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Il primo problema, la prima inchiesta,
anche se fatta con pochi mezzi e forse anche in maniera parziale, è
un tema assai sentito da tanti cittadini di Nettuno. Il problema
delle case. Il problema della case però abbraccia varie
problematiche, oggi ci vogliamo occupare del problema vendita dei
193 alloggi ex A.t.e.r.. Nel prossimo numero ci occuperemo delle
case in affitto e se gli impegni presi dall’Ater con il comunicato
stampa del 26 gennaio, dove il Presidente Romolo Rea rassicurava
sulla “tempestiva predisposizione degli interventi di manutenzione
necessari a porre rimedio ai problemi più urgenti che costituiscono
una minaccia per i residenti di Anzio e Nettuno”, saranno assolti.
Successivamente ci interesseremo anche di edilizia popolare.
Ma iniziamo dalla vendita degli alloggi
e dai motivi che hanno portato il Consiglio Comunale a prendere
questa decisione. A causa dei guasti e dei buchi lasciati prima da
una gestione scellerata, e poi dal commissariamento, Nettuno ha
dovuto fare i conti con un problema assai serio, quello del
Bilancio. E’ stato probabilmente difficile ricostruire un bilancio
che consentisse a Nettuno di ripartire come una città normale e
nella costruzione del bilancio, per risanare i tanti debiti
precedentemente contratti, si è pensato ad alcuni strumenti per
“fare cassa”: la vendita di 193 alloggi ex Ater, il leaseback
(una particolare forma di
finanziamento che consiste in un contratto di vendita di un bene
stipulato tra il soggetto che lo possiede e l'istituzione
finanziaria che contestualmente lo assegna in locazione finanziaria
al cedente trasformando il cedente da proprietario del bene ad
utilizzatore, sempre con la possibilità di riscattarlo al termine
del contratto) della Divina
Provvidenza e il calcolo delle somme che il comune dovrebbe
incassare, ovvero i residui attivi.
Iniziamo il nostro percorso andando a
trovare una persona che di numeri se ne dovrebbe intendere e che ci
dovrebbe spiegare i problemi legati al Bilancio del comune e, dal
suo punto di vista, cosa si è fatto e cosa si dovrebbe invece fare,
iniziamo il nostro giro dal Consigliere Ugo Minchella, ex dirigente
di Banca.
Intervista
al Consigliere Ugo Minchella su bilancio, vendita del patrimonio
immobiliare e Leaseback per la Divina Provvidenza.
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Risalendo via di Santa Barbara che
in attesa dello strato di asfalto a copertura sembra una strada
carnevalesca, piena di toppe, riflettevamo su come affrontare la
discussione con Ugo Minchella e quale domande farle;
preoccupazioni che si sono dimostrate superflue perchè il
Consigliere aveva voglia di parlare e di esprimere la sua
opinione su un tema importante e che ruota intorno all’annoso
problema del pareggio di Bilancio al comune di Nettuno.
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Consigliere, il Comune dichiara un
disavanzo di 21 milioni di euro sanabile con 11.559.000 euro
derivanti dalla vendita dei 193 alloggi dell’A.t.e.r. e dal ricavato
dell’operazione di leaseback del palazzo della Divina Provvidenza.
Sembra che i conti tornino?
Se parliamo di Bilancio comunale bisogna leggere bene le carte e
anche fra le righe. L’organo di revisione infatti conferma che il
disavanzo di amministrazione di euro 18.417.094,61 scaturisce
sommando al fondo di cassa al primo gennaio 2007 i residui attivi al
31 dicembre 2007, meno i residui passivi, alla stessa data. Ma dalla
stessa relazione emerge che nelle partite dell’attivo corrente sono
contabilizzati euro 9.423.579, riferiti ad ulteriori residui attivi
di parte corrente anteriori all’anno 2003 dei quali euro 5.353.524
imputati al Titolo I ovvero alle entrate tributarie. Secondo
l’organo di revisione larga parte di tali crediti sono inesigibili
causa la vetustà e a rischio prescrizione.
In parole povere lei sostiene che il
comune ha molti più debiti di quanto dichiara.
Non l'ho dichiarato solo io, lo ha sempre ben spiegato anche il
capogruppo della PdL Valente in diverse occasioni. Il disavanzo di
euro 18.417.094,61 sommato ai debiti fuori bilancio (circa euro
2.800.000) e ai residui attivi ancora in essere (euro 9.423.579), in
gran parte inesigibili, portano ad un disavanzo di amministrazione
di poco inferiore a euro 30.000.000 largamente superiore a quello
stimato dall’Amministrazione.
L’Amministrazione comunque potrebbe
ricavare grandi cifre dalle operazioni messe in campo.
Ho sentito e letto che si pensa di costituire un fondo specifico
per fronteggiare questa esigenza mediante accantonamento di fondi
provenienti dalle operazioni immobiliari in atto. Ma le entrate
relative alla vendita dei 193 appartamenti e l’ipotizzata operazione
di leaseback, seppure concretizzate, e non sarà facile, non
copriranno il presunto disavanzo di amministrazione in essere.
