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Accanto alla
rappresentazione del presepe, la tradizione popolare, che sempre più
città vogliono riscoprire e far rivivere, ci tramanda anche la festa
dell'Epifania, ovvero il ricordo solenne del giorno in cui i re Magi,
guidati dalla cometa, si prostrarono davanti al Bambino per adorarlo.
La tradizione cristiana li ha identificati come sovrani provenienti
dall'oriente che si misero in cammino per arrivare alla grotta. Certo il
numero dei Re Magi fu piuttosto controverso e fu definitivamente
stabilito in tre, come i doni da loro offerti, da un decreto papale di
Leone I Magno, mentre prima di allora oscillava fra due e dodici e l'uso
dei nomi di Gaspare, Melchiorre e Baldassarre risale al IX secolo. Ma di
tutte queste notizie poco importa ai tanti bambini che affollano,
assieme a genitori e parenti piazza Colonna a Nettuno. E, ancora una
volta, la bellissima e suggestiva piazza risponde come meglio non
sarebbe possibile, accoglie la capanna, i figuranti e gli spettatori
come una madre che avvolge e rassicura. Ma la voce del conduttore inizia
la famosa poesia di Guido Gozzano:
“
Consolati, Maria, del tuo pellegrinare! Siam giunti. Ecco Betlemme
ornata di trofei. Presso quell’osteria potremo riposare che troppo
stanco sono e troppo stanca sei. Il campanile scocca lentamente le sei.”
E poco importa se il
campanile di S. Giovanni ha appena rintoccato le cinque. I bambini sono
come sempre i più curiosi ed osservano la capanna con un S. Giuseppe
barbuto e una Maddalena dagli occhi dolci avvolta nel suo manto celeste.
Di lato
il banco della vendita del pesce e quello della mescita del vino e le
merlettaie Dalila e Luisa Bottaro che con arcolaio, scranno, tombolo e
fuselli ricamano. Tutti attendono l’arrivo dei Re Magi, che sono
partiti a cavallo da piazzale S. Rocco ma che giungeranno a piedi da
piazza Mazzini. Mi soffermo a guardare la gioia
negli occhi dei bambini, giustamente impazienti di vedere
arrivare quelli che oggi sono gli ospiti d’onore perché questa è la
rappresentazione dell’arrivo dei portatori di doni. Prima piano, poi
sempre più forte sale la nenia
caratteristica del suono delle cornamuse, che annunciano l'arrivo dei
pastori, c’è
ancora aria di Natale e di festa e alcune gocce di pioggia non annullano
l’incanto del momento.

La folla si apre e lascia
un corridoio per far passare i pastori e le pastorelle con le pecore che
si sistemano al lato della grotta, poi i centurioni con le fiaccole ed
infine, uno alla volta sfilano le comparse che interpretano i Re Magi.
Ognuno di loro si inginocchia davanti al Bambinello e lascia il suo dono
mentre il campanile questa volta rintocca veramente le sei. Alleluia,
Alleluia! Si alza il cantico gioioso e la rappresentazione giunge nello
stesso tempo al suo culmine e alla fine. Tutti, magari dopo qualche foto
con i personaggi del presepe vivente, si affollano ai vari punti della
piazza dove vengono distribuite frittelle, fagioli e salciccia, pesce,
pizza e naturalmente vino locale.
Piano piano la gente lascia
la piazza e si riversa nelle strade della città o a piazza del mercato
alla pista del ghiaccio. Noi ci incamminiamo
verso Forte Sangallo dove è previsto un concerto di musica corale
dell’insieme vocale “De Stijl”.
Il gruppo “De Stijl” si
dedica, dal 1995, prevalentemente allo studio e all’esecuzione di brani
di musica pop italiana e straniera con arrangiamenti originali a
cappella ed è diretto dal maestro Enrico Orsini. La sala che ci accoglie
è lunga e stretta e forse nemmeno troppo adatta ad una manifestazione
coristica, ma l’entusiasmo e il pubblico non mancano. Appena inizia il
concerto con l’esecuzione dei vari brani visti e rielaborati dal maestro
Orsini tutti possiamo accorgerci che gli interpreti sono anche bravi e
fra loro riconosciamo anche un
componente che non avremo mai immaginato, ovvero l’assessore Flavio
Biondi. Ad ogni brano che finisce gli applausi non sono di
circostanza, ma convinti; forse in un mondo così rumoroso
qualche minuto di dolce melodia è apprezzato e serve a riconciliarci con
la vita. A parte i classici, simpaticissimi e gradevolissimi sono
“Barbabianca e Barbarossa”, da una filastrocca di Gianni Rodari e
“Er giorno der giudizio”, da un sonetto di Gioacchino Belli. Nel
programma che ci hanno distribuito leggiamo che il gruppo vuole
espandersi ed è alla ricerca
di voci da inserire nell’organico: chi fosse disponibile può contattare
il numero 347 9117715.

Già sarebbe abbastanza per
un pomeriggio d’inizio anno, ma manca l’ultimo rito propiziatorio:
stasera in spiaggia si brucia la Befana. Qualcuno spingendosi sotto
l’antico Borgo si chiede quale significato può avere l’evento.
Probabilmente gli organizzatori che non abbiamo personalmente potuto sentire
perché impegnati nello svolgimento delle varie iniziative, hanno
voluto interpretare l’iniziativa come la sopravvivenza di una figura
arcaica, simbolo di madre natura, che giunta alla fine dell’anno
invecchiata e rinsecchita, è degna solamente di essere segata o
bruciata. Segata o bruciata offre la cascatella di dolciumi e regalini
(i semi grazie ai quali rinascerà a primavera)
e carbone (energia della terra e della vita), pronta a
rivivere con il nuovo sole. Ma queste sono storie, l’importante è che
ognuno abbia vissuto in maniera positiva l’intero pomeriggio, mischiando
anche il sacro con il profano, ma sempre con uno spirito puro e curioso,
come quello di quei ragazzi che con il naso all’insù guardavano gli
angioletti nel terrazzo di piazza Colonna e aspettavano l’arrivo dei Re
Magi.
Giancarlo Testi

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