Fonti alternative

Il sole non serve solo per abbronzarsi d’estate.

 IL CITTADINO RITORNI AD ESSERE PROTAGONISTA ED IMPONGA UN NUOVO MODO DI FARE POLITICA ENERGETICA

 

Ogni volta che guardo un documentario che mette a nudo come siamo riusciti a ridurre la terra con le nostre scelte, magari obbligate all’inizio, ma divenute scellerate con il tempo, mi viene un malessere che non mi abbandona poi facilmente. Perché anch’io, con il mio modo di vivere consolidato mi sento in parte colpevole di un disastro annunciato. Alcune teorie sono veramente impressionanti e dovrebbero far  riflettere sul futuro di questa nostra terra sempre più “malata”, ma è difficile far comprendere a tutti la reale situazione e l’esigenza di documentarsi sui gravi danni che l’economia, ma anche i comportamenti e le abitudini quotidiane, stanno arrecando al nostro pianeta. Da una parte c’è chi ormai si è abituato a tutte le comodità e non gli interessa minimamente cosa ciò comporta, dall’altro una gran fetta di popolazione mondiale (solo India e Cina contano oltre 2 miliardi e mezzo di persone)  che era fino a poco tempo fa ininfluente rispetto al consumo energetico ma che il repentino e inarrestabile sviluppo pone seri ed ulteriori problemi  a tutto il pianeta. Una grande sfida, sia rispetto ai consumi delle materie prime, sempre più scarse, ai consumatori che aumentano e i conseguenti cambiamenti climatici. Tesi queste inconfutabili ma che ancora qualcuno mette in discussione, ad iniziare da chi in questi anni ha attuato e continua ad attuare una politica energetica miope e da chi, ancora oggi, nonostante i danni di un sistema energetico insostenibile, fa resistenza per tutelare gli interessi delle grandi imprese multinazionali che controllano il mercato mondiale dell’energia. Così mi sono fatto delle domande precise ed ho cercato di trovare le risposte più sensate e convincenti che voglio proporvi.

 

Se la situazione è quella descritta,  perché il cittadino, perché tutti noi non riusciamo ad avere una sensibilizzazione maggiore rispetto a questo tema.

Forse perché la semplicità, l’immediatezza con cui accendiamo una lampadina o il televisore, la mancanza di rumore ed emissioni, alcune pubblicità ingannevoli, portano la gente a pensare che l’elettricità sia qualcosa di naturale, pulito e assolutamente innocuo per l’ambiente e per l’uomo. Purtroppo non è così. Per produrre energia elettrica ci vogliono infrastrutture impattanti sull’ambiente e assai onerose, impianti di produzione giganteschi che bruciano prodotti petroliferi, olio combustibile, gas naturale e carbone. E tutto questo solo per l’elettricità. La comunità scientifica prevede che entro il 2020 si raggiungerà il picco nella produzione del petrolio e l’inesorabile aumento dei prezzi del greggio sarà sempre più rapido sotto la spinta di una domanda in costante crescita, sostenuta soprattutto dai Paesi in via di sviluppo. Il progresso e la tecnologia hanno consentito all’uomo di sfruttare la natura ben oltre i livelli consentiti, la sostenibilità richiede che il capitale naturale non venga realizzato più rapidamente di quanto non impieghi a ricostituirsi e che i “rifiuti” non vengano prodotti più velocemente di quanto gli ecosistemi impieghino per  smaltirli.

 

Allora hanno ragione coloro che vogliono nuovamente impiantare delle centrali nucleari.

A parte la questione legata alla pericolosità documentata, per avere informazioni non “pilotate” basta andare a leggere qualche dato proveniente da numerosi studi fatti in Francia, fra tutte le fonti di energia,  il nucleare è certamente quella più sporca, in quanto produce una serie di scorie radioattive che restano tali dai 200 ai 300 anni,  e pare non sia stato ancora individuato un sistema per renderle innocue. Le centrali nucleari (e voglio vedere cosa succederà quando sarà reso noto dove si faranno) non aiutano l’occupazione ed hanno costi elevatissimi, non sono convenienti, non forniscono una vera indipendenza energetica  in quanto si continuerebbe a importare petrolio e non sono una risorsa illimitata  in quanto destinate ad esaurirsi entro poche decine di anni  sfruttando risorse a loro volta non rinnovabili.

 

Ma sarebbero previsti degli incentivi per i comuni e le regioni che si rendessero disponibili ad ospitare delle centrali nucleari sul proprio territorio.

E questo è un altro segnale della loro pericolosità, e non solo quella percepita. La salute non è merce che si può comprare, almeno su questo i politici dovrebbero meditare.

 

Ma per fare qualcosa di veramente alternativo bisognerebbe essere in grado di cambiare il modello di sviluppo attuale  in meno di venti anni, e questo è quasi impossibile.

