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Mentre tutti tirano la cinghia e sono chiamati al senso di responsabilità, ci sono due imprese che non risentono della crisi economica diffusa, anzi ne traggono benefici. nove milioni di italiani, tra i quali avvocati, affaristi, liberi professionisti, dichiarano al fisco non poco, ma un reddito pari a zero. Secondo l'ufficio studi dell'Agenzia delle Entrate l'evasione fiscale in Italia ha superato i 270 miliardi di euro. Una cifra mostruosa che rappresenta circa il quinto dell'intero prodotto interno lordo (il 19,26% del PIL) la prima azienda italiana, saldamente infiltrata nel contesto economico e civile italiano, è la criminalità organizzata, la “Mafia SpA”, con un fatturato annuo di circa 130 miliardi e un utile che sfiora i 70 miliardi. Una vera e propria holding company: il solo ramo commerciale della criminalita' mafiosa che incide direttamente sul mondo dell'impresa, ha ampiamente superato i 92 miliardi di euro, una cifra intorno al 6% del Pil nazionale, pari a quasi 5 manovre finanziarie. Quasi 250 milioni al giorno. Oppure 10 milioni l'ora, 160 mila euro al minuto: è il traffico di soldi che scorre dalle tasche degli imprenditori italiani a quelle dei mafiosi ogni anno. Il settore dell'usura è quello in continua ascesa e colpisce circa 180 mila commercianti, ma cresce anche il peso economico della contraffazione del gioco clandestino, delle scommesse e dell'abusivismo, il cui giro d'affari complessivo è attorno ai 15 miliardi annui. 19,26 + 6 = 25,26 Quasi il 26% del nostro PIL si volatilizza.
Ma invece di occuparci di queste questioni assai serie si pensa a questioni assai meno rilevanti. Se ci fosse il coraggio di intervenire su questi due temi non saremmo costretti in Italia a farci la guerra fra categorie, non si taglierebbero i soldi alla ricerca, alla giustizia, alla sanità, E un pensiero sorge: forse se non si vogliono affrontare questi temi un motivo ci sarà!
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06-02-12