Un’ipotetica
turista straniera che dovesse prendere un treno a Marechiaro o ad
Anzio Colonia probabilmente sarebbe letteralmente presa dal
panico. A parte il senso di abbandono tutti gli spazi possibili
sono riempiti di scritte poco "simpatiche" e gli odori non sono
certamente quelli della menta o delle erbe aromatiche
mediterranee.
E probabilmente di situazioni come la nostra ne esistono molte in
Italia, tanto è vero che anche la Rete Ferroviaria Italiana, ha
capito che le stazioni rimaste prive del personale ferroviario,
che in termine tecnico sono chiamate “stazioni impresenziate”
potevano costituire un problema rilevante. Specialmente le piccole
stazioni che sono spesso scomode, sgradevoli, sporche, trasandate
e insicure per i passeggeri. Queste strutture inoltre impongono
alle Ferrovie costi notevoli per la manutenzione ordinaria e
straordinaria, dalla pulizia alla cura del verde, e producono
malcontento e denunce.
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E' per
questi motivi che le FS hanno cercato una strada che trasformasse il
problema in opportunità sociale. Ha verificato che le strutture erano
caratterizzate da immobili in generale in non cattive condizioni e che
potevano prestarsi a un uso sociale (culturale ed ambientale)
potenzialmente molto interessante per le amministrazioni locali e le
varie realtà dell’associazionismo. L’idea è quella di trasformare le
stazioni in luoghi polivalenti non più esclusivamente crocevia della
mobilità collettiva: una nuova stazione non solo luogo di partenze e
arrivi, e quindi area di esclusiva pertinenza ferroviaria, ma anche
piazza della città, affidando le strutture disponibili alla gestione in
comodato d’uso gratuito, e talvolta in locazione, di enti locali e
associazioni non profit, chiedendo loro in cambio l’impegno a mantenere
lo stabile pulito e funzionante. |
Adottiamo una stazione

Il primo ad
Anzio che dimostrò interesse per l'iniziativa è stato Sebastiano Attoni,
allora assessore al Turismo ed oggi consigliere della destra. |
Anche il
comune di Anzio, che ha sei “stazioni impresenziate”, ha aderito all’offerta
di Rete Ferroviaria Italiana e il sindaco Bruschini precisa che il comune
otterrà le sei stazioni in comodato d’uso per 30 anni, assieme all’area
chiamata “La piccola”, a ridosso della stazione di Anzio centro, che verrà
ripulita e bonificata e diventerà un maxi parcheggio a cui sarà affiancata
una navetta per portare in centro chi vi lascerà l’auto.
Visto che
solo per la linea ferroviaria Nettuno, Anzio Roma, si spendono mediamente
300.000 euro l’anno per riparare i danni, ci pare una iniziativa da
sottoscrivere. L’unico problema è che non vorremmo che queste iniziative che
nascono come servizi per la collettività, aperte all’interesse e al
contributo di tutti, questa come i Centri Commerciali Naturali, vengano
trasformate in esclusive possibilità di businnes commerciale, tralasciando
invece tutti gli altri attori indispensabili sia nelle intenzioni che nel
proficuo sviluppo dei progetti.
Allora
vogliamo ricordare al sindaco di Anzio quali sono le possibili destinazioni,
oltre a quelle riguardanti le attività commerciali: attività di volontariato
e associazionismo no profit che opera nel campo dei servizi sociali,
attività di turismo naturalistico e ecocompatibile, imprenditoria giovanile
indirizzata a servizi per la collettività, attività artigianato locale,
attività culturali.
D’altra
parte ad Anzio c’è già un prodromo di questa iniziativa, ovvero la stazione
di Villa Claudia. Su sfondi verdi ed azzurri si stagliano scene agresti,
animali, figure giovanili dipinte con grande professionalità da Costantino
Casella, in arte "Zampetta", uno dei writer più noti fra Anzio e Nettuno e
bisogna dire che da quando ci sono questi graffiti concordati con le
Ferrovie e l’insediamento degli amici di “Scaccomatto”, nessuno si è più
permesso di fare scarabocchi sui muri e la stazione è certamente più pulita
e controllata. Per dirla tutta bisogna anche aggiungere che l'allora
assessore al Turismo, Sebastiano Attoni – avviò un confronto con le Ferrovie
proprio per la gestione delle stazioni dismesse. Fu interessante e
all’avanguardia anche l'affermazione di Attoni che individuava la soluzione
di tante situazioni di forte degrado nella scelta di darne la gestione ad
associazioni riconosciute e serie.
Credo che
questa sia la strada da percorrere per tutti quegli interventi che hanno
l’intento di riportare i cittadini a godere delle strutture, delle piazze,
del verde oggi difficilmente usufruibili dagli abitanti dei vari quartieri.
Però bisogna pubblicizzare al massimo queste iniziative perché diventino
patrimonio della città e non “opportunità per pochi” con lo scopo di un
connubio di volontà e di impegni, pubblici e privati, con unico comune
obiettivo la salvaguardia e il potenziamento della natura, della cultura ed
dell’etica sociale. Ciò per migliorare le condizioni ambientali e tentare
di qualificare le periferie del litorale, conferendogli “attrattività” e
socializzazione invogliando la fruibilità sociale. In pratica la
declinazione della "sussidiarietà orizzontale", ovvero della politica che
viene incontro alle esigenze della popolazione che non sono solo quelle
della rappresentanza, ma anche della condivisione e della partecipazione a
progetti qualificanti e di grande prospettiva per il futuro.
Chissà, se
tutto va come dovrebbe andare, forse fra qualche anno, non solo non avrò
paura di entrare in una delle nostre piccole stazioni locali, ma farò del
treno il mio primo mezzo di locomozione. E anche voi.