Il primo: mentre i
politici di livello nazionale sono ormai scelti e designati e
quindi non sottoposti al voto degli elettori, e devono rispondere
in termini di fedeltà solo ai loro capi, il percorso per diventare
sindaco passa attraverso il giudizio dei concittadini e quindi
ognuno cerca di risolvere i problemi della città che amministra
anche a discapito di altri. Per entrare in un esempio concreto a
Nettuno, se valesse il sistema nazionale, il PdL (più esatto
sarebbe dire Berlusconi) con i voti che ha ricevuto avrebbe
imposto un suo candidato, mentre nella competizione comunale molti
cittadini politicamente schierati con il centrodestra hanno potuto
dare fiducia ad un candidato diverso.
Il secondo: per strane
coincidenze nel Lazio non vi è mai stata omogeneità politica, quasi sempre
Capitale, Regione, Provincia e Comuni appartengono a schieramenti diversi e
a volte più che cercare di trovare insieme la soluzione per i tanti problemi
sembra che non solo si pongano in competizione, ma spesso tentino perfino di
danneggiarsi, anche fra Comuni limitrofi, come Anzio e Nettuno (vedi
questione porti, erosione delle spiagge, pennelli fendisabbia).
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Il terzo: dopo una campagna elettorale vinta sull’enfatizzazione
di cavalli di battaglia come il disagio e la mancanza di sicurezza
percepita, verificando che gli episodi violenti (che ci sono sempre
stati) continuano ad esserci, la classe politica al potere avendo molto
in considerazione l’opera di marketing prova a far credere il proprio
interesse a questi problemi con azioni di grande visibilità. Si fanno
dichiarazioni epocali, come quelle della Carfagna che ci spiega che
vuole, non regolare o gestire il problema delle strade indecenti e fuori
controllo o combattere lo sfruttamento connesso, magari creando luoghi
appositi, controllati anche dal punto di vista igienico e magari
facendogli pagare le tasse, ma addirittura eliminare completamente la
prostituzione dalla faccia della terra.
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Alla
ministra si affianca la chiesa, scordandosi entrambe che una delle figure
più importanti del vangelo è “la peccatrice penitente”. Si ricorre alla
discesa in campo di immagini rassicuranti, come ha fatto Maroni presidiando
prima le grandi città con i militari, poi addirittura proclamando la guerra
alla camorra e quindi anche alla mafia, sempre con i militari, facendo
passare il messaggio che la SpA più potente d’Italia si sconfigge sulla
strada e non nei palazzi del potere.
Comunque queste considerazioni fanno si che Alemanno, sindaco di Roma,
preoccupandosi più dell’immagine che della sostanza, si mobiliti contro la
prostituzione e la micro-criminalità, e, sventagliando in giro per la città,
specie nelle consolari del vizio, i suoi vigili fa fermare e multare
meretrici e clienti. Poi prende i militari e li mette in bella mostra
inducendo, in questa prima fase, un po di timore e quindi un controllo
maggiore del territorio. Questo fa affermare al sindaco, in tutte le
trasmissioni a cui partecipa, che il bilancio delle sue ordinanze è
estremamente positivo e che “nella capitale si respira un atteggiamento
diverso e la prostituzione si sta spostando fuori Roma”.
E
proprio qua casca l’asino. E le frasi di Alemanno ci riportano alla
frase iniziale “i comuni della provincia non sono pattumiere di Roma”, frase
che condivido anche se l’ha pronunciata il Presidente della Provincia Nicola
Zingaretti. Perché operando così, ognuno per se e ognuno fregandosene degli
effetti dei propri comportamenti, non
si fa il bene del Paese, ma si continuano a scaricare i problemi sulle
periferie come quando ad Anzio furono comprate le case dal comune di Roma
per spostare cittadini romani di dubbia provenienza o, a Nettuno, si
paventava di portare, senza che loro lo avessero scelto, insediamenti Rom.
Adesso Zingaretti intende convocare i primi cittadini del Litorale per
discutere il problema, ma come al solito la situazione si assesterà su di un
completo allineamento con le direttive impartite dai propri schieramenti
politici e concretamente i problemi non troveranno soluzioni adeguate. A
meno che qualcuno pensi veramente che la nuova “sacerdotessa berlusconiana”
possa riuscire ad eliminare la prostituzione dalla faccia della terra. Lei
che ha anche fatto uscire dalla sua bocca una frase infelice. “La
prostituzione mi fa rabbrividire e non comprendo chi vende il suo corpo”
ha detto la Carfagna e nessuno ha il coraggio di dirle che anche usare il
proprio corpo nudo per fare soldi e stimolare proprio quei potenziali
clienti che cercano per strada il piacere è equiparabile a prostituirsi. A
meno che qualcuno pensi che Maroni con cinquecento, mille, duemila soldati
(potrebbe schierare anche tutto l’esercito) possa vincere la guerra con la
camorra e la mafia pensando che questa sia concentrata solo in Campania e
Sicilia e rimasta quella dei contadini analfabeti che ci propinano.
Storie complicate di una Italia martoriata e dilaniata non si possono
ridurre a questioni irrilevanti e a macchiette da spot televisivi. In attesa
di sviluppi ci pare di buon senso il commento di Alessio Chiavetta che non
entrando nel merito delle questioni ha però dichiarato che “Alemanno
poteva almeno evitarsi la battuta di aver fatto trasferire in provincia le
prostitute” anche perché non è nascondendo la polvere sotto il tappeto
che si pulisce la casa,
sempre che l’Italia sia ancora la casa di tutti.