
E’ cominciato con il consigliere Massari che ha regalato
simbolicamente una bottiglia d’acqua di Carano come promemoria circa la
necessità di salvaguardia di un bene comune che non può essere privatizzato
oltre alla richiesta dell’apertura di uno sportello antiusura ed è finito
con un nulla di fatto rispetta alla questione della Casa di cura Tosi il
Consiglio comunale tanto voluto da una parte di opposizione. Eppure il tema
all’ordine del giorno sembrava assai rilevante. Perché la storia della Casa
di Riposo Tosi racchiude in se tutte le contraddizioni di una politica
sempre più lontana dai cittadini e dalle reali necessità e sempre più
attenta alla sua conservazione e alle ferree leggi di mercato. Infatti da
una parte ci sono gli interessi di politici nazionali che cercano di mettere
le mani sulla gestione pubblica (l’unica azienda che ancora si può
“mungere”) e dall’altro il dibattito tra cosa è il pubblico e cosa il
sociale e a chi compete economicamente tenere in piedi strutture utili alla
collettività.
Primo
punto: intrallazzi politici.
E’ ormai noto a tutti che il comune di Nettuno ha da tempo abdicato a quello
che secondo me è invece un impegno istituzionale (l’interesse pubblico di
un’amministrazione è sostanziato dalla cura in concreto dei bisogni sociali)
infatti nessun
esborso economico c’è stato negli ultimi 6 anni. La Tosi ha quindi innanzi
tutto risentito dei guai della politica locale ed è sopravvissuta per quanto
possibile con le sole entrate derivanti dalle scarse quote degli ospiti. Ad
un certo punto non ce la fa più. La struttura è dichiarata inidonea e i
vecchietti vengono spostati. L’unica via di salvezza sembra l’affidamento
della gestione ad una Fondazione capace di intervenire anche sulla
situazione strutturale. E la fondazione “Umberto ed Elisabetta Porfiri”
presenta un ampio e dettagliato progetto di riqualificazione della Casa di
Riposo che comprende piani e programmi a breve e medio termine. Spetta
quindi al sindaco, che nel frattempo però sembra non rispettare gli impegni
presi con la minoranza circa un coinvolgimento nella decisione, ad attivare
le procedure amministrative con la fondazione “Porfiri”
rappresentata da Nicola Di Girolamo
che si sarebbe impegnata ad effettuare i lavori di messa in sicurezza della
struttura oltre che ad incrementare i posti letto, insomma a rilanciare la
casa di riposo con un vero "piano industriale".
Mancavano solo poche firme quando l’ex senatore del Pdl Di Girolamo viene
formalmente indagato per associazione per delinquere finalizzata al
riciclaggio e al reimpiego di capitali illeciti, nonché la violazione della
legge elettorale con l'aggravante mafiosa. E Nettuno l’ha scampata per un
pelo, ma una domanda resta: nessuno vuole speculare sui fatti di cronaca, ma
è possibile che non si riesca a capire che i servizi a cui le
amministrazioni pubbliche abdicano possano interessare (in tutta Italia)
qualche politico e qualche avventuriero che ne vuole trarre vantaggi e che,
prima di firmare un atto di questo tipo non si facciano delle ricerche
approfondite su coloro a cui si è deciso di affidare servizi sociali?
Secondo punto: profitto e sociale.
Alleanza
Federale, per voce di Mariano Leli, ribadisce la necessità della gestione
diretta della Casa di riposo da parte del comune perché ha una funzione
sociale importante e non può essere assoggettata ad un piano d’impresa. Ma
l’assessore Cianfriglia risponde che la gestione diretta è antieconomica. E
anche il sindaco Alessio Chiavetta ripercorre tutta la storia a spiega come
la “Fondazione Porfiri” come tutte le
fondazioni non hanno finalità di
lucro ma devono sopravvivere ai fondatori stessi e ripropone il percorso che
prevede un avviso pubblico, a cui la Porfiri sembra peraltro poco
interessata. E le differenze
stanno tutte intorno a queste due parole: profitto e sociale.
