere un
coordinamento?
Uno dei compiti che si è prefisso
il PD è quello di coinvolgere uomini e donne, e a Nettuno non ci
sono tante donne esperte di politica, ma ci sono tante volenterose,
che hanno potenzialità per poter emergere. Se noi non le
coinvolgiamo non avranno mai l’opportunità di esprimersi e mettersi
in mostra. Abbiamo fatto un comitato snello che svolga parte del
lavoro del direttivo che, almeno secondo il mio parere, dovrà essere
supportato da delle commissioni di lavoro, perché a Nettuno c’è da
lavorare su tutti i fronti. E’ di nove persone perché quelle erano
le disponibilità .
Un’ultima provocazione però è
d’obbligo. Probabilmente è una “leggenda di paese”, ma più volte si
sono sentite battute non proprio gentili circa la scelta degli
ultimi tre assessori della giunta Chiavetta. Qualcuno sostiene che
sono stati necessari i dadi della sorte, tutte malignità?
Non mi risulta personalmente
proprio. Vi erano diversi nomi che circolavano e che erano adeguati
alle cariche che poi noi siamo andati a ricoprire, alla fine si sono
fatte delle scelte. Ogni scelta può essere condivisa o no, ma la
battuta del sorteggio è stata infelice e non so dove è nata e chi
l’ha mandata in giro. Inizialmente mi sono anche arrabbiato ma alla
fine ho deciso, abbiamo deciso, di lasciarsi dietro queste polemiche
considerando che, rispetto ad un’idea stupida, cresciuta casualmente
o fatta ad arte, alla fine avrebbero dovuto parlato i fatti.
Vogliamo lanciare un ultimo messaggio
alla città.
Penso che i nettunesi debbano
avere pazienza e ci debbano dare una mano, tutti e cinquantamila, o
quanti siamo. Noi siamo solo dei punti di riferimento. Però deve
scattare l’orgoglio di Nettuno e noi dobbiamo riportarla al livello
che merita. Negli ultimi anni Nettuno è andata sulle pagine dei
giornali solamente per notizie negative, dobbiamo invertire questa
tendenza e noi ce la stiamo mettendo tutta, ma dobbiamo bisogno
dell’aiuto e del consenso di tutti i cittadini, per remare tutti
dalla stessa direzione. Ce la faremo.
Personaggio concreto, secco con una
storia particolare e ancora presente, che il piccolo orecchino
evidenzia, legato alla sua terra, figlio della tradizione contadina,
tenace ed autoctono, proprio come il Cacchione che produce ed ama.
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