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“Aria pulita per tutti"
era lo slogan che quest’anno accompagnava la manifestazione. L’iniziativa si
dava obiettivi importanti, definiti a livello internazionale:
· incoraggiare comportamenti compatibili con lo sviluppo sostenibile, in
particolare la protezione della qualità dell'aria e il rallentamento del
riscaldamento del globo con la riduzione del rumore in città;
·
incrementare tra i cittadini la consapevolezza degli effetti delle
loro scelte di trasporto sulla qualità dell'ambiente;
·
fornire alle persone l'opportunità di camminare, andare in bicicletta e
usare il trasporto pubblico invece che guidare da soli;
·
dare alle persone l'opportunità di riscoprire la propria città, i propri
concittadini, creando la possibilità di lasciare in eredità un ambiente
più sano e più vivibile.
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Ma, come succede per tutte le attività della vita, non bastano le buone
intenzioni e un volantino per ottenere risultati positivi a
sensibilizzare le coscienze dei cittadini e, come ha dichiarato il
presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti a "favorire le
pratiche di mobilità sostenibile non solo attraverso atti
amministrativi, ma promuovendo un cambiamento di cultura".
Anche le parole dell'assessore Provinciale Aurelio Lo Fazio che si è
espresso sullo scopo di iniziative come questa ricordando che
"migliorare la qualità della vita, intervenendo in tutti gli ambiti
favorisce un più rispettoso rapporto tra l'uomo e la natura", sono
rimaste solo parole.
Perchè se
una iniziativa non viene adeguatamente propagandata, se non c'è un
intervento personale e sentito da parte di chi la propone e sponsorizza,
se le manifestazioni vengono indette solo per un calcolo d'immagine ma
"senza cuore", il fallimento è il risultato obbligato.
E questo è successo domenica. Quasi nessuno a Nettuno sapeva di questa
manifestazione e, a parte gli amici di BiRiCiclabile, che hanno cercato
di fare informazione, anche distribuendo il materiale messo a
disposizione, e si sono dimostrati, ancora una volta, disponibili ed
efficienti anche facendo scorrazzare gratuitamente i pochi interessati
con le loro biciclette per il lungomare, non si è visto nient'altro di
positivo. Gli stessi responsabili dell'associazione interessata si
lamentavano dell'organizzazione e della mancata risposta da parte dei
cittadini. Eppure i temi erano interessanti e, specie quelli più locali,
toccavano problemi scottanti per la cittadinanza di Nettuno: dalla
realizzazione dei parcheggi di scambio ad una maggiore attenzione
ai problemi dei pendolari. Ma non c'è stata ne partecipazione ne
dibattito. Come se a nessuno importassero veramente i problemi che
riguardano il miglioramento dei nostri standard di vita e della
sostenibilità ambientale, sempre più messo a dura prova. E quasi nessuno
è al corrente di fenomeni epocali che rischiano di compromettere
definitivamente la vita sulla terra.
Quasi nessuno sa che da
domani consumeremo più risorse di quelle che la natura fornisce
in modo rinnovabile e che quindi continueremo a sopravvivere chiedendo
un prestito al futuro, cioè togliendo ricchezza ai figli. L'impronta
ecologica che l'umanità lascia sul pianeta, sia per la crescita della
popolazione che per quella dei consumi sta diventando insostenibile:
consumiamo quasi il 40% in più di quello che la natura può offrirci
senza impoverirsi, se non verranno presi provvedimenti a metà secolo
avremo bisogno di un secondo pianeta. Ma poichè un secondo pianeta è
un'ipotesi non contemplata e difficile l'unica soluzione sarebbe quella
di arginare il sovraconsumo e agire sul fronte delle tecnologie e degli
stili di vita. Ci sono modelli di vita diversi e se tutto il pianeta si
attestasse su quello degli Usa ci vorrebbero 5,4 pianeti. Grazie al
cielo l'impronta ecologica del nostro Paese è assai minore di quella
americana, ma anche da noi l'obiettivo della sostenibilità è lunga,
specie se si continua a parlare di centrali nucleari o grandi opere
dannose e nessuna che sappia essere di sollievo per un pianeta sempre
più malato, come la riforestazione.
