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La Corte d’Appello condanna il comune di Nettuno a pagare 6 milioni e 33
mila euro per le spese processuali alla Nettuno Servizi, e la polemica si
riapre. Ritornano anche le critiche di chi non ha mai condiviso la scelta
dell’amministrazione di ricorrere contro l’arbitrato del novembre 2011, un
lodo, in verità, complesso e sempre contestato. Ma la richiesta di nullità
dell’arbitrato che condannava il Comune di Nettuno al pagamento di 6 milioni
di euro è stata respinta.
A nulla sembra sia
valso quel ricorso contro l’esito del lodo arbitrale promosso
dai commissari straordinari, anzi, come hanno sostenuto molti
dell’opposizione, vedi, per esempio, Leli e Turano che
denunciano da tempo le modalità errate seguite e la loro
possibilità di causare un danno economico al comune, sono
arrivate anche le bacchettate. La sentenza infatti dichiara
inammissibile l’impugnazione e, oltre a condannare il Comune di
Nettuno al pagamento, lo accusa, in pratica, di slealtà,
pressapochismo e paralogismo. Quest’ultimo avvenimento offusca
una vittoria tanto decantata, ottenuta con la cancellazione
dall’Albo dei riscossori della Tributi Italia, e fa riemergere
un contenzioso senza fine. Prende posizione il capogruppo del
Pdl, Fabio Capolei, che esige spiegazioni circa i soldi pubblici
spesi senza che il ricorso avesse fondamento, causa una
strategia processuale sbagliata. Cosa dire poi del manifesto
propagandato dai coordinamenti dell’Mpa e del Pli che, oltre
all’indignazione per il bilancio non veritiero prefigurano il
rischio del dissesto finanziario e chiedono un intervento
riparatore della Corte dei Conti?
Sembra non avere nessuna preoccupazione il primo cittadino
Alessio Chiavetta che ricorda alcuni passaggi importanti: il
primo riguarda il fatto che la Nettuno Servizi era una società
mista e il comune partecipava al 51%, pertanto la metà dei 6
milioni di euro tornerebbero comunque al comune; il secondo
riguarda la prevenzione fatta avendo proceduto a degli
accantonamenti in bilancio in attesa di una eventuale sentenza
negativa; il terzo fatto riguarda il terzo lodo che invece,
attraverso una causa civilistica, condanna la stessa Nettuno
Servizi a versare nelle casse del comune 13 milioni di euro più
i danni. Come dire: ammesso che si debbano dare circa 3 milioni
di euro alla Nettuno Servizi ne dovremmo incassare circa 13,
anche se difficilmente questi soldi potranno mai entrare nelle
casse comunali. Poi sia il sindaco che l’assessore Ferrante
sottolineano la frase che più li rammarica e che sembra
incomprensibile, quella che sostiene essere il ricorso
un’impugnazione temeraria che determinerebbe una condizione
d’incertezza e sarebbe foriera di pregiudizi economici per un
imprenditore commerciale il quale vive nella necessità di
programmare razionalmente il proprio futuro e i propri
investimenti. “Ma la Nettuno Servizi è una società in
amministrazione straordinaria che è la strada principale che
porta verso il fallimento – sostengono i due amministratori
– non ha dipendenti, non ha alcuna commessa di lavoro, nessun
contratto, l’unico che aveva era con il comune di Nettuno” e
considerano la sentenza, come il lodo arbitrale, “bizzarra”.
“Per leggerezza qualcosa non è stato interpretato in maniera
corretta – ha concluso il sindaco Alessio Chiavetta – non
si poteva però non agire rispetto a quella sentenza, oggi
qualcuno può continuare a cavalcare questo argomento, lo può
legittimamente fare, anche se gli sta dando fastidio la nostra
vittoria sulla Nettuno Servizi. Il dato di fatto è che il comune
si è ripreso in mano le proprie entrate, c’è un ufficio che
funziona benissimo, e i cittadini si sono riappropriati della
propria cassa, il resto conta poco”.
Adesso si stanno studiando ulteriori ricorsi, un terreno
delicato, visto che non esisterebbero i presupposti di base. La
Tributi Italia e la Nettuno Servizi, responsabili e solidali tra
loro, a seguito della perizia mai contestata del dottor Onesti,
Ctu del terzo arbitrato, la stessa che sarà acquisita anche nel
procedimento dell’Amministrazione straordinaria, hanno un debito
di 13 milioni di euro e un credito di 6 (3 considerando il 49%
di spettanza) con il comune. Nessuna di queste cifre è mai stata
messa in bilancio e forse il problema riguarda proprio il
bilancio, anche perché, se è vero che come sostiene il sindaco
probabilmente non usciranno soldi dalle casse comunali,
certamente non entreranno.
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