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Esco di
buon umore da una delle manifestazioni più interessanti di quest‘estate
nettunese, confusa, improvvisata, quasi completamente demandata alla buona
volontà dei singoli, di chi ama Nettuno e si è speso nell’organizzazione di
spettacoli almeno decenti, visto le risorse inesistenti. In mente mi tornano
i motivi, magistralmente eseguiti ed interpretati da un’artista che non ha
una voce, ma uno strumento musicale a disposizione, oltre a tanto talento e
tanta fantasia. Si vede che Clèo, questo è il nome della protagonista, ama
profondamente il suo jazz che manipola e propone con grande passione. Ho
conosciuto l’artista Cleò da poco ma intuisco che la musica che propone è
lontana anni luce da quella contraffatta dei nostri tempi. Lei ama proporre
i suoi concerti negli spazi aperti e nelle piazze dove il jazz è nato e li
offre liberamente a tutti coloro che hanno orecchi e voglia di ascoltare.
Non si accompagna con basi o strumenti moderni, ma ha la fortuna di avere
l’ausilio di grandissimi professionisti del mestiere, che suonano strumenti
tradizionali, come il pianoforte a coda (ci vuole tanto amore per
trasportarlo all’interno di Forte San Gallo), il contrabbasso, la batteria e
il magistrale violino a cinque corde del maestro Rick Pellegrino. Questi
strumenti accompagnati dall’altro, la voce di Clèo, arrivano dritti al cuore
di tutti coloro che attentamente seguono il concerto e che, abituati ad
altri suoni e ad altri rumori, cercano di recepire tutte le emozioni che dal
palco provengono. Da quell’inseguirsi di note, di vocalizzi, di sensazioni,
da quella voce che si fonde e si confonde, fino a diventare protagonista. E
Clèo inventa, si muove, comunica, “suona”, rinverdisce brani che acquistano
una dimensione e delle vibrazioni sonore diverse, pur mantenendo la loro
potenza evocativa. Il culmine Clèo lo tocca interpretando quella che
peraltro è la sua canzone preferita, quel “Besame mucho”, carico di
passione, di ardore, ma anche di nostalgia e sofferenza per un amore non
ricambiato. Un canto che fa bene al cuore e all’anima di chi ancora riesce
ad ascoltare. L’unico rimpianto è che non si sia riusciti a pubblicizzare
l’evento come meritava e la collocazione in un giorno sbagliato, ma coloro
che hanno avuto l’opportunità di ascoltare Clèo usciranno da Forte Sangallo
migliori di quando c’erano entrati.
Ad Anzio - Piazza Garibaldi
”Tutti quanti voglion fare il jazz, perché resister non si può al
ritmo del
jazz”
ANZIO: CLE0 STUPISCE ED INCANTA
di
Giancarlo Testi
”Tutti quanti voglion fare il
jazz, perché resister non si può al ritmo del
jazz”.
Chi non ricorda questo tormentone che fa da colonna sonora ad uno dei film
più amati dai bambini e non solo. E’ un cartone che racconta una storiella
che ha come protagonisti Madama, Romeo e tre simpatici gattini. Avete
indovinato il film è “Gli Aristogatti” e il motivo è proposto da un
quartetto un po’ sgangherato di gatti di varie specie guidati da Scat Cat,
un gatto nero con la bombetta, che però, assieme ai suoi compagni, suona e
canta in maniera sublime e particolare una musica diversa da quella classica
che i gattini studiano, ma una musica che ti prende e ti avvolge, anche
colta, ma “di strada”, una musica jazz. Perché il jazz non e solo una
corrente musicale, ma è un modo di vivere, che esalta le possibilità
individuali ma solo se unite alla capacità di ascoltare gli altri e
improvvisare assieme a loro. Non casualmente il jazz pur se nato dai
discendenti degli schiavi strappati alla loro terra, sa anche parlare di
libertà, pur se figlio della malinconia del blues, quando si esalta sa
diventare felicità pura, proprio come avviene nel film di Walt Disney.
Caratteristica del jazz è l’improvvisazione all’interno di un giro armonico
di canzoni conosciute o composizioni originali. Le partiture fanno solo da
guida e fanno da
colonna portante agli interventi degli assoli, sono
la struttura in cui si inseriscono le improvvisazioni, le sfumature, le
"blue notes", le note leggermente bemollizzate nella scala del
blues, le melodie che rispondono a quel giro armonico. Normalmente la
strumentazione tipica di una orchestra jazz ha come nucleo una sezione
ritmica costituita da pianoforte, contrabbasso, batteria con poi
l’inserimento di altri strumenti solisti a piacere.

Un classico ed eccellente
esempio di questo stile musicale e delle emozioni che può provocare lo
abbiamo avuto questa estate ad Anzio, in piazza Garibaldi, nel concerto jazz
live di Clèo che ha fatto capire come ci sia anche un’alternativa alla
musica che ascoltiamo tutti i giorni e come la voce possa diventare
strumento e come la lingua possa funzionare in stretta simbiosi con il
ritmo. E Clèo ha mostrato la sua straordinaria ricchezza sonora e timbrica
ed una musicalità fuori dal comune, stupendo ed incantando i tanti
spettatori. Al suo fianco, come sempre, la sensuale interprete aveva
musicisti importanti: Ascolese alla batteria, Biseo al pianoforte,
Rosciglione al contrabbasso e l’imprevedibile Rick Pellegrino con il suo
famoso violino a cinque corde. E Cleo usa la sua voce e la trasforma in
strumento e con essa fraseggia attraverso le sillabe con gli strumenti che
l’accompagnano, come la strabiliante “comunicazione” con le percussioni di
Ascolese e i ricami attorno alle note di Rick Pellegrino che, a sua volta,
risponde rendendo “parlante” il suo magico violino. E dal palco la gioia di
suonare di Clèo e dei suoi maestri arriva agli spettatori che non possono
che essere recettori convinti di quelle note che si spandono per tutta
piazza Garibaldi, intense e profonde, gravi ed acute, melanconiche e
allegre, vere.
Giancarlo
Testi
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