Il fatto:
Il convegno promosso dal Pd di Nettuno sul nucleare ha evidenziato una
cosa sconvolgente: la sicurezza
in tutte le centrali nucleari, ma non solo, è del tipo “probabilistico”,
insomma è legata al caso. Può succedere qualcosa, ma probabilmente no. Ma
quella scarsa probabilità va misurata con le conseguenze disastrose che può
provocare. I danni possono essere incalcolabili. Vasti territori contaminati
per migliaia di anni, la salute degli abitanti e di un numero indefinito di
generazioni future a rischio, malattie che si sviluppano negli anni e
malformazioni nei nuovi nati. Questo è già accaduto e allora sta a noi
imparare la lezione, agire davvero secondo il principio di precauzione,
ispirare i nostri comportamenti, le nostre politiche, le nostre attività
economiche inclusa la produzione di energia alla necessaria umiltà nei
confronti della natura e al rispetto dell`ambiente per noi e per le
generazioni future. Nonostante le ammonizioni che sono venute da numerose
centrali nucleari, ultimo quello catastrofico di Fukuschima, in Italia il
governo ha tentato per giorni di negare la realtà per poi dichiarare una
moratoria di un anno rispetto al proprio piano nucleare. Parole mentre gli
atti, come il decreto sui criteri per la localizzazione dei siti, stanno
continuando il loro percorso. Opportunismo sulla pelle dei cittadini, un
tentativo di distrarre dal referendum? Forse. Sta di fatto che il nostro
territorio è fortemente interessato da questo problema, visto che l’ex
centrale nucleare di Borgo Sabotino potrebbe essere una di quelle che il
governo vorrebbe riattivare in qualche modo e che comunque sembra stoccare
al suo interno barre di uranio e scorie varie.
Commento: Seguo con grande
attenzione e anche una certa preoccupazione la questione riguardante le
fonti inquinanti e l’enunciazione di una grande
voglia di un ritorno al nucleare. Mi ha sempre disturbato una certa
insofferenza, anche dei cittadini, rispetto ad un problema serio, visto che
la nostra Regione e in particolare il nostro territorio sono oberati di
servitù militari, centrale nucleare, deposito di scorie,
termovalorizzatore, discariche, e, infine, dalla Turbogas.
Allora la
prima riflessione che mi viene in mente è: ma qualche anno fa non avevamo
votato contro le centrali nucleari?
Allora
forse si deve ammettere che ormai, non esistendo più opposizioni e volontà
popolare. I valori perseguiti ormai sono altri ed hanno molto a che fare
con il guadagno.
E
i cittadini, specie dopo il disastro di Fukushima, tornano ad essere
preoccupati e a cercare di saperne di più rispetto alle centrali nucleari,
che oggi tornano ad essere viste come vere e proprie “bombe ad orologeria”.
Convegno sul nucleare, intervento di Giacomo
Menghini:
E’ toccato al nuovo segretario del Pd di
Nettuno, introdurre questo importante argomento, specie per chi sta a soli
12 km dalla vecchia centrale di Borgo Sabotino. “Dopo 25 anni dalla sua
chiusura, - ha dichiarato Menghini - non si è ancora concluso il suo
smantellamento, che richiederà almeno altri 19 anni. Nel frattempo migliaia
di metri cubi di rifiuti radioattivi attendono da anni di essere conferiti
in un non precisato Deposito Nazionale. Questa presenza oscura “nel nostro
giardino”, quasi sempre dimenticata, ridestata dall’attualità, torna
prepotentemente a ricordarci tutta la sua potenziale distruttività.
Vogliamo parlare con i cittadini di scelte fatte sulla loro pelle, che hanno
condizionato e condizioneranno per moltissimi anni diverse generazioni.mIl
Partito Democratico ha sempre espresso con forza, anche in tempi non
“sospetti”, la contrarietà al piano di ritorno al nucleare voluto dal
governo Berlusconi – ha continuato il segretario del Pd - e lo
ripetiamo da mesi e con motivazioni tutt`altro che ideologiche. Secondo il
piano approssimativo del governo dovremmo importare una tecnologia vecchia e
non ancora sperimentata, sopportare costi altissimi e per di più incerti,
tempi lunghissimi di realizzazione degli impianti senza alcun piano certo di
gestione delle scorie radioattive, neppure di quelle già esistenti nelle
centrali non ancora smantellate. Il ritorno al nucleare voluto dal governo è
una scelta sbagliata che non ha il consenso dei cittadini e che tanto più va
ripensata ora. La tragedia giapponese dimostra con chiarezza un fatto
semplice e terribile: non è eliminabile il rischio di un incidente in una
centrale nucleare. Neppure nel paese più attrezzato al mondo contro il
rischio di terremoti e maremoti”.
Professor Romolo Infusino: ”E’ poco probabile
che accada un evento simile a quello di Chernobil o di Fukuschima, così come
è poco probabile che si verifichino incidenti di altro tipo in una centrale
nucleare che rispetta tutte le norme di sicurezza. Poco probabile ma non
impossibile”.
Professor Roberto Vacca:
Anche il professor Roberto Vacca ha posto il problema della sicurezza,
ricordando però che essa è anche legata alla professionalità e al giusto
controllo degli addetti. E rispetto a ciò diventa fondamentale lo studio, la
ricerca, lo sviluppo, le scuole avanzate, tutte questioni che in Italia
vengono ignorate, anzi a cui si tagliano le risorse.
Ermete Realacci:
Ha chiuso il convegno l’intervento
di Ermete Realacci che ha ricordato quale sia la fonte di energia più
rinnovabile ed efficiente, ovvero la mente umana, supportata dallo studio e
dalla ricerca. Poi ha evidenziato che “esistono tipi diversi di nucleare,
ma che, in occidente, questo si è fermato per un motivo semplice: costa
troppo. Costa tantissimo costruire una centrale nucleare, pochissimo
gestirla, ma tantissimo chiuderla e gestire le scorie. Non ci dobbiamo
scordare che ancora tutti stiamo pagando, in bolletta, lo smaltimento delle
scorie del passato (circa 300 milioni all’anno). In Italia però sembra non
si voglia invertire la rotta. Persino il professor
Umberto Veronesi
si
è gettato in una battaglia incomprensibile. Dopo una vita spesa nella
ricerca sul cancro, nella lotta per stili di vita più sani e contro la
presenza di agenti cancerogeni nell’ambiente, improvvisamente, un paio
d’anni fa, ha scelto di schierarsi
proprio con quello che pareva dover essere il suo ‘nemico’ principale,
accettando addirittura la presidenza dell’Agenzia per la Sicurezza Nucleare
e propugnando la costruzione di nuove centrali sul territorio nazionale,
ribadendo questa sua scelta anche di fronte alla catastrofe di Fukushima.
Lui ha detto cose da vergognarsi, affermando, per esempio, che avrebbe
tranquillamente dormito in una stanza piena di scorie”.
Conclusione: sembra di capire che
non esista un nucleare sicuro o a bassa produzione di scorie. E, come
sostiene anche Carlo Rubia, esiste un calcolo delle probabilità, per cui
ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente
aumenta con il numero delle centrali.
Allora la domanda è: vale la pena percorrere
una strada così rischiosa, piena di incertezze e di pericoli? Forse,
veramente no!