Nucleare no grazie

Questa settimana voglio toccare un tema assai delicato, quello che riguarda la nostra salute che spesso viene messa a repentaglio da chi tende a  sfruttare qualsiasi opportunità, spesso illegale, per far soldi e fregarsene della cosa pubblica e delle persone. In questi giorni stanno venendo a galla delle verità già conosciute, ma sottaciute, riguardanti le “navi dei veleni”, i problemi delle centrali nucleari, delle scorie, della lenta ma inesorabile agonia della terra a causa delle nostre scelte scellerate che ricadranno sulle generazioni a venire. Ma ormai sembra che, come in un videogioco,  la gente si creda invincibile e prevaricatrice di tutte le regole che dovrebbero sovraintendere la nostra vita. Eppure tutti dovremmo sapere che, al contrario dei videogiochi, noi non possiamo resettare il computer e iniziare nuovamente da zero. Spesso si fanno scelte inconsapevoli e magari poi ci stupiamo pure dei risultati. Allora. per fermarsi un momento a riflettere su questi argomenti, voglio proporvi un sonetto di Giuseppe Gioachino Belli. 
 
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Nun zapete chi è mmorto stammatina?  È mmorto Repisscitto, er mi' somaro. Povera bbestia, ch'era tanto caro  da potecce annà in groppa una reggina.

L'ariportavo via dar mulinaro  co ttre sacchi da rubbio de farina, E ggià mm'aveva fatte una diescina  de cascate, perch'era scipollaro.

J'avevo detto: "Nun me fa la sesta;"  ma llui la vorze fà, pporco futtuto; E io je diede una stangata in testa.  Lui fesce allora come uno stranuto Stirò le scianche, e tterminò la festa. Poverello! m'è ppropio dispiasciuto

 

 

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                                                             Ultimo aggiornamento: 23-10-09