L’operazione di leaseback addirittura aggraverebbe ulteriormente
la situazione economica dell’Ente. Un’operazione di euro 10.000.000
a tasso 5%, dopo dieci anni costerebbe euro 12.829.426 di cui euro
2.829.46 solo di interessi. Mi pare che l’Ente ha già altri mutui,
prestiti e debiti di funzionamento (swap) per un ammontare superiore
a 112 milioni di debiti e sta pagando tanti interessi per queste
operazioni (nel 2008 gli wap costeranno all’Ente circa un milione di
euro). Contrarre un altro debito in questo momento davvero difficile
e incerto, mi sembra sbagliato.
La situazione di Nettuno era però
disperata, l’opposizione ha appeso sui muri della città anche dei
volantini denunciando una scarsa attenzione agli equilibri di
Bilancio, ma il sindaco Chiavetta che, probabilmente proprio per la
delicatezza del problema, ha voluto seguirlo in prima persona ha
invece sottolineato come l’approvazione degli equilibri di Bilancio
ha significato mettere un punto fermo nella gestione economica della
città. E anche voi non avete fatto una opposizione durissima in
Consiglio.
Non ci siamo opposti alla messa in vendita degli alloggi, pur
ricercando una tutela per le situazioni di disagio e prevenendo
speculazioni, perchè abbiamo a cuore le sorti della città, anche a
costo di aiutare in un certo senso la maggioranza, ma questo non
significa che non abbiamo le nostre idee. Io ne ho una chiara.
Abbiamo il dovere di ridurre drasticamente il debito del Comune e
per farlo dobbiamo vendere ciò che si può vendere, Divina
Provvidenza compresa. Perchè le altre soluzioni sono incerte e non
sappiamo quale reddito potrebbe assicurare una struttura così grande
che adesso non ristora le casse comunali e appare in stato di
fatiscenza: però sappiamo con certezza che per la sua
ristrutturazione e messa a reddito occorrono da 8 a 10 milioni di
euro. In pratica il leaseback coprirebbe solo le spese necessarie
alla messa a reddito della struttura.
Lei lo sa, quando si tratta di vendere i
“gioielli di famiglia” qualche resistenza si trova sempre.
Se qualcuno non è d’accordo, si leghi ad un palo, come suggerisce
la moda, ma la soluzione che consentirebbe al Comune di incassare
una somma davvero importante e decisiva va ricercata nella messa in
vendita della struttura. Inoltre, l’art. 58 della legge 112/08
prevede la redazione di un Piano delle alienazioni immobiliari da
allegare al bilancio di previsione. L’applicazione di tale norma ci
consentirebbe di valorizzare al massimo la cubatura dell’immobile,
dagli attuali 40.000 mq a 80.000 mq, creando, per esempio, i
presupposti per la creazione di un “resort” di grande eccellenza,
circondato dal mare e del verde di Villa Borghese. Questo si che
darebbe l’avvio ad una vera rivalutazione della nostra città, la
quale, come dicevano i nostri antenati ha una vocazione turistica ma
non ha ancora le strutture per ospitare i turisti.
Salutiamo e ringraziamo Ugo Minchella e
riprendendo la via del ritorno ripensiamo allo scambio d’opinioni
che avevamo avuto, solo qualche giorno fa, con il Capo gruppo della
Lista Chiavetta, Roberto Alicandri. Per lui la vendita della Divina
Provvidenza è improponibile, sia perchè avrebbe un effetto sociale
sbagliato (i gioielli di famiglia non si devono vendere nemmeno nei
momenti d’estrema difficoltà) sia perchè Nettuno si toglierebbe una
delle poche risorse che ha a disposizione. Secondo Alicandri i
ragionamenti complessi simili a quelli di Minchella attengono più a
ragioni “ragionieristiche” che politiche. Poi sul bel palazzo
comunale, con l’Asl che si trasferisce, si potrebbero aprire diverse
positive possibilità. Anche il Sindaco Chiavetta si era espresso su
queste vendite ed aveva dichiarato che “sarebbero stati tutelati i
meno abbienti, anziani e malati e che delle loro case sarebbe stata
venduta la nuda proprietà”. Come sempre la medaglia ha due facce
ognuno decide per proprio conto se il bicchiere è mezzo vuoto o
mezzo pieno. In tutta questa discussione secondo il nostro modesto
parere c’è anche un altro problema che non è scontato: al di la del
leaseback ma siamo proprio tutti certi che la vendita dei 193
alloggi ex A.t.e.r. sia scontata e tranquilla. Gli inquilini delle
abitazioni in questi giorni denunciano gravi assenze e carenze
strutturali: mancanza di restauri e di controlli di stabilità,
tubature fatiscenti, stato di abbandono complessivo, menefreghismo.
L’amministrazione comunale, anche se non abbiamo potuto sentire
direttamente l’Assessore Ferrante perchè assente in questi giorni,
sostiene invece di aver informato e sensibilizzato un po tutti.
Allora, visto che però gli inquilini sono i primi protagonisti di
questa storia, andiamo anche a sentire la loro voce.