E’ qui che entrano in gioco le Fonti rinnovabili. Infatti quando si parla di rinnovabilità di una fonte energetica si fa riferimento al tempo necessario per questa fonte di rigenerarsi.  Quando una fonte si rigenera con la stessa rapidità con cui viene utilizzata si dice rinnovabile. La madre di tutte le fonti energetiche rinnovabili è il sole, ma lo sono anche il vento, la risorsa idraulica, le biomasse, la geotermia, il moto ondoso, le maree. Ma mentre l’energia solare si rinnova quotidianamente, le biomasse legnose estratte dai boschi richiedono più tempo e quindi diventa importante anche come vengono gestite le risorse. A fronte di un sistema energetico insostenibile la promozione delle fonti rinnovabili risulta una delle azioni da intraprendere con forza per ottenere una svolta nella politica energetica.

 

Forse il problema è una carenza di cultura e di informazione complessiva e una carenza di comprensione tecnica, ma forse basterebbe informarsi più dettagliatamente, non soffermarsi alle notizie di propaganda, diventare cittadini attivi e protagonisti, consapevoli imponendo la partecipazione e la condivisione di tutte quelle scelte che hanno una diretta conseguenza con le ricadute sociali ed ambientali.

Certo, ma il terreno non è semplice. Per prima cosa perché c’è un sistema consolidato da tempo anche nei comportamenti, poi perché le risorse energetiche di tipo diverso richiedono strutture economiche diverse e determinano tendenze produttive diverse e chi governa il mercato questi cambiamenti non li vuole, anche a costo di prevedibili e inestimabili danni. E’ necessario quindi che proprio i cittadini, correttamente informati facciano pressione ed obblighino gli Stati, le Regioni, i Comuni a scelte virtuose. Non è facile perché oggi abbiamo davanti una società ricca e viziata a cui è difficile far capire che l’energia che consumiamo tutti i giorni non è infinita, che c’è il dovere di pensare anche al futuro e che il risparmio energetico e le fonti rinnovabili sono tappe obbligate.

 

Ma cosa si potrebbe fare in concreto, magari nel nostro territorio.

Le energie alternative sono l'unico futuro per il nostro pianeta. Un sistema energetico basato sul rinnovabile è l'unica soluzione ad un problema che è destinato a dominare la nostra vita futura. In Germania il piano energetico prevede, entro 20 anni, di soddisfare il 40% del fabbisogno attraverso le Fonti rinnovabili, mi chiedo quale percentuale si potrebbe ottenere nel nostro Paese, come noto ben diverso dal punto di vista geografico e climatico dalla Germania.  E allora, arrivando al nostro territorio ecco la provocazione: mentre in Italia si pensa al nucleare altri Paesi europei stanno  facendo notevoli passi in avanti sperimentando nuove fonti alternative. Così la Spagna che ha istallato numerose centrali fotovoltaiche. Quella di Sanlùcar la Mayor, a pochi chilometri da Siviglia, un impianto, considerato il più grande del mondo,  costituito da 2.520 pannelli fotovoltaici formati da  262.080 moduli di silicio policristallino installati su 2.520 inseguitori, che portano la potenza a 46 MW, in grado di  produrre 93 milioni di kWh l’anno, una quantità di energia sufficiente a soddisfare le esigenze di più di 30.000 famiglie risparmiando l’emissione di circa 90.000 tonnellate all’anno di anidride carbonica. L’impianto, oltre che produrre elettricità dal sole, è in grado anche di desalinizzare l’acqua del mare. E il Portogallo non è da meno con la centrale fotovoltaica di Almeraleja, 150 chilometri a sud di Lisbona, che ha cominciato a funzionare a pieno ritmo e produce energia sufficiente per rifornire 30mila nuclei familiari della regione meridionale di Alentejo. Noi da anni si discute sulla questione degli ettari che il comune possiede all’interno del Poligono. Si discute molto su quale può essere l’utilizzazione di questa porzione di territorio levata alla città. Tutti sostengono che è un patrimonio da tutelate. Ma sarebbe proprio un’eresia farlo divenire veramente un patrimonio per la città? Pensare che potrebbe essere uno spazio utile per realizzarvi un’opera con impatto nazionale e alternativa alle centrali nucleari. Un’opera che, nella scia di quelle sopra menzionate, potrebbe ricavare tutta l’energia necessaria a rendere Nettuno e non solo autonoma dal punto di vista energetico. Ma forse per pensare e realizzare le grandi opere servono persone non comuni, e questo lo dimostra anche il fatto che ai sindaci delle due cittadine citate sono andati numerosi riconoscimenti dalla comunità internazionale. Ma qui siamo in Italia. Qui il sole serve solo per abbronzarsi.

 

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                                                             Ultimo aggiornamento: 14-06-11