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Ritornando alla
settimana europea della
mobilità e alla sua scarsa riuscita, nonostante una maturata
condivisione che la lotta al cambiamento climatico e al miglioramento
della qualità dell’aria siano fondamentali per il nostro benessere
futuro, questa esperienza ci insegna che questi temi vanno trattati con
competenza e con "cuore", non burocraticamente. Altrimenti invece di
contribuire a svegliarle si addormentano le coscienze.
E i problemi restano.
Pochi giorni fa si è assistito ad un evento storico, con trenta anni
d’anticipo sulle previsioni, per la prima volta a memoria d'uomo, sarà
possibile circumnavigare l'intero Polo Nord. Llo scioglimento dei
ghiacci verificatosi la settimana scorsa ha aperto contemporaneamente
sia il favoleggiato Passaggio a Nord-Ovest che il passaggio a Nord-Est.
È un evento
clamoroso che, se da un lato corona il sogno secolare di generazioni
d’esploratori, navigatori e viaggiatori, dall'altro rappresenta un
preoccupante segnale d'accelerazione del processo del riscaldamento
globale.
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Quasi tutti gli
organi d’informazione hanno accolto questa notizia come una novità
positiva che dovrebbe portare soltanto vantaggi alle varie compagnie di
navigazione che per la prima volta nella storia potranno tagliare
migliaia di miglia marine lungo le rotte tra il nord del Canada e la
Russia, ma c’è l’altra faccia della medaglia, ovvero solo l'ultimo
segnale della crisi dell'intero ecosistema artico. In due anni, i
ghiacci del Polo Nord si sono ritirati per un'estensione grande quattro
volte l'Italia e la notizia di orsi e foche sperduti in mezzo al mare è
diventata consueta.
I ghiacci che si
sciolgono e precipitano a mare sono un fenomeno ormai quasi
irreversibile che provocherà un disastro globale destinato a cancellare
le zone costiere di molti paesi e cambiare l'assetto termico dell'Oceano
Atlantico, e forse non solo questo. Infatti, chi ha visto il film “Una
scomoda verità” di Al Gore avrà un quadro chiaro e completo, la prima
grave conseguenza derivante dalle grandi quantità d’acqua dolce finite
nell’Oceano sarà quella di rallentare la corrente del Golfo che rende
miti le temperature sulle zone costiere dell’Europa occidentale.
L'ultima volta che questo è successo, con l’immissione dell’acqua dolce
dei grandi laghi del nord America, 12.700 anni fa, le isole britanniche
sono state coperte di ghiaccio per 1.300 anni.
Proprio a causa di
questi seri pericoli e dall’ignavia delle Nazioni e di chi le governa
che pensano essenzialmente a fare le guerre o a fare soldi (per alcuni
le cose coincidono), ma mai a chi muore di fame o distrugge il pianeta,
qualsiasi manifestazione che mira ad accendere un dibattito sulla
necessità di modificare le nostre abitudini che spesso sono diventate
inconciliabili con la sopravvivenza del bene più importante di cui
disponiamo possono essere utili. La Terra è la nostra unica casa ed è nel nostro interesse
preservarla e non portarla al collasso. E’ importante che ognuno di noi
dia il suo contributo personale abituandoci a piccoli gesti domestici in
linea con il risparmio energetico e contro l’inquinamento, pretendendo
anche politiche compatibili.
Anche la parziale
chiusura in una domenica di settembre delle strade di Nettuno poteva
contribuire se serviva a far prendere coscienza dei problemi e se ben
organizzata e supportata. Sarebbe stata una bella iniziativa se tutti i
passeggeri delle auto che hanno continuato ininterrottamente a circolare
intorno alla piccola zona chiusa al traffico, senza peraltro saperne il
motivo, all’insegna del motto “in città senza la mia auto”,
avessero lasciato le auto fuori da Nettuno e avessero dato due pedalate
nel lungomare con i mezzi offerti da quei “bravi ragazzi” di BIRiciclabile.
Riflettiamoci.
Giancarlo Testi
(Vedi pewer point)
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