Conflitto d'interessi. Interessa?

  L'iva al 20% a Sky riporta in primo piano un problema mai risolto.          

A molti, in Italia, sentire parlare di conflitto d’interesse, fa lo stesso effetto di un fastidiosissimo prurito, cercano di cambiare subito discorso o di abbandonare la discussione. Disquisire di conflitto d’interesse è diventato agli occhi di tanti italiani solo fastidioso ed inutile, irrilevante.  Eppure non dovrebbe essere così. Non è così nel resto del mondo. Tutti abbiamo visto che la nomina di Hillary Clinton a segretario di Stato non è stata priva di ostacoli proprio per queste famigerate paroline. Una squadra di legali ha passato al setaccio tutta la complessa organizzazione della Fondazione Clinton e solo quando l'ex presidente ha accettato di ‘svelare' i nomi degli oltre duecentomila suoi finanziatori, precisando nel dettaglio il tipo di collaborazione che da loro ottiene, il nascente governo Obama ha dato il via libera alla nomina della moglie. E questo proprio per evitare ogni speculazione circa possibili conflitti d’interesse. Allora la domanda è: perché in tutti i Paesi democratici questo argomento viene trattato “con le molle” e preso nella dovuta considerazione, sottoposto a duri controlli e precise norme e invece in Italia ci si stupisce se solo si ha l’ardire di parlare di codici di regolamentazione etica.

Eppure viviamo da tempo immersi in una situazione di conflitto, perché il nostro Presidente del Consiglio ha interessi diretti in tantissimi campi. Io ho provato a vedere le società che Berlusconi controlla, ma arrivato a 350 mi sono stufato di contare. Circa 400 società, che comprendono quasi tutte le attività, fanno si che ogni volta che il Silvio nazionale e il suo accondiscendente governo decide su qualsiasi argomento, direttamente o indirettamente, provoca riflessi sulle sue aziende.

Riflessi che naturalmente potrebbero essere negativi o positivi, ma non sembra che negli anni di governo le società di Berlusconi abbiano patito, anzi lui è diventato uno degli uomini più ricchi del mondo. Probabilmente non tutti sanno che il Cavaliere ha le mani, oltre che sulla Fininvest e le TV (compresa la pubblicità e i settori tecnici) e l’editoria dove, oltre a controllare la Mondatori e l’Enaudi e un’infinità di riviste (da focus  a casaviva, da cip e ciop a cucina moderna a tantissimi altri) controlla la finanza con Mediolanum ed un’infinita serie di servizi finanziari, il cinema con Medusa film e il mercato DVD con Blockbuster, lo sport con la proprietà del Milan e del satellitare terrestre mediaset, i servizi con l’annuaristica delle pagine italia e la telefonia, internet, la distribuzione con Esselunga e tante altre attività. In una situazione come questa si può capire, a meno di fare gli struzzi ed abdicare all’intelligenza, come sia difficile decidere su qualsiasi questione senza incappare nel conflitto d’interesse, volenti o nolenti.

ULTIMO ESEMPIO REALE DI CONFLITTO

Un esempio concreto di ciò che succede quotidianamente in Italia negli ultimi anni lo possiamo trarre dall’ultimo accadimento, ovvero sull’intenzione del governo di raddoppiare l’IVA a SKY portandola al 20%. Bollata dall’opposizione come un conflitto d’interesse in quanto Sky è diretto concorrente delle TV di Berlusconi e del satellitare terrestre a pagamento che in questi giorni è fortemente pubblicizzato da mediaset, il governo risponde: «ma quale conflitto di interessi. La sinistra ha concesso a Sky per i rapporti che aveva con quella televisione il privilegio del 10 per cento dell'Iva. Noi abbiamo tolto quei privilegi e abbiamo fatto ritornare l'Iva a Sky uguale a quella di tutti gli altri».

E il cittadino non informato e non pensante che si ferma a queste dichiarazioni resta convinto e soddisfatto. Ma fa finta o ignora la realtà, manipolata con una versione dei fatti che vuole nascondere scomode verità. Lo sconto dell'Iva non è stato una elargizione della sinistra a Sky, come maliziosamente si fa circolare, bensì un trattamento di favore risalente al 1991 fatto dal ministro socialista Rino Formica e dal governo Andreotti all’allora amico di Craxi, Silvio Berlusconi che controllava Telepiù.  Non solo, dietro questo favore, secondo la Procura di Milano, c'era persino stato un tentativo di corruzione. Quell’inchiesta, come altre, si chiuse senza nessuna rilevanza penale, ma restano i dati oggettivi sulla trattativa tra la Fininvest e il ministero per l'abbassamento dell'Iva sulla pay tv. Così dal 1991 al 1995, quando era controllata o partecipata dal gruppo Berlusconi fu Telepiù ad avere goduto di un'aliquota privilegiata pari al 4 per cento. Un'agevolazione che allora Berlusconi non considerava scandalosa o un privilegio. L'innalzamento dal 4 all'attuale 10 per cento fu introdotto alla fine del 1995 nella legge finanziaria del Governo Dini. All'epoca i manager di Telepiù, scelti dal Cavaliere, salutarono il provvedimento come l'ultimo atto di una campagna tesa a mettere in difficoltà la pay tv e naturalmente Berlusconi. Sky nasce solo nel 2002, quando Murdoch rileva il gruppo. In quanto al favorevole ruolo dei comunisti, questo effettivamente ci fu, ma a favore del Cavaliere. Infatti quando il Governo Dini voleva aumentare l'Iva fino al 19 per cento (come oggi vorrebbe fare Berlusconi) fu votato un emendamento di mediazione che fissò l'imposta al 10 per cento attuale grazie al voto decisivo di Rifondazione Comunista.

Questo esempio indica chiaramente che in una condizione normale nessuno si sarebbe sognato di fare polemiche sull'iva a Sky e penso chiarisca bene come decisioni governative possano avere conseguenze dirette, economiche e non, su tutte le attività. E i conflitti d’interesse, nella situazione italiana, peraltro unica, si possano annidare in qualsiasi decisione. Quello che ancora una volta mi stupisce è come l'informazione non informi e come gli italiani abbiano la memoria sempre più corta.

 

Giancarlo Testi

 

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                                                             Ultimo aggiornamento: 14-04-11