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Quando le istituzioni non danno risposte e non “ascoltano” i cittadini. ANCHE A NETTUNO SI PROTESTA. NON PER QUALCOSA DI SUPERFLUO, MA PER UN LAVORO.
Ormai non ci stupiamo più di niente, siamo diventati troppo insensibile a tutto e a tutti e c’è sempre una scusante che si può utilizzare per chiudere gli occhi e far finta di niente. Si, ogni tanto ci commoviamo per un caso particolare e magari lo facciamo anche con convinzione, ma poi ritorniamo a “far finta di niente” su tutto il resto. Così tutti chiudiamo gli occhi sulla carenza di cibo che vede nel mondo più di 3 miliardi di persone malnutrite e sulla macabra stima di 40.000 bambini che ogni giorno muoiono per malnutrizione ed altre malattie. Chiudiamo gli occhi sulle guerre fatte per portare la democrazia e la pace (sic). Chiudiamo gli occhi su uno stile di vita senza futuro, visto che i numerosi problemi ambientali del pianeta. Ci stupiamo pure se dei poveretti affrontino le insidie del mare e la morte per sfuggire a questo destino per approdare in quello che loro ritengono il paradiso in terra. E siamo veramente ciechi quando pensiamo che alcune “barriere” bastino a fermare questa “marcia dei disperati”. Tutto ciò, probabilmente, sarebbe fortemente attenuato se si comprendesse che l’anomalia è data dallo squilibrio che si è creato fra continente e continente, nazione e nazione, regione e regione, città e città, comune e comune. Tra chi, in questa società, sta anche troppo bene e chi non ce la fa più non ad “arrivare alla fine del mese”, ma nemmeno alle fine del primo giorno del mese, e rispetto a questi problemi ci vorrebbe una certa sensibilità, specie da parte dei politici che dovrebbero avere maggiori responsabilità. Perché il lavoro nel nostro Paese dovrebbe essere un diritto e la sovranità del popolo. Invece, specie ultimamente, oltre al problema della disoccupazione, abbiamo assistito a un eccessivo ricorso alla “cassa integrazione” e ai licenziamenti, mettendo intere famiglie in forte difficoltà. Qualcuno ha provato a protestare con differenti risultati. Tante azioni di protesta, e, a parte quelle organizzate, come quella delle sette guardie giurate dell'Istituto vigilanza dell'Urbe, che si sono accampate sopra il terzo anello del Colosseo, o quella dei lavoratori del termovalorizzatore di Acerra che si sono arrampicate su di una torre del Maschio Angioino, ce ne sono state altre più spontanee e solitarie. A tal proposito possono venire alla mente le due ex monache di clausura che si incatenarono vicino alla basilica di San Pietro o i 13 ragazzi disabili della Sapienza che, rischiando di perdere il posto letto nella casa dello studente di via De Lollis, si incatenarono al presepe di piazza del Campidoglio o, infine, il padre del ragazzo morto dissanguato a Mazzarino che si è incatenato come segno di rivolta verso l’ospedale chiuso per ferie. Tutti tentativi di portare alla luce problemi individuali che però non inducono al minimo cambiamento di rotta da parte di chi dovrebbe avere a cuore i problemi di tutti gli individui, ma che spesso invece guarda solo al tornaconto politico, ragionando quasi esclusivamente al presente e, al massimo, alla data delle prossime elezioni. Partendo da queste considerazioni generali voglio condividere alcune riflessioni affrontando un episodio avvenuto sul nostro territorio. Un giovane di 37 anni, Emiliano Schiesaro, dopo aver “tirato a campare” con lavoretti saltuari, rifiutandosi, come lui afferma, “di voler riempire il frigorifero con i soldi dello spaccio di droga”, l’unico lavoro che in questi anni gli è stato proposto, si è legato con un cappio al collo alle colonne del comune di Nettuno. E’ disperato Emiliano, dal 2003 non ha un lavoro continuativo, ha venduto panini, raccolto cozze per i ristoranti, lavorato come muratore, ma sempre saltuariamente, pur avendo una moglie con gravi problemi e in attesa di un trapianto di fegato e un padre invalido, orfano di guerra. Arrivato nei pressi del comune ho subito