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Io non ho solo scritto quella lettera perchè, pur
non avendo molte risorse economiche, il progetto che sto portando avanti
è quello di avere un contatto forte e continuo con i ragazzi, anche
attraverso una stretta collaborazione con gli insegnanti. Oggi credo ci
sia una grossa difficoltà sia nelle famiglie che nelle istituzioni e
quindi ho individuato una metodologia fatta di cose piccole, ma spero
significativa. Avevo, per esempio, pensato a diversi altri interventi
nelle scuole, come uno spettacolo teatrale da realizzarsi con
l’associazione teatrale il Borgo, ma ci sono degli ostacoli che si
frappongono e che cercheremo in futuro di anticipare e superare. Ho
inviato comunque diverse lettere alle scuole con lo scopo di coinvolgere
gli studenti, l’ho fatto per la shoah, ma anche per lo Sbarco, e lo farò
in tante altre occasioni. Lo farò sempre con tanta modestia, ma con
l’obiettivo di creare i presupposti di rendere un servizio. Certo
bisogna inserirsi, nei tempi dovuti, nella programmazione scolastica con
iniziative coinvolgenti. Con un gruppo di storici locali sto anche
preparando un libro, non da consegnare ai ragazzi, ma anch’esso da
inserire nella progettazione scolastica, che riassuma tutta la storia di
Nettuno. Nettuno sta crescendo e il suo territorio è sempre più vasto,
stiamo diventando una provincia di Roma e allora è importante far
conoscere meglio questa città, dal punto di vista storico, ambientale,
archeologico.
Qualche giorno fa, ad Anzio, in un convegno dedicato allo Sbarco, il
generale Luigi Pellegrino, ha “strigliato” giovani e genitori e una
società che parla di pace e valori ma che in realtà, nel quotidiano,
tutto fa fuorchè mettere in atto meccanismi di pace e richiamava tutti
alla responsabilità. Non è allora che i giovani rispecchiano una società
malata?
Prima d’essere amministratore io sono anche un
genitore e cerco di essere attento e vigile. Verifico però che nel
nostro Paese c’è una crisi di valori e della famiglia. Tutti dovremmo
esercitare meglio il nostro ruolo. Io condivido l’analisi, ma mi sto
anche impegnando molto sui giovani. Per esempio, in occasione proprio
delle manifestazioni dello Sbarco, assieme al Sindaco e anche ad Antonio
Taurelli, vicino alle tombe di tanti coetanei morti gli abbiamo portato
il nostro saluto e abbiamo cercato di coinvolgerli nel significato reale
della resistenza, spiegando che quei giovani morti sul nostro territorio
hanno si portato la libertà, e una speranza nuova, ma anche alcune loro
tradizioni che oggi sono diventate le nostre, come il baseball. Ecco il
nostro compito: trovare il modo e il metodo per creare una coscienza
condivisa che favorisca il senso d’appartenenza alla città. Anche
rispetto agli atti vandalici qualche colpa è anche di chi crede di
tenere i giovani sotto controllo con il cellulare, di chi gli concede
tutto e non gli fa capire il senso del sacrificio e il concetto dello
studio. Io voglio creare manifestazioni
che vedano la partecipazione dei giovani, un coinvolgimento diretto
sull’importanza e sulla bellezza del proprio patrimonio culturale forse
gli permetterebbe di assumere la consapevolezza del “valore”,
rafforzando autostima ma anche il rispetto verso i beni individuali e
collettivi.
L’Italia, secondo lei è una nazione razzista? E come si concilia il
razzismo con la difesa delle proprie tradizioni e delle proprie radici.
Per entrare nel concreto, per non essere considerati razzisti, si
dovrebbe permettere, per esempio, ai musulmani di pregare tutti davanti
a San Pietro o ai Rom di insediarsi a Nettuno come vorrebbe il Prefetto
Pecoraro?
Io sono cattolico e le mie esperienze vanno verso
discorsi di tolleranza, ma anche di razionalità. Nettuno non può
sopportare il peso d’invasioni, di qualunque nazionalità siano, non
abbiamo infrastrutture, non abbiamo servizi, ci sono già tanti cittadini
in difficoltà e che magari non riescono a trovare il lavoro, quindi un
inserimento diventa difficile. Anche se Nettuno dovrebbe essere abituato
a forti migrazioni, ed ha risposto sempre in maniera positiva: anch’io,
pur essendoci nato, non sono di origini nettunesi, ma sono innamorato di
questa città. Nettuno è il mio Paese. Se vogliamo parlare di proiezioni
future però noi dobbiamo parlare di turismo, di qualità della vita, di
una città vivibile, e per questo lavorare, non lasciandoci condizionare
e gestire da Roma. Senza essere provocatori. Questo non è certo
razzismo.
Assessore, ci può essere
progresso senza sviluppo socio-culturale? L’abusivismo, la distruzione
di piccole ma vitali economie, il porto che non è stato il volano
previsto, a noi sembrano tutti esempi di occasioni perse. Allora,
secondo lei, qual’è la qualità della vita e dei rapporti interpersonali
a Nettuno. E c’è formazione per i giovani?
