Mi
incuriosiva molto la provenienza di questo modo di dire, così ho fatto una
piccola ricerca in rete e sembra che il detto nasca da una favola antica.
“Un giorno, una giovane volpe, restò bloccata in una trappola. Riuscì a
liberarsi, ma gran parte della sua bellissima coda restò intrappolata, e lei
si trovo' con un mozzicone di pelo di cui si vergognava molto, poichè la
bellezza di una volpe sta gran parte nella coda appunto. Gli animali che la
conoscevano, furono mossi da compassione e le regalarono una nuova coda,
molto somigliante a quella vera, ma, fatta di paglia. La volpe era contenta
della sua nuova coda, e tutti gli animali mantennero il segreto,non dicendo
a nessuno di che materiale fosse. Tutti, tranne uno. Un galletto, raccontò
in confidenza a qualcuno che la coda della volpe era di paglia, materiale
facilmente infiammabile. Di confidenza in confidenza, la notizia arrivò ai
contadini, proprietari dei pollai, e tutti accesero un fuoco davanti ali
pollai, in modo che la volpe non si avvicinasse.”
La coda di paglia a cui mi riferisco io però
ha un altro significato. Tutto nasce da un convegno promosso dall’assessore
alla cultura del comune di Nettuno Giampiero Pedace. In quell’occasione
sembra che una frase in particolare abbia disturbato Mariano Leli e
compagnia, ovvero quella
che riguarda l’intreccio tra le organizzazioni malavitose e la politica “notoriamente collegate con il voto di scambio”. E l’opposizione chiede
allora di conoscere se esistono questi collegamenti a Nettuno, se esistono
queste pressioni e chi ne sarebbe soggetto, se esiste realmente un pericolo
come quello denunciato o se all’assessore siano scappate analisi fuori
luogo.
E la coda di paglia? Parlando
di “mafie”, tutti gli indicatori evidenziano che la mappa delle
infiltrazioni mafiose negli appalti laziali è preoccupante. La “ndrangheta”
sembra farla da padrona in diverse province della Regione, ma anche la
“camorra” e da poco anche “cosa nostra” e la “sacra corona unita”. Allora la
domanda sorge spontanea: questa è o non è una vera e propria emergenza?
Basta informarsi può trovare documentazioni che
attestano che il Lazio, purtroppo, è entrato a pieno titolo tra le regioni
che presentano un tasso di criminalità organizzata alto che si esercita in
tutte le attività tradizionali dell’economia. Sembra appurato dalla conferma
di tutti gli organismi di ricerca e di controllo accreditati che la nostra
regione sia seconda solo alla Lombardia per numero di segnalazioni di
operazioni sospette.
A chi è assiduo lettore dei giornali locali e
non solo, non saranno sfuggite le innumerevoli operazioni delle forze
dell’ordine che hanno arrestato delinquenti e spacciatori a grappoli sul
nostro litorale, che, come sosteneva anche il vice questore Antongiulio
Cassandra non è propriamente un territorio con caratteristiche “vacanziere”.
Spesso però i cittadini, e a quanto pare non
solo, sono propensi a non approfondire il problema criminalità. Tendono a
tenerlo nascosto sotto il tappeto, specie a Nettuno dove si risente ancora
molto di quella che tanti hanno ritenuto una vera penalizzazione di tutta la
città, specie dal punto di vista amministrativo, con il discutibile
commissariamento, specie se comparato con la situazione di altri comuni
limitrofi.
Certo parlare di queste cose non è facile e lo
dimostra l’ultima polemica sfociata solo perché l’assessore, nel suo
articolato intervento, aveva ricordato la pericolosità di queste
organizzazioni mafiose e l’insidia che queste possano portare anche con
forti pressioni sugli amministratori locali
Altrimenti qualcuno ci dovrebbe spiegare
cos’erano le intimidazioni e le minacce ai danni di politici ed
amministratori iniziate fin dagli anni ’90. A Nettuno come ad Anzio si sono
viste auto, stabilimenti balneari, pub, portoni, incendiati. Adesso è
difficile capire se si tratta proprio della mano di organizzazioni
criminali, ma molti di questi atti sono sembrati vere e proprie
intimidazioni. Poi c’è un altro dato di fatto, ovvero che, sempre più
spesso, quando si smantella un’organizzazione di traffico di droga nazionale
ed internazionale, la pista conduce spesso proprio al nostro litorale.
Allora
forse non è utile coprirsi gli occhi”, dovremmo invece ascoltare con più
attenzione chi di questi problemi si occupa quotidianamente ed è costretto a
conviverci e che reputano inquietante il problema che si presenta, in
particolar modo, nel settore delle costruzioni e degli appalti pubblici e
privati, dove la trasparenza è quasi scomparsa. Inoltre, come ha ricordato
il sindaco Alessio Chiavetta, se il nostro territorio è attenzionato da
presenze decennali un motivo ci sarà.
E poi oggi i mafiosi non sono più quelli con
la “lupara e la coppola”, e probabilmente non solo quelli che fanno solo
pressioni sulla politica, ma si è
passati direttamente dai
referenti alla penetrazione, alla neutralizzazione e al controllo di chi si
oppone. E l’attenzione su questi fenomeni deve essere presente su tutto il
territorio nazionale, compreso il nostro. Bisogna ripartire dalle cose
ovvie, dalla onesta dei nostri rappresentanti, dall’etica, perché oggi
controllando l’economia si controllano i flussi e il lavoro che diventa un
vincolo di ricatto e di appartenenza. Non sono cose lontane da noi,
convivono con noi stessi. Allora caro consigliere Leli, cari consiglieri
dell’opposizione, senza invitarvi a fare i famosi “cento passi” del film
omonimo, mi permetto di consigliarvi molta attenzione rispetto a questo
tema, perché i mafiosi non sono più semplici malviventi, essi ora si
mescolano tra noi, vivono tra i colletti bianchi, siedono nei consigli
comunali, dirigono banche e acquistano centri commerciali, e nei posti di
comando e controllo non si siedono più gli amici dei mafiosi e i
delinquenti, ma direttamente gli stessi mafiosi.