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Si accusa il Presidente della regione
Bassolino, che ha le sue colpe perché è stato anche commissario per quattro
anni, ma come si spiega che a Salerno, ma anche a Portici, non hanno questo
problema? Bassolino è presidente di tutta la Campania. La Iervolino si tira
fuori e accusa altri e del Commissario straordinario per l’emergenza rifiuti
Pansa (regolarmente pagato per risolvere il problema) non si parla neppure.
E sembra di vivere in un incubo, ma le strade piene di maleodoranti rifiuti
sono reali, davanti agli occhi di tutti.
Ci viene da pensare allora a come siamo messi
ad Anzio e Nettuno sul fronte dello smaltimento rifiuti e un brivido ci
percorre la schiena. Nelle nostre cittadine esistono i prodromi di un
disastro che potrebbe arrivare in qualsiasi momento. La strategia sembra
vecchia e pericolosa perché assomiglia molto a quella in vigore a Napoli:
raccolta indifferenziata e smaltimento in discarica.
Di altre cose si dovrebbe invece parlare
iniziando dalla principale: una forte campagna di comunicazione per cambiare
e far cambiare mentalità, opinione e comportamenti a tutti. Le statistiche
riferite al 2004 dicono che mediamente in Italia si producono ogni anno più
di 650 Kg di rifiuti per abitante e si devono trovare delle soluzioni se non
si vuole essere sommersi dalla nostra stessa immondizia. Il Lazio è la
regione che più delle altre non ha ancora cambiato marcia e usa innanzi
tutto le discariche.
Forse c’è la necessità di un recupero di
responsabilità, almeno di fronte a questioni così rilevanti e anche
pericolose sia per l’ordine pubblico che per la sanità, per non parlare
delle casse dello Stato. Noi siamo l’unico Paese che esporta (pagando)
immondizia alla Germania che la tratta e ne ricava combustibile (che ci
rivende). Per qualche sprovveduto questo potrebbe sembrare un paradosso, ma
è la cruda realtà. Allora cerchiamo di capire con l’aiuto di un esperto di
una persona che il problema lo conosce il dott. Maruca Biagio, tra l’altro
Presidente della Nimpha onlus, associazione ambientale culturale che
sta aprendo una sezione territoriale anche ad Anzio e Nettuno, quale
dovrebbe essere la nuova strategia sulla gestione dei rifiuti. Cerchiamo di
percorrere una specie di filiera virtuosa. Iniziamo, dalla necessità di
ridurli.
“Nell’ultimo convegno tenutosi a Nettuno e
in varie sollecitazioni rivolte ai comuni di Anzio e Nettuno, ma anche di
Ardea e Pomezia, l’associazione Nimpha onlus ha suggerito quelle che
dovrebbero essere le strade virtuose da intraprendere per stabilizzare il
problema, prevedendo un’unica piattaforma del differenziamento, certo però
che il primo punto è quello di mettere in campo una politica di
riduzione dei rifiuti.
Poi forse sarà necessario passare il prima
possibile alla raccolta differenziata, magari quella “porta a porta” con
l’aiuto di isole ecologiche, ecocentri o impianti di recupero.
“La raccolta differenziata , peraltro
prevista dal D.L. 152/06, e probabilmente obbligatoria dopo l’emanazione
delle ultime norme governative, è un passaggio obbligato e siamo casomai in
ritardo.
Il riciclo diventa importante per selezionare
e differenziare quanto raccolto in maniera differenziata perché, per
esempio, alcune materie come il legno si possono vendere alle aziende per
farne truciolato, altre possono essere trattate con impianti di
compostaggio, mentre la maggior parte può essere trattata con impianti CDR
per realizzare combustibile derivato dai rifiuti o eventualmente dagli
impianti di termovalorizzazione per produrre energia (anche se questi ultimi
sembrano meno economici e più pericolosi se non monitorati costantemente).
“Le operazioni di riciclo e di smaltimento
dei rifiuti devono prevedere: il riciclo/recupero di sostanze organiche non
utilizzate come solventi (comprese le operazioni di compostaggio e altre
trasformazioni biologiche), di metalli, il riciclo recupero di altre
sostanze inorganiche, la messa in riserva di rifiuti per sottoporli a
trattamento con il principio della dissociazione molecolare. Le operazioni
di smaltimento devono prevedere: il trattamento biologico, il raggruppamento
preliminare, il deposito preliminare. In questo modo avremo un impianto così
articolato: accettazione, conferimento e lavorazione, impianto trattamento
rifiuti organici, impianto trattamento rifiuti secchi, stoccaggio.
