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Globalizzazione,
competizione mondiale, delocalizzazioni, complessità, volatilità e
variabilità sono locuzioni ormai note ai più e comunque, che si conoscano o
no i termini, indicano fenomeni che hanno determinato forti cambiamenti nel
mercato del lavoro e nel nostro modo di vivere quotidiano. Sono anche temi
costantemente dibattuti in termini di politica generale, in quanto
condizionano anche l’economia produttiva di tutti i paesi, e che influiscono
sul nostro futuro e, principalmente, potranno condizionare moltissimo quello
dei nostri figli. Già stiamo vivendo un forte cambiamento nel mondo del
lavoro perché le aziende, non pronte alla pianificazione delle proprie
attività su un arco di qualche anno, con margini di incertezza e rischiosità
sempre maggiori circa i rendimenti e gli investimenti, sono in difficoltà e
tutti questi fenomeni si sono tradotti in un mercato del lavoro dominato
dall’insicurezza, dalla precarietà. Chi ha un figlio che cerca un lavoro
conosce bene questo problema.
Proprio per queste
difficoltà, oltre che per la loro collocazione geografica,
comunità come Nettuno ed Anzio dovrebbero curare di più e meglio il settore
turistico. I nostri amministratori o commissari
continuano a sostenere che il litorale sud esercita un ruolo importante nel
panorama turistico italiano ed europeo e che Anzio da cinque anni
consecutivi è detentore della Bandiera Blu. A noi sembrano invece parole di
circostanza, come la frase pronunciata tra una mangiata ed una riunione da
tanti sindaci ed assessori per risolvere il problema: “abbiamo vocazione
turistica”. Ma la vocazione da sola non basta,
il turismo ha bisogno di altro. Pensate alla
situazione di Napoli in questo momento, avrà anche la vocazione al turismo
ma le immagini dell’immondizia sulle strade sta facendo il giro del mondo e
non basterà la famosa frase “basta che ce sta o sole, basta che se sta o
mare” a far venire i turisti. E il tema della raccolta dei rifiuti non va
sottovalutato, nemmeno da noi. Anche le bandiere blu lasciano il tempo che
trovano. Tutti ormai sanno che si ottengono per candidatura spontanea dei
comuni
interessati, che devono autodichiarare di aver raggiunto alcuni obbiettivi
di sostenibilità ambientale: piste ciclabili, depurazione delle acque,
arredo urbano, attenzioni per i diversamente abili, gestione dei rifiuti ed
altro. Le cittadine che hanno realmente questi requisiti non sono
interessate ad averne un riconoscimento formale, perché il riconoscimento ce
l’hanno dall’affluenza e dalla soddisfazione dei loro turisti, vedi per
tutte la Sardegna.
Il turismo è scienza dell'accoglienza, dei
servizi e dell'intrattenimento.
Premesso che le bellezze ambientali le abbiamo manca …. solamente quasi
tutto il resto.
Nettuno ad Anzio sono cittadine
vicinissime a Roma e il rischio sempre più grande, specie adesso che stanno
nascendo interi nuovi quartieri, e il relativo minor costo degli alloggi, è
quello di diventare per sempre la periferia di Roma,
il dormitorio obbligato, senza prospettiva e con tutti i difetti della
metropoli. Hanno bisogno di un rilancio che non ci può essere se non passa
da alcune priorità. E’ urgente un progetto comune, condiviso anche a livello
nazionale, con il coinvolgimento attivo dei soggetti
pubblici e privati, l'elaborazione di operazioni di sviluppo ad ampio
respiro che coinvolgano tutto il territorio e tutte le attività, ma
soprattutto fare una seria valutazione sul livello
delle proprie infrastrutture e sui servizi offerti. Senza
infrastrutture adeguate non si può ipotizzare nessun progetto e tutti
sappiamo in che condizioni sono le strade e le ferrovie. Non ci sono centri
congressi ed intrattenimenti
(a Nettuno non esiste non dico un
campo da golf o una discoteca, ma nemmeno un cinema). In
questi anni non si è riusciti a salvaguare le coste dallo scempio
immobiliare, e nel contempo non si sono attratti nemmeno i turisti.
Il turismo è quasi un
prototipo delle tendenze nella nuova società aperta: ha in sé i germi per il
suo progressivo esaurimento e per la sua saturazione; ha una capacita
intrinseca di autodistruggersi, di annientarsi, di degradare l'ambiente.
Perché questo ciclo non sia ineluttabile, bisogna che l'uomo intervenga
attivamente, coscientemente, costantemente, per aumentare la sostenibilità
del turismo, per poterlo far durare nel tempo senza diminuire il suo livello
qualitativo per residenti e ospiti. Questi comandamenti devono essere
assimilati dagli amministratori e fatti comprendere a tutti gli
amministrati. Deve essere chiaro che i tre elementi che costituiscono il
turismo, popolazioni locali, ambiente locale e turisti, sono nello stesso
tempo reciprocamente fruitore e risorsa assumendo così molteplici vesti. Se un turismo qualificato attrae la capitalizzazione
portata dai turisti, tutta la comunità ne risente positivamente, non solo le
strutture alberghiere o gli stabilimenti balneari. Ma la
sostenibilità del turismo non può venire da una manutenzione rigida, da una
conservazione fissa e non evolutiva, dalla resistenza ai cambiamenti.
Bisogna fare squadra, ricercare il consenso sulle scelte, ricorrere anche
alla sussidiarietà orizzontale che prevede il
coinvolgimento attivo dei cittadini, magari tramite le associazioni.
Predisporre la Carta di Valorizzazione del Territorio per migliorare la
qualità dell’offerta turistica e sensibilizzare tutti gli operatori circa la
necessità di “fare sistema”.
I residenti vogliono
vivere in città belle, pulite e controllate.
I villeggianti desiderano trovare conforto,
svago e qualità. Ma perché ciò avvenga c’è necessità di un intervento serio.
Riusciranno i nostri amministratori, magari pungolati dalle nostre critiche,
a compiere questa transizione, a scostarsi da problemi generali e lontani
che dividono e non consentono di operare scelte condivise e a ritornare a
fare politica ripartendo dalla propria comunità di riferimento ?
Riusciremo
a capire che da paese a vocazione turistica si deve passare a paese di
attrazione turistica?
Giancarlo Testi |