Io ho una visione della vita in termini
europeistici, quindi non sono legato alle scelte prettamente locali,
Sono convinto che Anzio e Nettuno siano due grosse città che possano
avere un peso sempre più importante nell’ambito della provincia. Devono
obbligatoriamente tirar fuori una progettualità innovativa che coinvolga
certamente alcune attuali difficoltà a cui devono andare incontro i
residenti, penso ai collegamenti automobilistici e al trasporto
ferroviario, ma poi bisogna cercare strumenti di valorizzazione del
territorio, dal bosco di Foglino, 850 ettari di terreno di particolare
pregio, a tutta la fascia del poligono, da sfruttare specie nel periodo
estivo. Anche sul Nuovo Piano Regolatore noi dovremo fare delle scelte
che premino la qualità, non le grosse cementificazioni, ma un’edilizia
innovativa, collegata ad una contrattazione che parta prima dai servizi.
Gli allagamenti di dicembre ci hanno fatto toccare con mano una realtà
negativa che non si deve ripetere. All’interno di queste scelte pensare
anche a nuove opportunità lavorative per i giovani.
Nettuno ha sofferto
periodi complicati, ma le sembra possibile che quando aveva 15.000
abitanti aveva cinema, sale teatrali, arene ed oggi con 50.000 non ha
niente? Può questa essere assunta come metafora di un disagio profondo
anche socio-culturale. E cosa ha in mente di fare questa
amministrazione?
Noi abbiamo in mente un progetto per tentare la
realizzazione di un teatro che è legato ad un nuovo bando, un progetto
che ha tempi stretti ed è complesso e coinvolge diversi assessorati. La
vecchia progettazione, mai realizzata, ma su cui si erano spese ingenti
cifre di progettazioni, era troppo faraonica (980 posti), noi invece
puntiamo, in compartecipazione con gli altri assessori e anche con le
associazioni che hanno esperienze teatrali, su un teatro da 400- 500
posti. Abbiamo intenzione di creare questa struttura polifunzionale che
serva anche come teatro, nello stesso terreno di Ponserico, e per
realizzarlo stiamo tentando due strade: o questo finanziamento o
riprendere il vecchio finanziamento e il mutuo che era stato già acceso.
E’una opportunità che Nettuno non deve sprecare. Un altro aspetto, a cui
tengo molto, è legato ad una sala, quella sotto la costruzione nata al
posto del vecchio cinema Roxy, che oggi ha una serie di vincoli e anche
problemi economici per l’utilizzo ma che sarebbe ideale per delle
manifestazioni nel cuore della città. Il problema economico è sempre
rilevante, visto che oggi viviamo solo ed esclusivamente per gli
interventi della Regione e della Provincia. Per avere maggiori risorse
sarebbe importante poter risolvere il problema legato alla Nettuno
Servizi e devo dire che passiin avanti sono stati fatti.
La cultura spesso è vista
come qualcosa di noioso da tanti, eppure migliora l’uomo, apre la mente,
permette di migliorare la convivenza e costruire prospettive anche di
carattere socio-economico che possono offrire alla città nuove fonti di
guadagno.
A giorni è mia intenzione convocare anche tutte le
associazioni perchè uno dei miei obiettivi è quello di valorizzarle ed
aiutare tutti i ragazzi che in queste s’impegnano. Però credo che
l’amministrazione debba fare uno sforzo maggiore per supportarle ed
incentivarle. Le manifestazioni di livello, che non significa che
costano tanto, possono portare un indotto di consenso turistico e di
partecipazione. Dobbiamo aprirci e creare presupposti positivi per
questa città che deve assumere un ruolo importante, deve diventare
protagonista attraverso la condivisione delle scelte e il
coinvolgimento, perchè Nettuno ha delle bellezze che vanno evidenziate e
sponsorizzate.
Ringraziamo l’Assessore
alla Cultura del comune di Nettuno Giampiero Pedace, con cui siamo
rimasti peraltro a parlare e discutere, su tanti argomenti per tanto
altro tempo; dimostrazione di attaccamento al ruolo e disponibilità al
dialogo. Ci accomiatiamo da lui convinti che Nettuno abbia in questo
delicato ruolo, una persona preparata, disponibile e, innanzi tutto,
amante della città. Pedace ha capito che fare cultura significa anche
mettere in piedi attività coordinate, organizzate, ma anche
d’indiscutibile qualità. Che creare eventi, magari destinati a ripetersi
nel tempo, crea una tradizione, la cui notorietà può superare le mura
cittadine, che coinvolgere più soggetti intorno ad un progetto è
importante, che bisogna sollecitare tutti per una vera rinascita:
scuole, personalità, associazioni, cittadini, arti e mestieri, tutti
indirizzati verso una vera rinascita socio culturale del litorale, senza
faziosità ed inutili competizioni. Vi sembra poco, a noi no.
Giancarlo Testi
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