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Lo hanno chiamato “Nello” come il nome del Carabiniere che l’avrebbe
scoperto nell’area del Poligono militare di Torre Astura, a pochi metri dal
mare. Un metro e settanta centimetri di ossa che testimonierebbero la nostra
storia passata. Probabilmente un guerriero preistorico datato al III
millennio a.C. con uno scheletro in perfetto stato di conservazione,
rinvenuto in una tomba a fossa, e non a botticella, insieme al suo corredo
funebre formato da due pugnali con lama di selce, di una punta di freccia di
selce e sei vasi in ceramica integri. Una scoperta sensazionale, se si saprà
sfruttare e che invita ad una seria riflessione: ma quanti tesori
racchiuderà quella striscia di terra che, a
circa 60 km da Roma, "stava sul mare, a piccola distanza da esso, in un
luogo facile a difendersi", accanto ad una delle più grandi e potenti
città degli antichi popoli Volsci, il cui nome era Antium. La tomba sembra
sia stata trovata dai Carabinieri
del Reparto Operativo per la Tutela del Patrimonio Culturale, e sembra sia
stato il mare, arrivato a lambire la sepoltura a disturbarne il riposo e ha
violare una tomba rimasta inesplorata per cinquemila anni.
Questa è la realtà della scoperta, ben documentata dall’amico dott.
Bartolini nella pagina accanto, ma io vi voglio portare un attimo nella
leggenda e nel mistero. E rivolgo a voi due domande che io mi sono fatto:
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Che ci facevano i Carabinieri del Reparto Operativo per la Tutela del
Patrimonio Culturale in giro per le spiagge di Torre Astura, a piedi e in
elicottero che ”con occhio esperto hanno individuato una fenditura nel
terreno”? No è che forse stavano proprio cercando la tomba? E allora chi
li aveva avvertiti? ;
·
Ma scoprire le tombe antiche porta veramente sfortuna?
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Cominciamo dalla seconda domanda. Certamente tutti hanno visto almeno
uno dei film sulla “Mummia” di Tutankhamon che risvegliata diventa
cattivissima e si vuole vendicare di chi un giorno gli sottrasse la
vita. Quindi cerchiamo di giocare intanto con la seconda domanda,
lasciando anche da parte l’antico Egitto, ma rimanendo in Italia.
Diciassette anni fa fu fatta un’altra scoperta simile a quella attuale:
l’Oetzi,
ovvero l'uomo di ghiaccio di Similaun. “Nello” sulla costa, Oetzi in
alta montagna, nel Tirolo, potrebbero essere contemporanei e alcuni
elementi lo richiamano a prima vista, ma saranno gli studi antropologici
a dare risposte più certe. Ma una cosa è certa. |
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L’Oetzi sembra non aver ancora esaurito l'enorme
mole di informazioni che può svelarci sul nostro passato di esseri umani. Il
suo DNA è mitocondriale, cioé i piccoli segmenti di DNA si trasmettono
esclusivamente per via materna. Chissà quante informazioni potranno venire
da questo “Oetzi del Tirreno” che apre anche un nuovo capitolo sugli
insediamenti nel nostro territorio. Ma, tornando al mistero e alle leggende,
ecco alcune presunte vittime della maledizioni della mummia Oetzi,
estremamente adirato per essere stato disturbato dal suo riposo di 53
secoli.
L’archeologo Tom Loy ,
specialista in chimica molecolare è stato trovato morto mentre stava
scrivendo un libro dedicato alla mummia, dichiarando di non credere alla
maledizione che aveva ucciso altre cinque persone legate a Oetzi: Helmut
Simon che aveva trovato la mummia; Konrad Spindler, il primo che ha
esaminato la mummia; Rainer Henn, capo della missione scientifica, morto in
un incidente stradale mentre si recava ad una conferenza sulla mummia; Kurtz
Fritz, la guida alpina della missione; Rainer Hoelzl, il giornalista che ha
firmato il prelievo di Oetzi. Insomma un susseguirsi di morti che lascia
perplessi.
Ma veniamo alla prima domanda: che ci facevano i Carabinieri. Il comandante
per la Tutela del patrimonio culturale, Raffaele Mancino racconta che “
stavamo controllando la zona costiera del Lazio l’equipaggio in elicottero
dall’alto e la pattuglia a piedi…siamo stati tempestivi, un ritardo e le
maree dell’estate avrebbero distrutto tutto”. E noi crediamo ciecamente
al comandante, solo che ci permettiamo di avanzare un dubbio: i Carabinieri
non erano li per caso, ma stavano proprio cercando la tomba perché qualcuno
che l’aveva scoperta li aveva avvertiti ed infatti si sono precipitati sul
posto per combattere le onde che avevano già spostato delle ossa e portato
via i piedi.
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Se la mia ricostruzione fantasiosa, ma fino ad un certo punto, fosse
vera bisognerebbe dedurre che chi ha veramente visto per primo i resti
della tomba alla fine si è defilato. Forse questo o questi signori “X”
hanno avvertito qualcuno che poi ha gestito l’informazione. Tramite
facebook sono anche arrivate notizie in questo senso, successivamente
smentite. Sarà per colpa della presunta “maledizione” o per colpa di
pressioni diverse, sta di fatto che il guerriero ritrovato si è chiamato
“Nello”, e va bene, ma probabilmente si sarebbe potuto chiamare in modo
diverso, chissà, magari “Fulvio”, “Cinzia”, visto che potrebbe anche
essere anche una donna o meglio “Edoado”.
L' “Oetzi del Tirreno”, apre una grande possibilità per nuove scoperte e
per il turismo locale. A meno che non si riesca a sprecare anche questa
occasione. Subito in tanti hanno fatto diverse dichiarazioni, che tutte
confluiscono nel vedere il futuro museale del guerriero presso il Forte
Sangallo, che già raccoglie testimonianze antiche del territorio e
sarebbe la cornice più idonea e perfetta. |
Nel
contempo sembra che dopo l'importante scoperta, la sopraintendenza,
d'accordo col reparto dei carabinieri, stia setacciando l'area per
verificare la presenza di una necropoli. Azzardiamo che una necropoli ci
dovrebbe essere visto che nell’età del rame, periodo peraltro con pochi
esempi d’insediamento, la zona era probabilmente abitata. Ma resta il
problema del Poligono, altrimenti è a Torre Astura che si dovrebbe pensare
per un Museo esclusivo e trainante anche per la cultura e l’economia locale,
ma qui, purtroppo non si tratta di leggende e mistero, si ha a che vedere
con una realtà che vive anche queste scoperte sensazionali con
approssimazione. Speriamo bene.
Per quanto riguarda la “maledizione”, intendiamoci, noi abbiamo parlato per
caso di “Nello”, e non abbiamo niente a che fare con la sua scoperta. Noi
non crediamo a queste cose… ma, non si sa mai.
Giancarlo
Testi
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