Muore operaio
Home
Su
Muore operaio
Chiavetta licenzia Conte
Indignato
Bonino affossata
Casa Tosi
Mafia Nettuno
PDL responsabile
Nettuno la resa dei conti
Giuliano Valente
Carlo Conte
Sicilia poetry bike
Gianni Capobianco
De Magistris a Nettuno
"Nello" o "Edoardo"
Sequestrato ecomostro
Concerto stonato
Navi dei veleni
VIA LA NETTUNO SERVIZI
Gianluca Faraone
Riscatto per Singh
Nuovo teatro a Nettuno
Mondiali baseball
Alicandri Roberto
Pantastico e Neroniano
Cosa succede a Nettuno
Serenata d'amore per Nettuno
Giuliano Valente, il PdL e la Marina
Associazione pescatori Nettuno
Gemy School
Nettuno Servizi vince il lodo
Pedalata a Torre Astura
Marzoli si ribella
Minchella: un bilacio farlocco
Chiavetta abbandonato
Gemellaggi per Nettuno
PD se non ci suicidiamo
I legionari di Nettunia
Il Pdl e Mauro
Alessio Chiavetta
Inciucio o strategia
Progetto giovani
Prove di governabilità
Sospensiva alla Tributi Italia
Porticciolo a Nettuno

 

  Una classe politica insensibile e lontana dai bisogni della gente comune.

IL POPOLO SI LAMENTA PERCHE’ MANCA IL PANE: DATEGLI LE BRIOSCHE.

Di Giancarlo Testi

Non è la scena di un film splatter, uno di quelli di Quentin Tarantino violento e crudo, con mani,  gambe e teste mozzate, sangue che spilla ed imbratta i muri, ma tutto finto. Questa è storia vera, storia di vita e di sofferenza, a volte di morte, ignorata dalla nostra società ingiusta che consente a qualcuno di vivere in ville sproporzionate, avere barche dal costo esorbitante, fare una vita da nababbi, mentre ad altri riserva solo sofferenza e impossibilità di sopravvivenza. Quando si fanno questi discorsi qualcuno ancora sostiene che si fa retorica. Ma non è retorica, per esempio, quello che è avvenuto qualche giorno fa in una piazzola lungo la provinciale tra Brembate e Marne. Intorno alle 10 un operaio bergamasco di 36 anni che, dopo due mesi di cassa integrazione aveva visto la sua fabbrica chiudere definitivamente i battenti ed era rimasto senza lavoro, ha raggiunto a bordo della sua auto una zona industriale, è sceso dall'abitacolo, ha afferrato una tanica di benzina, se l'è rovesciata addosso e si è dato fuoco. Un matto, potrà affermare qualcuno, ma siamo proprio sicuri che si tratti di pazzia o che invece pazza non sia diventata questa società edonista e senza valori, avviata verso una crescente e pericolosissima conflittualità sociale?

Certamente è una situazione che poco tocca e forse poco ormai può capire chi vive con stipendi da manager o con speculazioni sulla pelle dei contribuenti, e nemmeno coloro che si “accontentano” dei 15 o 20 mila euro al mese di stipendio. Eppure, nonostante le TV di stato continuino a disegnare una situazione di normalità e di ripresa, il lavoro tra i giovani, i disoccupati, i cassintegrati, persone con la casa all'asta perché non possono pagare il mutuo, aziende in crisi per la mancanza di liquidità è divenuto ormai una chimera. Ed ecco che la disperazione e la solitudine portano a gesti estremi.

