Il comune di Anzio aderisce all'offerta di Rete Ferroviaria Italiana

"Le FS, preso atto del degrado esistente nelle loro "stazioni impresenziate" (ovvero senza personale)  e dei costi per mantenerle solo in vita, hanno cercato una strada che trasformasse il problema in opportunità sociale. Verificando che le strutture erano caratterizzate da immobili in generale in non cattive condizioni e che potevano prestarsi a un uso sociale (culturale ed ambientale) potenzialmente molto interessante si sono rivolte alle amministrazioni locali per proporgli la trasformazione di queste stazioni in luoghi polivalenti non più esclusivamente crocevia della mobilità collettiva. La stazione non solo luogo di partenze e arrivi, e quindi area di esclusiva pertinenza ferroviaria, ma anche piazza della città, affidando le strutture disponibili alla gestione in comodato d’uso gratuito, e talvolta in locazione, di enti locali e associazioni non profit, chiedendo loro in cambio l’impegno a mantenere gli stabili puliti e funzionanti. 

Non tutti conoscono lo stato delle stazioni ferroviarie del litorale. Probabilmente non essendoci il traffico che caratterizza le grandi città ci si sposta quasi sempre in auto o in moto e difficilmente si ricorre al treno, ma qualche giorno fa mi è capitato di restare bloccato con la macchina e a dover usufruire di una delle piccole stazioni di Anzio. Meglio sarebbe dire in una delle stazioni fantasma che esistono sul nostro territorio: senza personale, spesso senza nemmeno l’obliteratrice, e se c’è non funzionante e con spiegazioni, quando ci sono, rigorosamente in italiano, alla faccia della propensione turistica del nostro territorio, senza sale d'attesa al coperto e nessun posto fuori.

Un’ipotetica turista straniera che dovesse prendere un treno a Marechiaro o ad Anzio Colonia probabilmente sarebbe letteralmente presa dal panico. A parte il senso di abbandono tutti gli spazi possibili sono riempiti di scritte poco "simpatiche" e gli odori non sono certamente quelli della menta o delle erbe aromatiche mediterranee.

E probabilmente di situazioni come la nostra ne esistono molte in Italia, tanto è vero che anche la Rete Ferroviaria Italiana, ha capito che le stazioni rimaste prive del personale ferroviario, che in termine tecnico sono chiamate “stazioni impresenziate” potevano costituire un problema rilevante. Specialmente le piccole stazioni che sono spesso scomode, sgradevoli, sporche, trasandate e insicure per i passeggeri. Queste strutture inoltre impongono alle Ferrovie costi notevoli per la manutenzione ordinaria e straordinaria, dalla pulizia alla cura del verde, e producono malcontento e denunce.

E' per questi motivi che le FS hanno cercato una strada che trasformasse il problema in opportunità sociale. Ha verificato che le strutture erano caratterizzate da immobili in generale in non cattive condizioni e che potevano prestarsi a un uso sociale (culturale ed ambientale) potenzialmente molto interessante per le amministrazioni locali e le varie realtà dell’associazionismo. L’idea è quella di trasformare le stazioni in luoghi polivalenti non più esclusivamente crocevia della mobilità collettiva: una nuova stazione non solo luogo di partenze e arrivi, e quindi area di esclusiva pertinenza ferroviaria, ma anche piazza della città,  affidando le strutture disponibili alla gestione in comodato d’uso gratuito, e talvolta in locazione, di enti locali e associazioni non profit, chiedendo loro in cambio l’impegno a mantenere lo stabile pulito e funzionante.

Adottiamo una stazione

Il primo ad Anzio che dimostrò interesse per l'iniziativa è stato Sebastiano Attoni, allora assessore al Turismo ed  oggi consigliere della destra.

Anche il comune di Anzio, che ha sei “stazioni impresenziate”, ha aderito all’offerta di Rete Ferroviaria Italiana e il sindaco Bruschini precisa che il comune otterrà le sei stazioni in comodato d’uso per 30 anni, assieme all’area chiamata “La piccola”, a ridosso della stazione di Anzio centro, che verrà ripulita e bonificata e diventerà un maxi parcheggio a cui sarà affiancata una navetta per portare in centro chi vi lascerà l’auto.

Visto che solo per la linea ferroviaria Nettuno, Anzio Roma, si spendono mediamente 300.000 euro l’anno per riparare i danni, ci pare una iniziativa da sottoscrivere. L’unico problema è che non vorremmo che queste iniziative che nascono come servizi per la collettività, aperte all’interesse e al contributo di tutti, questa come i Centri Commerciali Naturali, vengano trasformate in esclusive possibilità di businnes commerciale, tralasciando invece tutti gli altri attori indispensabili sia nelle intenzioni che nel proficuo sviluppo dei progetti.

Allora vogliamo ricordare al sindaco di Anzio quali sono le possibili destinazioni, oltre a quelle riguardanti le attività commerciali: attività di volontariato e associazionismo no profit che opera nel campo dei servizi sociali, attività di turismo naturalistico e ecocompatibile,  imprenditoria giovanile indirizzata a servizi per la collettività, attività artigianato locale, attività culturali.

D’altra parte ad Anzio c’è già un prodromo di questa iniziativa, ovvero la stazione di Villa Claudia. Su sfondi verdi ed azzurri si stagliano scene agresti, animali, figure giovanili dipinte con grande professionalità da Costantino Casella, in arte "Zampetta", uno dei writer più noti fra Anzio e Nettuno e bisogna dire che da quando ci sono questi graffiti concordati con le Ferrovie e l’insediamento degli amici di “Scaccomatto”, nessuno si è più permesso di fare scarabocchi sui muri e la stazione è certamente più pulita e controllata. Per dirla tutta bisogna anche aggiungere che l'allora assessore al Turismo, Sebastiano Attoni – avviò un confronto con le Ferrovie proprio per la gestione delle stazioni dismesse. Fu interessante e all’avanguardia anche l'affermazione di Attoni che individuava la soluzione di tante situazioni di forte degrado  nella scelta di darne la gestione ad associazioni riconosciute e serie.

Credo che questa sia la strada da percorrere per tutti quegli interventi che hanno l’intento di riportare i cittadini a godere delle strutture, delle piazze, del verde oggi difficilmente usufruibili dagli abitanti dei vari quartieri. Però bisogna pubblicizzare al massimo queste iniziative perché diventino patrimonio della città e non “opportunità per pochi” con lo scopo di un connubio di volontà e di  impegni, pubblici e privati, con unico comune obiettivo la salvaguardia e il potenziamento della natura, della cultura ed dell’etica sociale. Ciò per migliorare le condizioni ambientali  e tentare di qualificare le periferie del litorale, conferendogli “attrattività” e socializzazione invogliando la fruibilità sociale. In pratica la declinazione della "sussidiarietà orizzontale", ovvero della politica che viene incontro alle esigenze della popolazione che non sono solo quelle della rappresentanza, ma anche della condivisione e della partecipazione a progetti qualificanti e di grande prospettiva per il futuro.

Chissà, se tutto va come dovrebbe andare, forse fra qualche anno, non solo non avrò paura di entrare in una delle nostre piccole stazioni locali, ma farò del treno il mio primo mezzo di locomozione. E anche voi.

28-01-12