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INCREDIBILE: VOLEVAMO PROVARE UNA FORTE EMOZIONE

CONOSCIAMO  I  NOSTRI FIGLI?

Anche Nettuno da un suo contributo ad un’Italia imbarbarita.

Meno bandiere al vento, più attente riflessioni.

Dopo un primo momento di sconcerto, di corsa e con tanta ansia arriviamo alla stazione di Nettuno perchè ci hanno avvertito che un extracomunitario sarebbe stato prima picchiato e poi bruciato dentro la stazione ferroviaria e sarebbe in pericolo di vita. Un atto di violenza inaudito e che rischia di macchiare una città che disperatamente tenta di risollevarsi da una situazione di degrado e di malgoverno. Scendendo dalla macchina intravediamo subito una certa animazione e notiamo qualcosa che stona, ma già alcuni colleghi si sono gettati sulla notizia ed intervistano il Maggiore Emanuele Gaeta, comandante della Compagnia Carabinieri di Anzio. Ci riserviamo di scoprire in un secondo momento i motivi del nostro disagio e cerchiamo di capire la situazione e cosa è successo in questa notte di follia.

Il Maggiore Gaeta, gentilmente, ma attento alle parole, fornisce le prime sparute notizie sull’accaduto ma non rinuncia a denunciare la gravità del fatto e informa che il loro impegno è indirizzato a capirne le vere motivazioni. Da queste dichiarazioni capiamo però che già si sta inseguendo una traccia sicura, e la certezza l’abbiamo quando ci informano che, mentre il poveretto bruciava, qualcuno ha telefonato al 113 per avvertirli. Probabilmente gli stessi autori dell’efferato delitto o qualche amico, ma una telefonata equivale a lasciare la firma. In pochi minuti la stazione si anima ed arrivano i cronisti di tutti i giornali e i cameramen di tutte le Tv nazionali. La prima domanda di un giornalista di un noto quotidiano nazionale ci conferma come normalmente vengono trattate queste notizie, infatti chiede subito al maggiore Gaeta, che minimizza, se la presenza della destra xenofoba ed antagonista siano forti a Nettuno. E questo atteggiamento aggiunge un altro brivido alla schiena.

Ma gli avvenimenti incalzano e, mentre da una parte le Forze dell’ordine “stanno sulla loro”, da un’altra raccogliamo le dichiarazioni di un conoscente di Singh Navtej, questo il nome dell’indiano di 35 anni, dato alle fiamme, che riferisce che ormai l’indiano da molte notti  dormiva nelle fredde panchine di marmo della stazione di Nettuno, e che tanti giovani lo conoscevano e lo aiutavano, perchè aveva perso il lavoro e non aveva la possibilità di pagarsi un tetto. Ci riferisce però che già altre volte avrebbe ricevuto le attenzioni di alcuni balordi ma tutto si era concluso con qualche atteggiamento di scherno e qualche scherzo di cattivo gusto. Nella stazione di Nettuno gli immigrati trovano spesso riparo per la notte, ma al momento dell'aggressione l'indiano sembra sia stato solo e nella stazione ferroviaria di Nettuno non ci sono telecamere e tutta l'area rimane aperta anche la notte quando non passano treni.

Arrivano i primi commenti che aumentano il nostro “inconsapevole” malessere, sono i politici, che, ancora senza notizie certe, già esprimono il loro pensiero e “mettono le loro bandierine”. Così Alemanno, Sindaco di Roma, esprime “rabbia e dolore”, ricorda che se qualcuno pensa che i recenti fatti di violenza, che hanno visto come presunti colpevoli delle persone immigrate, possano essere un alibi per ritorsioni xenofobe, si sbaglia di grosso perchè a nessuno e' consentito farsi giustizia con le proprie mani e tanto meno strumentalizzare politicamente il dolore delle donne che sono state violentate nei giorni scorsi. Renato Schifani dichiara che il gravissimo episodio razzista avvenuto a Nettuno e' un atto incivile, che getta una grave ombra sui consolidati principi della tolleranza e ospitalita' del nostro Paese e che episodi come questi vanno immediatamente condannati, isolati e repressi . Walter Veltroni esprimendo solidarietà all’extracomunitario sentenzia però che episodi d’intolleranza criminale come questo sono il frutto di predicazioni xenofobe e di un clima creato ad arte di odio e di paura. Anche i politici nostrani si esprimono e Alberto Andolfi, intervistato dalle TV nazionali, definisce, quello avvenuto nella città di cui è Vice sindaco, un atto esecrabile e a ruota il sindaco Alessio Chiavetta parla di ''atto estraneo alla cultura della città” e confida nell'opera delle forze dell'ordine nell’individuazione dei colpevoli che dovranno essere puniti, qualunque siano i motivi che li hanno mossi.

