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Controcorrente. Riflessioni su una tragedia italiana.
L’ITALIA NON HA BISOGNO DI EROI ! |
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di
Giancarlo Testi
Certamente il capo della sezione operativa della Capitaneria di
porto di Livorno, il capitano Gregorio De Falco, è una persona per
bene che in quella “tragedia della mediocrità”, che si è consumata
sugli scogli dell’isola del Giglio, ha rappresentato agli occhi di
tutti, la difesa della dignità di una professione, di una
responsabilità e addirittura di un Paese che non è naufragato e non
vuole naufragare come il “Concordia”.
Dall’altra parte il capitano Francesco Schettino, il “coniglio dei
mari”o il “capitan codardo”, come l’hanno definito i giornali di
tutto il mondo. Un uomo diventato una parodia: gradasso, spaccone,
spavaldo al sicuro della plancia di comando e nelle serate di gala
negli immensi saloni del “Concordia” e spaventato, intontito,
smarrito, pavido, imbambolato dal pericolo evidenziando una evidente
inadeguatezza davanti al pericolo. Così da giustificare e dare
sostanza al quel “go on board”, vada a bordo, che è diventato un
tormentone fin negli Stati Uniti che raccontano la “favola dei due
capitani, l’eroe e il codardo”, sottolineando il ruolo di “salvatore
della Patria” svolto dal De Falco. Ma una riflessione, pur se
controcorrente, va fatta, specie se quello che è accaduto alla nave
della Costa nell’impatto con lo scoglio de “Le Scole” deve diventare
il simbolo di un’Italia divisa fra eroi ed antieroi.

Certamente il capitano Schettino rappresenta l’immagine dell’Italia
peggiore, di un’Italia “sbruffona, poco affidabile e professionale”
pronta a mentire oltre l’evidenza: da condannare, anche se le
responsabilità vanno probabilmente ricercate anche altrove. Ma anche
il capitano De Falco potrebbe rappresentarne un’altra altrettanto
preoccupante. Il suo tono, le sue grida, i suoi ordini improbabili,
le sue parolacce, non sono certamente servite a mettere ordine ad
una situazione fuori controllo e gridando e tuonando ha certamente
mostrato una “energia muscolare”, come ha scritto qualcuno, ma in
quei momenti difficili, avendo chiaramente a che fare con una
persona impaurita e spaesata, certamente non al meglio delle sue
capacità, avrebbe dovuto usare argomenti diversi, con più calma, con
più psicologia, richiamando il comandante smarrito alle proprie
responsabilità. Il disastro Schettino l’aveva già fatto, aveva
abbandonato la nave, la più grande infamia per un comandante, e
allora era fuori luogo chiedergli, a quel punto di tornare sulla
nave a contare i bambini, gli anziani ed i morti. Si doveva invece
probabilmente contattare subito l’ufficiale con il grado più alto
che era rimasto nella nave e con lui coordinare al meglio il
salvataggio dei crocieristi. Cosa dire poi sulle condizioni della
“Concordia”, con un equipaggio non adeguato, sistemi di sicurezza
fuori uso, responsabilità gravi circa l’ordine di “abbandono nave”?
E perché il capitano si è lasciato libero e tranquillo tanto da
consentirgli di far sparire prove importanti? Forse con più calma,
con meno autorità e più autorevolezza si sarebbe potuto fare meglio.
Tempi difficili sono quelli che hanno bisogno degli eroi, meglio
sarebbe puntare sulla responsabilità, sulla professionalità, sul
merito e sull’autorevolezza.
Giancarlo
Testi
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