SECONDO MEMORIAL

TAIJI KASE

 Una manifestazione di karate con la partecipazione di 250 giovanissimi
 

Quando in redazione arriva il comunicato stampa che propaganda il secondo “memorial Taiji Kase”, pur non essendo un appassionato di questo sport mi offro per andare a seguire l’iniziativa. Leggo che la gara di Karate Shotokan si svolgerà presso il palazzetto dello sport di Nettuno e che è organizzata dalle associazioni sportive locali: Asd Csks Taiji Kase di Lavinio del maestro Bernardino Sossi; l’Asd Csks Poseidon Karate Hiroshi Shirai di Nettuno del maestro Mauro Collanti e dell’Asd Domonkai del maestro Luigi Giusti di Nettuno. Prima di recarmi all’appuntamento mi informo però su chi fosse Taiji Kase e scopro che il maestro scomparso ha tanto seguito grazie all’amore che ha sempre avuto per il Karate a cui ha dedicato tutta la vita rimanendo così un fulgido esempio per tutti i suoi allievi che lo considerano addirittura un mito, una leggenda.


L’ineccepibile comportamento e la profonda umanità unite ad una tecnica sopraffina e la grande capacità di insegnare con amore e competenza fa di lui una figura dalla quale traspare lo spirito più vero di questa arte marziale, al di sopra delle sigle. Pur avendo capito che questa disciplina sportiva gode di buona salute ed ha seguaci ovunque, non mi sarei mai aspettato tanti giovani quanti ne ho trovati al mio arrivo alla palestra di Santa Barbara. Belli, sani, tutti concentrati ma sicuri nei loro Kimono bianchi schierati, orgogliosi delle loro obi di colore diverso secondo il grado raggiunto.

Parliamo con il maestro Bernardino Sossi che ci spiega i motivi di questa manifestazione.


“Oltre che per portare avanti il lavoro del maestro Taiji Kase, un esempio per tutti noi, a cui in Giappone sono state riconosciute dall’Imperatore le più alte cariche e di quel paese è divenuto ambasciatore, questa manifestazione vuole proporre una disciplina bella e pulita, che noi stiamo propagandando fin dalle scuole. Sono dieci anni che io personalmente faccio un corso nelle scuole elementari perché questo sport consente di avere risultati positivi sia per la bontà dell’allenamento che per un controllo sia mentale che corporeo della propria energia. E i risultati sono davanti agli occhi dei tanti genitori. Certo, come tutte le cose, anche in questo campo bisogna vedere i metodi e chi li insegna, nel nostro caso abbiamo dei maestri che insegnano da più di vent’anni.
Fino a qualche anno fa qualcuno era spinto a pensare che le arti marziali fossero sport violenti, niente di più falso. Gli ingredienti principali del nostro sport sono equilibrio, quiete interiore, forza fisica e spirituale nell’ambito di un disciplinato rispetto delle fondamentali regole di convivenza. Insomma una bella e sana esperienza e sono anche contento della presenza di oltre 250 giovani nonostante questo non sia un periodo favorevolissimo perché le palestre hanno appena iniziato l’attività”


Il maestro Sossi, finita la chiacchierata torna a coordinare i combattimenti. Più tardi si esibiranno anche i professionisti, ma la cosa che mi interessa e mi stupisce di più sono tutti questi giovani. Si riscaldano con passione perché sta per iniziare il Kata, ovvero una sorta di combattimento immaginario che si esegue senza avversario, dove il Karateka si esibisce in una miscellanea di concentrazione, respirazione ed esplosività, in una serie di tecniche di braccia e di gambe.

E’ infatti nel Kata che è codificato il sapere tecnico del Karate-do. Questi esercizi individuali, che si svolgono secondo ordine, ritmo e coordinazione precisa, rappresentano un combattimento reale contro degli avversari immaginari. Sebbene la parola Kata nella lingua giapponese significa “forma”, la sua essenza non si può sintetizzare nel solo aspetto estetico. La ricerca della perfezione nelle posizioni, negli spostamenti e nelle singole tecniche, ha come fine ultimo l’esaltazione dell’efficacia.

Esso rappresenta per i praticanti il metodo basilare per progredire nel cammino (do), poiché racchiude sia lo studio delle tecniche fondamentali (kihon) che la tattica del combattimento (kumite) rispettando il ritmo scandito, in un certo senso, dal concetto spazio-tempo fornito dalla ricerca della distanza (maai); in poche parole i tempi coperti dall’esecuzione delle varie tecniche veloci e lente devono corrispondere il più verosimilmente a quelli che intercorrono per la risposta ad un vero attacco. La predeterminata sequenza di gesti, guidata da una corretta respirazione e da una componente fisico-mentale, mira al raggiungimento di un’elevata condizione spirituale. Non a caso i dieci elementi fondamentali del Kata sono: lo stato mentale, l’attivo e il passivo (l’attacco e la difesa), la forza, la velocità, la contrazione ed espansione del corpo, la respirazione, il significato di ogni movimento, l’unione corpo mente, la corretta posizione e la guardia.
Un mondo che ha il potenziale per insegnare molto ai nostri figli spesso, nella società attuale, alle prese con compagni ed adulti che questi principi non solo non praticano, ma nemmeno conoscono. Le arti marziali sono invece uno sport che allena non solo il corpo, ma anche il cervello e allora è bene conoscerla, praticarla se si può, comunque consigliarla. E mi ha fatto piacere vedere tutti questi giovani schierati, non come tanti soldatini, ma come persone consapevoli del loro valore, della loro forza, ma anche dell’importanza del rispetto della tradizione e delle regole che da esse derivano. Uscendo dal palazzetto incontro una famiglia e i genitori si dimostrano contenti della pratica sportiva del figlio Valerio, solo il fratello minore sostiene che è meglio il nuoto che lui pratica. Probabilmente proprio le arti marziali e il nuoto sono tra gli sport più indicati per dei giovani che non vogliano stare tutto il giorno davanti alla TV o ai videogiochi e praticare attività dove non sia importante solo la forza fisica. Ma tornando al significato della manifestazione, una delle frasi più ricorrenti nel mondo delle arti marziali è educare i giovani a diventare uomini e gli uomini a non avere paura di esserlo e non sarebbe poco in un’epoca in cui i ragazzi tendono subito ad avere i difetti dei grandi e tanti loro genitori cercano di dimostrarsi troppo giovani. Otagai Ni Rei.

  
 

28-01-12