Eravamo solo alle prime notizie che lasciavano aperte tutte le possibilità ma ognuno, come sempre, già si stava sbilanciando, e cercava di “marcare il territorio”, di portare acqua al suo mulino, alle proprie rivendicazioni politiche o ideologiche. E ancora un brivido ci scorre sulla schiena e quella che prima era una sensazione comincia ad essere un vero malessere anche per l’improvvisata manifestazione avvenuta in città e che ha rischiato di creare ulteriori tensioni fra opposte fazioni e che in questa occasione aveva poco ragione di esistere, come se ci si potesse dividere nel condannare un fatto che vede protagoniste delle “persone” che bruciano un’altra persona. Piano piano si comincia a capire cosa è successo ed è cronaca di questi giorni: tre giovani avrebbero commesso il gravissimo gesto motivandolo con la ricerca di un atto eclatante che gli portasse nuove emozioni e gli facesse finire in maniera diversa la serata. Quindi la scena che i mass media ci propongono è quella di tre balordi, Samuele F. di 16 anni, Francesco Bruno di 29 e Gianluca Cerreto di 20, che dopo una notte di bevute e di droga, una serata “da sballo”, poco vogliosi di rincasare, magari mentre i genitori, come tutti i genitori, sono in ansia per loro, passati davanti alla stazione di Nettuno, non hanno trovato di meglio che insultare, aggredire, dipingere e bruciare un altro essere umano. Ora noi non sappiamo se questa è la completa verità o se sotto alcune facili dichiarazioni, poi anche in parte smentite, non ci sia qualcosa di diverso, ma sappiamo che i tre frequentavano abitualmente Nettuno e tantissimi giovani li conoscono. Conoscono individualmente i tre e, sentiti da noi, ci dicono che non erano uguali, che su almeno uno dei tre non si sarebbe mai potuto sospettare un simile gesto e che comunque la politica non c’entra niente. Allora, se quello che è emerso fino a questo momento è vero, se il delitto, pur se premeditato, non aveva una matrice prettamente razzista ma è stato compiuto da balordi che non cercavano necessariamente uno straniero, ma si sono imbattuti in un senza tetto, una persona debole e inerme e su di lui hanno infierito, l’interrogativo resta: perchè ognuno ha subito tentato di metterci sopra la sua bandierina? Perchè, qualunque cosa succede in Italia, dallo sport ai fatti di cronaca, deve essere cavalcata e assoggettata alle ideologie e alle strategie politiche? Ecco cos’era quel brivido lungo la schiena: le bandiere colorate prima di conoscere lo svolgersi degli eventi, e ancora “bandiere ideologiche” anche quando si è cominciato ad intravedere la realtà degli eventi, insomma la volontà di “sfruttare” anche un fatto così grave a fini propagandistici, e cosa dire dei politici che, ancora prima di conoscere gli avvenimenti hanno espresso pensieri di parte, e dei mass media pronti a sbattere la città in prima pagina come una razzista. Un brivido forte che ci fa tremare,  perchè una barbarie come quella avvenuta alla stazione di Nettuno doveva vedere coinvolta tutta la città, non divisa da bandiere colorate, ma stretta, magari intorno all’unica bandiera che doveva rappresentare tutti, il verde bianco e rosso della bandiera italiana. Invece di urlare ed insultarsi i cittadini di buona volontà si dovevano fermare un momento a riflettere ed interrogarsi seriamente su cosa sta avvenendo al nostro Paese, una volta tanto al di la delle ideologie, della politica, degli schieramenti, dei pregiudizi.

Anche per noi è difficile sapere come nasce un’idiozia del genere e a quali valori-ideali-riferimenti-esempi si rifanno, sappiamo però che con articoli anche contestati ci siamo più volte rivolti ai genitori, alle famiglie, alle istituzioni del nostro territorio. Qualche tempo fa nel Messaggero, a firma di Veronica Cursi, è uscita una piccola inchiesta assai allarmante sui comportamenti dei nostri figli che improvvisamente diventano strani, distanti e solitari. Alcuni genitori che pagarono degli investigatori privati scoprirono segreti incoffessabili che i genitori non vorrebbero mai conoscere. E forse è proprio questo il punto. Noi abbiamo abdicato al ruolo di genitori. Quante volte, per esempio, abbiamo chiesto, senza risposta se qualcuno fosse preoccupato degli innumerevoli arresti fatti fra Anzio e Nettuno per spaccio di droga. Oggi risponde il generale Tomasone che apostrofa ''non capire lo sfondo dietro questo atroce episodio sarebbe come non vedere cio' che succede attorno ai nostri giovani. L'uso smodato di droghe ed alcol a cui si sottopongono condiziona il loro comportamento”. Gli adolescenti non hanno mai goduto di libertà, mezzi economici, tecnologia, opportunità e di divertimenti come oggi, eppure mai prima d’ora sono stati così aggressivi e violenti. Oggi i ragazzi rispondono sempre meno all’autorità, a tutte le autorità, hanno le loro regole e spesso imitano passivamente dei comportamenti, che non apprendono in famiglia, ma per contaminazione sia dai coetanei che dai modelli dei media che vengono maggiormente seguiti. I figli maturano sempre di più il bisogno di appartenenza e di stare in compagnia e i gruppi, il branco che si forma fa emergere come dominanti gli atteggiamenti trasgressivi che comportano il bisogno di forti emozioni che sfociano nell’accettazione di qualsiasi proposta, anche quelle rischiose o criminose. Arrivano persino a mettere in pratica atti violenti anche contro i loro simili che una volta avrebbero protetto, e poi se ne vantano mettendo i filmati in rete. Perchè oggi è crescente la convinzione che per esistere bisogna essere visibili. E questi comportamenti violenti non sempre sono compiuti da ragazzi difficili o emarginati, ma sempre più spesso dai ragazzi delle così dette “ buone famiglie”. La ricerca del piacere prende il posto di tutti gli altri valori, di qualsiasi obbligo etico morale e una mancanza d’autorità da parte di chi avrebbe il compito di vigilare sui comportamenti fa il resto. Tanti giovani sono violenti e non esistono assolutamente giustificazioni per atti come quelli avvenuti a Nettuno, però oggi i giovani sono carne da macello di tutti gli operatori pubblicitari, sono invogliati a consumare sempre di più, aumentando il loro desiderio per ciò che è futile ed effimero, non riescono ad intravedere un futuro. Allora individuano nel denaro l’unica cosa che, secondo loro, da la felicità, e per ottenerlo sono disposti a tutto. Ecco il bivio che gli si pone davanti e tanti bravi ragazzi, più forti, riescono ad affrancarsi da questo meccanismo perverso, ma molti non ne hanno la forza e per ottenere ciò che desiderano sono disponibili a tutto, anche a rubare, spacciare o prostituirsi.