capito che quel ragazzo, per mettere in piedi un simile atto, era arrivato veramente alla disperazione. Insieme alla collega Roberta Bellini e ad un funzionario del comune abbiamo cercato di parlarci e di convincerlo a desistere, data la pericolosità dell’azione. Infatti lo vedevamo sempre più provato con il sole a picco che stava iniziando a produrre i suoi effetti. Ma Emiliano era disposto a tutto pur di rivendicare la dignità di un lavoro, che non dovrebbe essere negata a nessuno. E inveiva contro le promesse fatte e le varie assunzioni effettuate senza minimamente tenerlo in considerazione. Voleva parlare con il sindaco o con un amministratore (“vi ho pure dato il voto” gridava) ma nessuno si è fatto vivo. Emiliano si è sciolto solo grazie all’intervento di una volante dei Carabinieri di Nettuno, inviata dal luogotenente Giannattasio, che, pur se in ferie, ha raccolto la richiesta del nostro direttore Daniele Reguiz. Ma il sole aveva ormai prodotto il suo effetto sull’esile corpo che è svenuto ed è stato portato all’ospedale con una autoambulanza. Solo a questo punto sono spuntati fuori dal comune alcuni amministratori. Ora sembra che si stia vagliando qualche possibilità lavorativa per Emiliano, anche se invitiamo chi avesse l’opportunità di aiutarlo di farsi avanti, ma resta l’insensibilità dimostrata verso l’individuo. Al di la della questione riguardante la possibilità di dare un lavoro, perché è chiaro che non lo si può dare a chiunque protesti, non si può nemmeno sottovalutare la disperazione di chi non vede nessuna speranza di futuro per se e per la sua famiglia Quel ragazzo era sotto un sole cocente ed era in pericolo, qualcuno doveva intervenire e non starsene intanato dentro il comune o fregarsene. Perché, al di la delle richieste specifiche, i politici dovrebbero essere i primi a dimostrare umanità e sensibilità, specie per chi sta in difficoltà. Invece si è lasciato un ragazzo, probabilmente instabile in quel momento, sotto il sole con possibili conseguenze serie. In pratica si è voltata la testa da un’altra parte.
“Cosa è sta succedendo”? “Mah, le solite cose, niente d’interessante”. Ma siamo proprio sicuri che non stia succedendo proprio niente d’interessante? Questa nostra“umanità si sta avvicinando ad un punto di crisi senza ritorno se non cambiamo velocemente il modo di agire. Se chi ha in mano il potere non inizia a pensare ad una società diversa. La scienza e la tecnologia hanno una limitata capacità di far collimare una popolazione umana in rapida crescita con esigenze pro-capite anch’esse in rapida crescita. Sfortunatamente, la maggior parte degli individui e i dirigenti di governo sembrano inconsapevoli, non desiderosi o incapaci di affrontare questi crescenti squilibri, come non sembrano poter o voler affrontare il riequilibrio di una società sempre più ingiusta e al servizio di chi ha potere e denaro. Qualche anno fa si parlava con disapprovazione della società dei 2/3, dove un terzo possederebbe, un terzo lavorerebbe e un terzo sarebbe superfluo, ma con il tempo la situazione potrebbe divenire ancora più squilibrata e i “superflui” potrebbero diventare ancora di più e chi possiede sempre meno e sempre più potenti. Se ci fosse ancora la sinistra urlerebbe nelle piazze con il megafono “meno privilegi, lavorare meno, lavorare tutti”, ma pare che anche questa sia diventata “riformista” e che nella sua scala dei valori privilegi il mercato ai diritti umani ed oggi dai microauricolari senza fili delle sale degli hotel i nuovi “guru politici” ci spieghino che “bisogna tener conto della competizione e dei vincoli di un’economia creativa”, anche dopo un disastro mondiale creato da questi comportamenti. Quindi poco importa se, ogni tanto, qualche singolo individuo protesta. Domani è un altro giorno, tutti si saranno dimenticati delle proteste, come si sono dimenticati delle promesse, e il mondo andrà avanti…. O, questa volta, forse no? Giancarlo Testi
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Ultimo aggiornamento: 05-09-09