Brunetta falso moralizzatore

Brunetta

Il Ministro Renato Brunetta, il fustigatore dei fannulloni nella P.A, sembra far parte di tutta la classe politica italiana, quella che predica bene e “razzola” male.

Esempi di parlamentari incoerenti ce ne sono e ce ne sono stati tanti, uno per tutti l’ex ministro Dini che ha sempre cercato di aumentare gli anni necessari per andare in pensione, mentre sia lui che la moglie sono scandalosamente due baby pensionati.

Moralizzare si, 

ma iniziando da se stessi

Ma tornando a Brunetta si deve sapere che il ministro è titolare di una cattedra  all’Università di Roma “Tor Vergata” ma sembra solo sulla carta. Però ricevere regolarmente lo stipendio e sembra anche cospicue consulenze.  E allora non si capisce come proprio lui che in questi giorni ha aperto il dibattito sull’efficienza e l’impegno lavorativo dei dipendenti pubblici, nei fatti non rappresenti un esempio edificante, anzi, faccia parte dei tanti furbetti che grazie a norme favorevoli non si contentano del doppio lavoro ma arrivano al triplo e al quadruplo, con le consulenze, gli articoli, la politica”.

Ci si potrebbe chiedere perché il doppio lavoro porti lustro e credito sociale al professore universitario e al barone accademico che tanto più è stimato quanto meno si fa vedere all'università, e porti invece decurtamenti dello stipendio, licenziamento, disprezzo, ammiccamenti e smorfie moralistiche all'impiegato “fannullone”. Ma oggi va di moda il Brunetta “moralizzatore italiano” anche perché i cittadini non riflettono sul fatto che, nel Paese degli abusivi e degli evasori, dei conflitti di interesse e delle mafie, dei furbetti e degli imprenditori con i soldi pubblici, dichiara guerra al bidello e vuole licenziare i poveri cristi, non il barone universitario o il primario, o il politico che fanno assumere figli e parenti vari. Il ministro vuol mettere alla gogna non chi ha sempre gestito la giustizia e l’ha portata allo sfascio, ma l'usciere del tribunale che prende troppi caffè al bar.

Ecco che si apre una stagione di lacrime e sangue per gli impiegati pubblici, ma tutti i baronati non vengono scalfiti, le caste restano immuni e attraversano tutti i governi, di centro, di destra e di sinistra. I moralizzatori salgono sul palco montato dal discredito, e dall’alto di redditi pari a 15/20.000 Euro al mese, arringano le folle e tagliano per Decreto il salario delle guardie carcerarie che hanno uno stipendio di 1.350 euro al mese. Con decreto Legge perché il provvedimento è “necessario e urgente”. Mentre i prezzi corrono incontrollabili.

 

La battaglia è contro i poveri cristi che guadagnano poco, ma sono tanti. e poi bisognava spostare l'interesse dei giornali e dei cittadini verso argomenti meno scottanti per la casta. I dossier sulle intercettazioni, le tante inchieste avevano quasi travolto la classe dirigente. Fiumi di telefonate che tracciano il profilo di un paese dominato dall'immoralità, prestazioni sessuali in cambio di comparsate in tv, politici che concordano con i giornalisti le domande delle interviste, voti in cambio di favori e posti di lavoro, campionati di calcio probabilmente truccati e intercettazioni telefoniche a iosa, cronache di ruberie e scandali stavano tracciando il ritratto di un paese con una classe dirigente dalla moralità in caduta libera, "dove il vizio privato ha sostituito la pubblica virtù" e dove l'assenza di scrupoli è la regola e non più un'eccezione. Ecco che servivano dei diversivi da dare in pasto alla società e ai media accomodanti: impiegati fannulloni, immigrati clandestini, rumeni e militari a presidiare le grandi città, per la sicurezza, mentre con l'altra mano si levavano soldi alle forze dell'ordine, ma poco importa, l'importante non è essere ma apparire.

E cosa rimane delle campagne moralizzatrici? Della caccia al fannullone da dare in pasto al popolo delle Partite IVA? Rimane il sospetto che tutto sia preordinato a fare cassa, a privatizzare interi pezzi della Funzione Pubblica: a delegittimare l’apparato pubblico, per poterlo sostituire con qualcosa di diverso … e sconosciuto.

 La Pubblica amministrazione non piace quando non funziona: piace ancor meno quando fa bene il suo dovere, quando controlla gli evasori, quando verifica i comportamenti di chi vuole approfittare. E paradossalmente si depotenziano oggi le Strutture cui sono affidati i controlli fiscali.

 Gli effetti di questa nuova stagione “moralizzatrice” e di ricerca di “efficientismo” della macchina pubblica, non sono ancora del tutto delineati, solo due certezze: il taglio del salario dei pubblici dipendenti e l’orizzonte di un contratto da 60 Euro. Oltre l’orizzonte … l’indigenza. E stringendo il cerchio sul pubblico impiego, ci si prepara per cambiare le regole contrattuali anche del lavoro privato.

E tutto questo mettendo i lavoratori contro, senza capire che se soffrono i lavoratori, non potranno ridere gli artigiani e i commercianti. Ma le caste intoccabili possono invece continuare a dormire sonni tranquilli: nessuno scandalo sui loro stipendi, nessun divieto di cumulo di incarichi per i Deputati, per i Baroni delle Università e degli ospedali.

 Sarà sufficiente, per presentarsi immacolati al popolo plaudente, tagliare la testa di qualche impiegato pubblico, fare qualche visita fiscale la mattina di Natale ed il pomeriggio del prossimo Ferragosto, mostrare i sacchetti col denaro tolto dal salario accessorio, per potersi presentare come Robin Hood che ha tolto ai ricchi impiegati per dare ai poveri notai.

 Saranno immacolati e senza colpa, i custodi della morale, i sacerdoti della giustizia sociale, incaricati di precipitare dalla piramide del potere i cadaveri dei dipendenti pubblici, per lasciarli cadere verso il popolo che troppo tardi si accorgerà di cibarsi di se stesso. Perché il pubblico impiego, il suo indotto e le famiglie che rappresenta, equivalgono a un terzo della Nazione, assicurano un servizio insostituibile e sono i garanti di una funzione vitale per la democrazia del Paese ... se ancora interessa.

 

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                                                             Ultimo aggiornamento: 21-08-09