Sappiamo di aver dipinto un quadro sconfortante e che è un quadro che comprende varie tinte, che potrebbe anche preoccupare i genitori. Ma i genitori devono cominciare a preoccuparsi perchè vale la pena di essere più attenti alle esigenze e ai comportamenti dei propri figli, senza essere sempre accondiscendenti. Infatti, forse, ciò che veramente manca oggi agli adolescenti è la testimonianza degli adulti: genitori autorevoli che siano da esempio e guida alle loro aspettative profonde e gli consentano di costruire il loro percorso dentro una cornice esistenziale etica nella quale disegnare il loro percorso di vita. Gli adulti-genitori spesso mettono in campo atteggiamenti aggressivi verso gli educatori quando prendono posizioni critiche, hanno la spinta a ricondurre veri atti criminali a “scherzi di ragazzi”, spesso non riescono a comprendere la reale e pericolosa trasgressività in alcuni comportamenti, ma tutto questo allontana dalla soluzione del problema. Problema che si sta facendo sempre più serio e che da oggi pesa ancor di più sulle nostre spalle.  

Qualcuno ha scritto che “se tutto si prepara nell’infanzia, tutto si gioca nell’adolescenza” nel senso che gli anni dell’infanzia sono quelli più formativi per la strutturazione e formazione della personalità. Il frutto di questa preparazione si rende evidente nell’adolescenza quando è ormai tardi per intervenire preventivamente e bisogna solo ricorrere ai ripari. E’ importante non sottovalutare il problema. Se abbiamo a cura il futuro dei nostri giovani dobbiamo iniziare a cambiare atteggiamento come genitori, ma pretendere anche un cambiamento da questa società che punta quasi esclusivamente a tutto ciò che è immagine, a tutto ciò che è accattivante, spettacolare e trasgressivo e non riconosce cittadinanza a valori come etica, morale, duro lavoro, insomma a ciò che nutre veramente un essere umano.  

TUTTO  CIO’  SENZA  PERO’  MINIMAMENTE  GIUSTIFICARE  CIO’  CHE  E’  ACCADUTO

perchè non riusciremo mai a comprendere qual è la molla e quale le motivazioni che portano una persona a dare fuoco ad un'altra persona, ma sappiamo solo che Nettuno non merita appellativi razzisti e xenofobi. Questo non significa che non ci siano persone razziste, e rispetto a questo abbiamo avuto una “appassionata” testimonianza su facebook di una madre con una bellissima figlia di colore che ha avuto ed ha dei  problemi dovendo combattere con le falsità e le ipocrisie, e altre “culturalmente sottosviluppate” come il giovane che ha dichiarato che “non era stato bruciato un uomo, ma un marocchino”, ma questi sono una minoranza che non rappresentano la città. Sono una percentuale riscontrabile su tutto il territorio nazionale. A Nettuno ci abitano tante persone serie ed impegnate anche nel sociale e il pericolo è che questi discorsi saranno considerati retorici a causa della gravità del fatto avvenuto. Ma chiunque vuole ragionare in maniera onesta deve sapere che gli Italiani, la gran parte degli Italiani sono persone per bene, spesso mal governati e spesso sopraffatti da una minoranza senza scrupoli. Ed anche a Nettuno è così: la grandissima parte degli abitanti è tranquilla e rispettosa delle regole e delle persone e per cercare di cambiare le cose bisogna scommettere su di loro. Oggi la rinascita di Nettuno segna il passo e da il suo contributo ad un progressivo imbarbarimento dell’Italia, ma da queste considerazioni bisogne ripartire tutti assieme, senza distinzioni di razza o di età, per dare un fattivo contributo, con analisi e comportamenti più attenti e meno sventolii di bandiere.

                                                                                Giancarlo Testi

 

06-02-12