Sostenitori del profitto: la Casa di riposo deve essere messa nelle condizioni di
sopravvivere economicamente. E, oltre all’amministrazione è, come al solito,
il capo gruppo del Pdl che spiega bene e rimarca un precedente intervento di
Roberto Alicandri: “La Fondazione non fa beneficienza, - sostiene
Giuliano Valente - ma deve garantire il proprio patrimonio. Qui invece si
vuole fare qualcosa di ideale, cavalcare l’aspetto sociale a tutti i costi,
più a sinistra della sinistra, talmente ipocriti da asserire che
l’amministrazione comunale può gestire direttamente la Casa di riposo: ma
dove sta scritto, ma dove sta scritto. Noi stiamo dicendo delle cose che
nella realtà di questo comune non ci possiamo permettere e ci dobbiamo
assumerci le responsabilità relative senza prendere in giro i nostri
assistiti. Domani mattina l’amministrazione comunale non sarebbe in grado di
sostenerla questa posizione. Questa è la posizione irresponsabile,
un’ipocrisia. Noi stiamo perdendo del tempo. Che cosa dovremmo andare a
deliberare? La gestione diretta del comune: questa è ipocrisia.
L’amministrazione non ha denaro per chiudere le posizioni debitorie e si
parla di gestione diretta della casa di riposo quando c’è una fondazione con
un progetto. Saremmo dei pazzi scatenati”.
Sostenitori del sociale:
la Casa di Riposo
deve essere considerata un patrimonio pubblico, il cui valore sociale è una
risorse irrinunciabile. Serve quindi una piena garanzia del controllo
pubblico della struttura, al fine di erogare un servizio di qualità ai
degenti che rappresentano una fascia particolarmente debole e che
necessitano di risiedere in una struttura sicura e adeguata al loro stato.
La necessità di una riqualificazione non può e non deve però significare ne
la dismissione ne la consegna ad operatori privati di questa struttura, che
deve restare un patrimonio pubblico. L’affidarsi prima ad una Fondazione e
poi ad un avviso pubblico potrebbe essere visto come un disimpegno rispetto
al proprio mandato istituzionale. La gestione di una Casa di riposo
peraltro dovrebbe essere un’opera da condividere coinvolgendo l’intera
città, i lavoratori, le organizzazioni sindacali, le associazioni e i
comitati territoriali insomma un percorso partecipato per la definizione
della forma di gestione. L’intervento più appassionato rispetto a questo
tema è stato quello del consigliere Rodolfo Turano: “Era necessario
adoperarsi per rinvenire fondi per poter sovvenzionare i progetti sociali.
In un anno e mezzo non si è fatto niente. Ci stiamo scordando che la nostra
società non deve per forza produrre un profitto: il profitto si chiama
sociale, il profitto si chiama benessere dei nostri cittadini. Se così non è
allora non parliamo più di sociale. E ci troveremo sempre a che fare con i
Di Girolamo della situazione”.
Chiaramente il Consiglio ha
bocciato la proposta dell’opposizione e non ha voluto nemmeno approfondire
meglio la questione ed ha deciso di andare avanti per la sua strada con
l’avviso pubblico. Un risultato certamente poco gratificante per quella
minoranza che aveva a lungo tribolato per far convocare questo consiglio
comunale. Un altro Consiglio che denota che è sempre più labile la
distinzione fra maggioranza e minoranza, sulle questioni concrete. Unico
risultato positivo portato a casa è il ripensamento del comune, così come
anch’io mi ero permesso di suggerire al sindaco, circa l’esenzione del
tiket per le persone invalide che parcheggiano entro le strisce blu con
contrassegno di invalidità ben esposto sul cruscotto. Un provvedimento
largamente condivisibile che dimostra la sensibilità alle esigenze reali
degli invalidi, al di la delle solite promesse. Bene per gli interessati, ma
troppo poco rispetto alle aspettative e si potrebbe sintetizzare con una
battuta: la montagna partorì il topolino.
Ultima considerazione. Negli
ultimi incontri sia in Commissione Trasparenza che in Consiglio comunale,
anche da parte del sindaco Alessio Chiavetta, ci si è più volte lamentati di
una stampa disordinata e male informata. Adesso tutte le colpe sono della
stampa. E ti pareva. Con tutto ciò che in questi ultimi mesi è successo, sia
a livello nazionale che regionale, che comunale, con tutte le colpe
ascrivibili alla politica ed ai suoi cattivi interpreti, la colpa è della
stampa che non riporta correttamente le notizie. Viva l’Italia.
di Giancarlo Testi