Per
la scadenza del prossimo 12 novembre, l’amministrazione ha individuato una
griglia composta da quattro proposte che vengono sottoposte al vaglio della
popolazione tramite un questionario per poter individuare l’intervento più
urgente e sentito.
Quattro le possibili scelte:
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sistemazione delle strade esterne al centro urbano,
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rifacimento e riqualificazione di piazza Garibaldi;
-
sistemazione di piazzale San Rocco;
-
progettazione e realizzazione sperimentale viabilità urbana (norme
dissuasione velocità veicolare centro cittadino).
La
proposta che otterrà maggiore consenso sarà quella che il Comune presenterà
alla Regione per il finanziamento.
Il
sindaco
Alessio
Chiavetta
e il presidente della Commissione
Fabio Tofani
hanno
sottolineato che per la prima volta si ricorre a strumenti partecipativi,
perché come per il bilancio partecipato, anche su tutte le questioni
riguardanti la vita della città saranno sentiti i cittadini che si vorranno
esprimere, o singolarmente o tramite i comitati di quartiere e le
associazioni che già hanno presentato numerose proposte riguardanti la
collettività. Si va verso una
“partecipazione dal basso”,
molto importante perché potrebbe contribuire a non commettere più errori
come quelli fatti per la piscina comunale o il teatro, dove sono stati spesi
ingenti capitali per opere non realizzabili.
L’incontro promosso dalla commissione, anche se, essendo il primo abbastanza
confuso, deve essere accolto positivamente e farci però anche ragionare
sull’attivazione dei cittadini. Anche il rimpianto Giorgio Gaber cantava che
“libertà è partecipazione” e credo che nessuno possa mettere in discussione
questa importante affermazione, ma non è che i cittadini non attendano altro
che la possibilità di poter partecipare, specie fra i soggetti più poveri e
più deboli si frappongono numerosi e fortissimi disincentivi di ordine sia
psicologico che sociale che li escludono da un processo di discussione
aperto che non si risolve quindi prevedendo per loro luoghi ed opportunità
di partecipazione.
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Nel nostro territorio, ma anche nella politica italiana,
c’è l’abitudine alla delega e una scarsa cultura partecipativa. E’ evidente
a tutti, e la grande partecipazione alla No Tav o alla nuova Caserma
americana a Vicenza, contro la discarica di Pianosa, o contro la Turbogas,
restano segnali evidenti, che i cittadini sono più propensi ad attivarsi
quando vengono direttamente e personalmente coinvolti da qualche problema.
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Anche la grande maggioranza degli intervenuti all’incontro con la
Commissione Decentramento e Partecipazione, provenienti dal quartiere
Sandalo che ha un problema e un progetto, ne sono la dimostrazione
tangibile. Certamente gli amici abitanti a Sandalo avranno tanti problemi,
come il loro rappresentante ha fermamente evidenziato, e l’intervento
previsto sarà giustificato, ma bisogna stare attenti a
non
commettere l’errore di accettare come soluzioni favorevoli e percorribili
quelle che realizzano degli accomodamenti e soluzioni di compromesso.
Bisogna avere coscienza che solo la
mediazione,
a cui l’amministrazione non deve mai abdicare, è sempre l’unico fattore che
previene lacerazioni e conflitti. Insomma la partecipazione non è la panacea
di tutti i mali, il vestito per tutte le stagioni, valida indipendentemente
dalla natura dei problemi, degli attori e delle soluzioni da raggiungere. E’
invece una possibilità importantissima di libertà collettiva se accompagnata
dallo sviluppo di strumenti, risorse e metodologie che consentono di
adoperare in maniera corretta le esperienze partecipative.
Se non si
vuole svuotare di contenuto il concetto di partecipazione è necessario
innescare strategie complesse di motivazione e di coinvolgimento fino ad
arrivare a dare forza alla gente per farla sentire di “essere in grado di
fare”.
Nel passato queste strade non sono mai state percorse, il terreno è vergine
ma le insidie molte.
Giancarlo Testi