La domanda è, e vale per tutti: cosa fareste voi se, “nel mezzo del cammin di vostra vita”,  rimaneste senza lavoro, con una famiglia da mantenere, senza poter provvedere ai vostri figli, ai tanti  impegni da mantenere, alle bollette da pagare, ma  senza avere nessuna possibilità di uscire da questa condizione? Forse non vi dareste fuoco, ma la vostra non sarebbe una condizione invidiabile. Se una società si reputa civile non può permettersi mai di lasciare solo chi è in difficoltà. Tutti dovrebbero essere impegnati per la soluzione di questioni così rilevanti, invece niente si fa per colpire i grandi evasori e gli speculatori, anzi si fanno apposite leggi per favorirli, mentre i posti di lavoro diminuiscono sempre di più e per ricevere sussidi e cassa integrazione bisogna attendere mesi. Sento, specie in tempo di elezioni regionali, tante promesse, solo promesse, mentre servirebbe unità  nella serietà delle soluzioni e non nei proclami. Se invece i nostri politici vogliomo continuare nella strada intrapresa allora abbiano il coraggio di cambiare l’articolo 1 della Costituzione: “l'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro e la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione. Che abbiano il coraggio di cambiarlo visto che nessuno si preoccupa del lavoro e si permette alle ditte di approfittare della crisi per licenziare e delocalizzare i propri stabilimenti in nazioni dove gli operai hanno meno protezione e salari più bassi  e la tanto declamata sovranità popolare non esiste visto che il cittadino non puo’ più nemmeno scegliersi il politico da mandare in Parlamento a rappresentarlo.

Anche la Chiesa, che a volte arriva troppo tardi sui problemi, si è però fatta sentire. E Benedetto XVI, facendo esplicito riferimento ad alcune realtà difficili in Italia ha lanciato il suo appello: “è necessario fare tutto il possibile per tutelare e far crescere l’occupazione, assicurando un lavoro dignitoso e adeguato al sostentamento delle famiglie”. Poi il Papa ha aggiunto:  “questa situazione richiede grande senso di responsabilità da parte di tutti: imprenditori, lavoratori, governanti”. Allora il problema è se si vuole  privilegiare veramente il diritto al lavoro, fonte di personalità e di dignità per l’uomo, o la tutela dei ricavi improduttivi, della sopraffazione e del saccheggio.

La politica sembra sorda a questi richiami e forse i cittadini si dovrebbero organizzare altrimenti (per esempio pubblicizzando le aziende che licenziano e che delocalizzano il lavoro boicottandone poi gli acquisti, privilegiando quelle virtuose) ma la questione non è semplice. A me pare che, mentre il paese si va sgretolando, politici arroganti e distaccati, nelle loro torri d’avorio, giochino a carte (noi consenzienti) con il nostro destino. Politici che poco sanno della vita reale, che non sanno quanto costa il pane, che chiamano bamboccioni i nostri figli (ma non gli danno la possibilità di un lavor), che non hanno mai preso  un treno per pendolari (magari la tratta Nettuno a Roma), che si vedono solo per chiede il nostro voto per assicurarsi un futuro dorato.  Politici che si credono re e principi e che sarebbero capaci, paradossalmente, se qualcuno gli andasse a dire  che il popolo ha fame e il pane è finito, di rispondere come  Maria Antonietta: “allora dategli delle brioches”.

 

                                                                                                   

Home | Muore operaio | Chiavetta licenzia Conte | Indignato | Bonino affossata | Casa Tosi | Mafia Nettuno | PDL responsabile | Nettuno la resa dei conti | Giuliano Valente | Carlo Conte | Sicilia poetry bike | Gianni Capobianco | De Magistris a Nettuno | "Nello" o "Edoardo" | Sequestrato ecomostro | Concerto stonato | Navi dei veleni | VIA LA NETTUNO SERVIZI | Gianluca Faraone | Riscatto per Singh | Nuovo teatro a Nettuno | Mondiali baseball | Alicandri Roberto | Pantastico e Neroniano | Cosa succede a Nettuno | Serenata d'amore per Nettuno | Giuliano Valente, il PdL e la Marina | Associazione pescatori Nettuno | Gemy School | Nettuno Servizi vince il lodo | Pedalata a Torre Astura | Marzoli si ribella | Minchella: un bilacio farlocco | Chiavetta abbandonato | Gemellaggi per Nettuno | PD se non ci suicidiamo | I legionari di Nettunia | Il Pdl e Mauro | Alessio Chiavetta | Inciucio o strategia | Progetto giovani | Prove di governabilità | Sospensiva alla Tributi Italia | Porticciolo a Nettuno

12-04-10