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di Giancarlo Testi Ma c'è proprio da stupirsi se il cittadino italiano in questo momento sia fuori di senno? Ha dovuto assistere ad anni in cui ha governato il sopruso, ha visto le leggi dello Stato viziate e pregiudicate, corrotte e compromesse, applicate e assoggettate a beneficio del più forte, del ricco e del potente di turno. Poi ha sperato in un forte cambiamento, in una discontinuità che invece non è mai venuta. Ed ha visto il sistema politico sempre più lontano, corrotto ed affarista nel quale la fanno da padroni assoluti ed incontrastati furbetti, impostori, ciarlatani, i peggiori carrieristi e gli arrivisti più cinici e spregiudicati. Non c'è da stupirsi. Non c'è da stupirsi, a meno di far parte di una delle poche categorie privilegiate, se è maturata una certa irrefrenabile avversione e un forte disprezzo nei confronti di un sistema autoreferente, sostenuto solo da giornalisti ed intellettuali, sempre gli stessi, che ne celebrano il "successo" nei soliti teatrini televisivi e da chi ne ha profitti. Se vede una stampa succube e schierata che vive grazie ai finanziamenti dello Stato (altra truffa) ma che non riesce a dare un minimo di informazione libera e pluralista. La classe dirigenziale del Paese vive nella sua "torre d'avorio" e non comprende o non è interessata al degrado che sta producendo, al disagio che diventa sofferenza e continua a sottovalutare il male che sta producendo e non calcola che i quotidiani episodi di oppressione e di ingiustizie, di sopraffazione e di corruzione alla fine possono indurre al disagio che diventa rabbia fino ad arrivare ad episodi di vera violenza e di vero odio. Il Manzoni nei "Promessi sposi" scrive una frase che dovrebbe far riflettere: "i provocatori, i soverchiatori, tutti coloro che, in qualche modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento a cui portano gli animi degli offesi". Nel romanzo, infatti, dopo aver appreso che il suo matrimonio con Lucia è impedito per volere di don Rodrigo, la reazione del pacifico Renzo è quella di realizzare tremendi propositi di vendetta. E allora quale dovrebbe essere lo stato d'animo di un abitante del litorale che: - ha dovuto subire questa politica dei sopruso e adesso apprende dai giornali che, mentre tutte le attività sono in crisi e non vede prospettive favorevoli per l'impiego dei figli, continua invece prosperosa l'azienda mafiosa con un utile pari a 90 miliardi di euro l'anno, una cifra equivalente a cinque manovre finanziarie; - vive nella paura, alimentata quotidianamente dall'informazione, di furti ed aggressioni; - abita in comuni dissestati sia dal punto di vista del degrado che economicamente; - vede i suoi guadagni ogni giorno sempre più inadeguati alle necessità reali; - sente i politici locali che ci vogliono spiegare il futuro di Nettuno, dopo che con il loro passato hanno pregiudicato anche il nostro presente. Cosa dovrebbero pensare? Io credo che dovrebbero rendersi conto che la situazione attuale di incertezza, precarietà e dissesto, è il risultato dell'azione di personaggi precisi, con un nome ed un cognome, con strutture e sostenitori. Ci hanno lasciato un debito che ora noi dovremo pagare. Ma ancora frequentano i palazzi della politica, ancora sperano di poter tornare a governare, si ripropongono. E' vero che gli italiani, in genere, hanno la memoria corta, ma in questo caso sarebbe troppo. No questa volta dobbiamo prendere coscienza e pensare ad un futuro diverso e migliore, fatto di persone migliori, sensibili ai problemi della città e dei cittadini, consapevoli e moralmente ineccepibili. Poi sarebbe importante un impegno anche dei cittadini comuni, aiutando a far rinascere il litorale, magari impegnandosi nell'ambito della sussidiarietà orizzontale. Ma perchè tutto questo si realizzi è necessario innanzi tutto compiere un'azione imprescindibile. I personaggi che ci hanno portato in queste condizioni e chi all'opposizione ha consentito tutto questo a casa. Tutti a casa.
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Ultimo aggiornamento: 29-11-08