Incontro con alcuni
inquilini delle case ex A.t.e.r. messe in vendita a Via Lombardia
Dopo aver cercato di capire meglio lo
stato dell’arte parlando con diversi interlocutori che però davano
l’impressione di saperne meno che di noi, ci siamo decisi di fare il
passo obbligatorio: andare a sentire direttamente gli affittuari.
Anche in questo caso, almeno dove noi siamo stati, siamo rimasti
sorpresi da una mancanza di comunicazione ed informazione. Abbiamo
potuto ascoltare diverse voci che esprimevano forti lamentele, ma
poco sapevano dell’iter messo in moto dall’amministrazione e delle
possibili conseguenze. Sta però di fatto che abbiamo potuto leggere
l’avviso di prelazione inviato agli intestatari degli alloggi con
l’importo previsto per l’acquisto dell’immobile che occupano
(mediamente 50.000 euro a via Lombardia) e con la dicitura che tale
diritto, notificato il 3 dicembre, aveva validità due mesi, ovvero
verrebbe a scadere il 3 febbraio. Ma questo documento non sembrava
essere stato preso sul serio da coloro che abbiamo intervistato,
anzi ci hanno declinato una serie di rimostranze che sarebbe persino
troppo lungo elencare ma che abbiamo il dovere di riassumere. Ce le
ha illustrate Annita, una battagliera inquilina che non intende ne
sborsare i soldi per comprare la casa, ne tantomeno trasferirsi.
Animatamente ci rammenta che le case in questione sono in gran parte
abitate da anziani cui poco importa eventuali opportunità future,
visto che non riescono a mettere assieme il pranzo con la cena, che
quelle case le abitano a seguito della guerra e dei bombardamenti
che avevano distrutto le loro precedenti abitazioni. Quando
ritornarono, come sfollati, gli furono consegnate quelle che allora
non si potevano neppure chiamare case, con le porte americane fatte
con i coperchi delle casse delle munizioni, i fili della corrente
esterni e scoperti, l’acqua a motore, senza bagno e, naturalmente,
senza riscaldamento. Con fogne promiscue tutte da rifare, con la
terrazza sfondata, con le lamentele mai ascoltate e una situazione
di degrado mai presa in considerazione.
Mario aggiunge che nel tempo ognuno si è
arrangiato come ha potuto e che adesso la situazione è assai
diversificata. Ci sarebbero appartamenti che in questi anni sono
stati curati dagli affittuari e appartamenti che ancora starebbero
quasi nelle condizioni del 2 novembre 1948, quando gli alloggi
furono consegnati. Un altro inquilino aggiunge che vendere così,
senza restauri, senza controlli di stabilità, con tubature
fatiscenti e con tanti appartamenti in stato di abbandono
considerando solo il problema degli estimi, gli sembra sbagliato.
Inoltre denuncia che in tutti questi anni sia l’Ater che il comune
sono stati totalmente assenti, mentre adesso vorrebbero “battere
cassa”. E finisce con una frase che abbiamo sentito spesso nel
nostro giro fra i condomini: “A noi ci dovrebbero pagare, perchè in
tutti questi anni in queste case ci abbiamo abitatato e le abbiamo
migliorate”.
Conclusioni parziali
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Certamente in questa vicenda ognuno
ha delle buone ragioni e il Grillo è a disposizione per che
vuole approfondire, ma alcune questioni ci sembrano evidenti:ÿ
a lungo, anche in
Consiglio comunale, si è parlato di questo problema, ma le idee
ci sembrano ancora confuse e non si riescono a trovare
interlocutori a ” tutto campo”; |
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gli inquilini, la maggior parte
anziani, nonostante gli si spieghi le opportunità che potrebbero
essere colte, sono all’oscuro e riescono solo ad esprimere un
dissenso sterile, in mancanza di una informazione seria; |
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tutti
non hanno accontezza dell’iter innescato dall’amministrazione
con l’avviso di prelazione e non ci risultano richieste di ultra
65 che vrsano in stato di criticità e quindi all’atto del
rogito notarile dovranno pagare l’intero importo dell’alloggio
in una unica soluzione; |
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la
situazione è diversificata sia per quanto riguarda lo stato
degli appartamenti che la regolarità dei pagamenti, ma la
vendita probabilmente considererà tutti alla stessa stregua; |
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probabilmente, ammesso che ci sia
la volontà di comprare, solo una minima parte sarebbe in grado
di farlo. |
... allora, se dovessimo prendere in
considerazione tutte le argomentazioni proposte dal Consigliere
Minchella e dagli inquilini, sia circa la difficoltà sulla vendita
degli immobili, che la non economicità del leaseback per la Divina
Provvidenza, la nostra conclusione parziale potrebbe essere
“ma
allora il risanamento è fittizzio".
Naturalmente può essere che la Giunta
la pensi in altra maniera e saremo qui ad accogliere le eventuali
precisazioni, da parte di tutti. Perchè la vicenda non finisce
certamente qui .......
Continua
..........
Giancarlo Testi
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