A chi giova questa "anomala" crisi?.                Dai diritti ai doveri andata e ritorno.

In altre occasioni da queste pagine ho sostenuto la sempre più impellente necessità di pensare e proiettarsi  verso un vivere più sostenibile ed equo, pur in contrasto con il senso comune politico corrente, che pone l'aumento del livello di vita rappresentato dall'aumento del PIL, come obiettivo di ogni società moderna.

L'aggettivazione sostenibile allude anche alla necessità di organizzarsi collettivamente in modo che l’eventuale diminuzione della produzione di beni non costituisca riduzione dei livelli di civiltà. Questo partendo dall’assunto principale e ineluttabile che le risorse naturali sono limitate e coloro che pretendono di usufruirne sempre di più. Allora, non essendo immaginabile un sistema votato ad una crescita infinita, il miglioramento delle condizioni di vita dovrebbe essere ottenuto senza aumentare il consumo ma attraverso altre strade che possano cambiare l’attuale paradigma dominante, ovvero della necessità di aumentare i consumi per dare benessere alla popolazione.

Ciò che non ha fatto l’intelletto e la convinzione, sembra sia riuscito alla necessità e all’obbligo. La crisi che abbiamo davanti e che è disegnata a tinte fosche obbliga le persone a scelte di riduzione della qualità del loro livello di vita. Quella che ci troviamo davanti è una decrescita non come scelta consapevole ma come decrescita forzata ed ingiusta.

Spesso da questo sito sono partiti inviti alla collaborazione e al rispetto, degli stranieri ma anche degli italiani, delle regole di questa nostra società. Molte volte abbiamo ricordato che oltre alla carta dei diritti  si doveva aver sempre presente anche quella dei doveri, ma non è sopportabile che ai diritti si cambi natura  e divengano  concessioni se non addirittura carità.

Perché in questa crisi c’è chi sta annegando, ma c’è anche chi se ne può fregare e fare affari più grandi. C’è chi riceve sovvenzioni ed aiuti e chi non arriva alla terza settimana del mese che non riceverà niente, anzi vedrà nuovamente aumentare le disuguaglianze. Perché qualcuno da questa strana crisi ci guadagnerà, e sono le imprese di utilità, cioè quelle che vendono beni di cui nessuno può fare a meno, quelle che con la scusa della crisi ottengono sovvenzioni statali, le aziende che strizzano l´occhio ai tanti milionari e producendo beni extra lusso e quelle che invece alleviano i bisogni dei meno abbienti (dalla produzione di mega yacht ai discount).

Insomma a pagare il conto di questa crisi, non certamente provocata da loro, sono proprio i cittadini comuni. In compenso c’è chi nella crisi naviga lo stesso, e navigherà sempre, se non cambia la consapevolezza dei cittadini. Sono, per esempio:

  •    Le banche che hanno sbagliato, ma ottengono sovvenzioni senza che nessuno sia chiamato alle proprie responsabilità;

  •      I promotori finanziari che hanno spacciato azioni “malate” e che resteranno al loro posto;

  •       I politici, che fino a qualche giorno fa hanno invitato i cittadini e i comuni a perseguire la finanza creativa, che hanno creato inutili contrapposizioni e lotte intestine nel Paese, ma che, nonostante il disagio complessivo, si aumentano gli stipendi di 600 euro (quelle che non prende un ricercatore);

  •    I grandi manager e gli imprenditori senza rischi (che paghiamo noi, vedi Alitalia) se è vero che a Fantozzi sono stati promessi 15 milioni di euro;

  •   I tanti appartenenti alle varie caste che, in monopolio e protetti, continuano a dissanguare i cittadini;

  •  Gli evasori parziali e totali che, assieme alle mafie bruciano il 26% dell’intero PIL (una cifra mostruosa);

  •   I vari furbetti del quartierino che vivono di sotterfugi, di consulenze ed incarichi, e me ne sarò sicuramente scordato qualcuno.

TUTTA LA RESTANTE POPOLAZIONE RESTA IN SOFFERENZA.

Qualcuno potrebbe pensare che l’anomala crisi, in realtà tocchi, chi più chi meno, tutti. Invito questi ingenui cittadini ad andare a vedere se sono diminuite le barche e gli yacht ormeggiati al porto o se sono diminuiti gli acquisti nei negozi delle grandi firme a Roma, o se i viaggi internazionali per le vacanze di Natale nei mari caldi siano in crisi. Diminuisce invece l’acquisto dei beni di consumo di quasi tutte le famiglie italiane e gli aiuti che il nostro governo ha messo in campo su questo versante, pur se nella direzione giusta e forse anche bilanciati, sono altamente insufficienti fino a diventare irrilevanti economicamente e scandalosi dal punto di vista sociale, una ulteriore tappa del progressivo smantellamento dello stato sociale di diritto che va degenerando in indistinti, confusi e inaffidabili benefici non strutturale, erogati quando, come e se vogliono: un metodo appena giustificabile in una situazione di guerra''.           (Vedi anche cosa è la social card)    

 

Giancarlo Testi

 

                                                             Ultimo aggiornamento: 21-08-09