Attraverso la nostra associazione, la Nimpha che è una onlus pronta a
collaborare con tutte le amministrazioni per contribuire a migliorare il
nostro territorio e l’ambiente in cui viviamo, abbiamo predisposto una
piattaforma completa che prevede tutte le complesse sfumature che questo
serio argomento comporta e che è difficile spiegare in poche parole. Abbiamo
previsto tutte le fasi necessarie alle strutture con indicazione anche degli
spazi necessari, fino al dimensionamento delle apparecchiature
elettromeccaniche e delle aree di stoccaggio del materiale. Studiato e
schematizzato sia l’impianto per il compostaggio di qualità che l’impianto
per il trattamento della frazione secca”.
A questo punto se si applicasse questo
percorso virtuoso e si abbattessero i monopoli privati a totalità di
capitale pubblico potrebbe diventare anche conveniente. Resta lo smaltimento
dei residui che possono aggirarsi al 15% 20% che se bioseccati dovrebbero
essere materiali inerti e non tossici.
“Una volta fatta la raccolta
differenziata, effettuate le operazioni di ricezione e controllo adibita ad
effettuare le operazioni di pesatura del mezzo conferente, e a verificare la
validità dei documenti autorizzativi e delle bolle ecologiche di accompagno
e di conferimento diviso in due aree di scarico dei materiali da avviare a
ciascun reparto di lavorazione, si arriva allo stoccaggio. Resta lo
smaltimento finale dei residui, di quelli considerati più pericolosi,
e c’è una soluzione tecnica è già ampiamente sperimentata e
funzionante da oltre 10 anni negli Stati Uniti, e fa della semplicità
l’elemento più rilevante, insieme con emissioni ridottissime, con
assenza di diossine e impatto ambientale trascurabile. Tutto ciò è possibile
in quanto non si brucia il rifiuto, con tutte le conseguenze di complessità
e pericolosità del sistema, ma si gassifica il prodotto organico in reattori
primari statici con il solo intervento della temperatura a circa 500 °C. Da
ciò si ottiene sin-gas, cioè gas comburente sintetico, formato
prevalentemente da H2, CO, CH4, che, inviato in una camera secondaria in
presenza di solo ossigeno, brucia come un comune gas. Dato che nella camera
primaria si possono aggiungere sorbenti per la cattura del cloro ed in
camera secondaria il sin-gas viene bruciato con ossigeno i fenomeni di
formazione delle diossine sono quasi del tutto assenti e le emissioni degli
altri macroinquinanti e microinquinanti sono ridottissime. L’impatto
ambientale è trascurabile perché tutto il processo viene risolto
nell'ambito dell'impianto, che richiede un' altezza massima dell’edificio di
10 metri, ed inoltre il sistema è altamente redditizio in quanto può
produrre energia elettrica in parte incentivata con i certificati verdi per
la frazione biogenica presente nel rifiuto. Con questa tecnologia il
problema dei rifiuti di Napoli potrebbe essere risolto in modo innovativo e
pulito in un tempo di 6 mesi, consentendo in un primo tempo la immediata
distruzione dei rifiuti ed in un secondo tempo il recupero energetico con
alti ritorni economici.
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Ringraziamo il dott. Maruca e la Nimpha
onlus e speriamo di aver dato un contributo alla comprensione e una
spinta a muoversi in direzione positiva. Intanto il governo potrebbe
pensare a strumenti di supporto come : la reintroduzione di vuoti a
rendere in vetro e l’imposizione di una tassa cauzionale anche per i
contenitori in altro materiale, la promozione di punti vendita di beni
liquidi sfusi “alla spina”, la sostituzione degli imballaggi a perdere
in soluzioni applicative più ecocompatibili, cassette per il settore
ortofrutticolo e imballaggi per elettrodomestici a rendere in
sostituzione di quelli in polistirene e polistirolo e riduzione degli
imballaggi per le bibite soprattutto nell’ambito della ristorazione
collettiva, l’incentivazione al compostaggio domestico, una campagna di
formazione per gli operatori e di sensibilizzazione per tutti. Qualcuno
potrà pensare: ma tutto questo è prevedibile e possibile in Italia? La
risposta è una sola: molte città, quasi tutte quelle del centro nord da
anni già si comportano in questo modo, non parliamo dell’Europa, il
problema è di alcune realtà a macchia di leopardo, ma principalmente del
sud, che sembrano insensibili a questo problema. Poi però, se non si
danno una mossa, un giorno si sveglieranno e si accorgeranno di essere
sepolti dall’immondizia. Vogliamo fare questa fine?
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