Stefano Magliozzi, di
40 anni, comandante del peschereccio, ritrovato a bordo del battellino
di salvataggio e il motorista, Mauro Serpi, 35 anni, entrambi di Anzio,
grazie all’intervento immediato dei soccorsi da parte di due motovedette
della Capitaneria di Porto, sono stati
salvati e trasportati
in ospedale. Le loro condizioni però non destano preoccupazioni.
Dall’imbarcazione sono stati sparati due bengala di segnalazione e
lanciata la richiesta di soccorso, subito raccolta dalla Capitaneria di
Porto di Roma che ha anche assunto il coordinamento delle ricerche e ha
richiesto l'intervento di un elicottero dell'Aeronautica Militare e del
nucleo sommozzatori. Le operazioni sono state difficoltose per le
condizioni del mare assai mosso, forza 6/7. Dalle prime dichiarazioni
dei superstiti sembrerebbe che il “Costantino II” abbia avuto un’avaria
al motore e sia rimasto in balia delle onde.
Continuano le ricerche dei due marinai dispersi.
IL COMMENTO
“Figli
di un dio minore”
L’attività della pesca in mare non è un mestiere facile. Spesso è stata
idealizzata e, da giovani, a quasi tutti è venuto in mente di lasciare
tutto e trovarsi un’isola sperduta dove dedicarsi alla pesca e a
trasportare turisti. Ma la realtà è diversa. Il pescatore deve
affrontare tutti i giorni una serie di condizioni sfavorevoli che alla
lunga possono incidere sulla loro salute e sulla loro sicurezza.
L’esposizione a condizioni climatiche non favorevoli, la residenza
in ambienti confinati che limitano lo stato di benessere e di comfort,
un notevole impegno muscolare con rilevanti sforzi, una completa
modificazione dei rapporti sociali e familiari, l’esposizione a rumore,
l’esposizione a vibrazioni sono solo alcuni dei forti disagi che questi
uomini devono subire. Ma il rischio più grande è quello infortunistico,
contrassegnato da elevati tassi di mortalità. Ogni anno, un certo numero
di navi viene perso o seriamente danneggiato dal mare. Talvolta, ridotte
opportunità di pesca costringono le piccole imbarcazioni a lavorare
piuttosto al largo dove esse non sono però in grado di far fronte a
cattive condizioni di mare che possono verificarsi inaspettatamente.
Insomma lavorare in mare è molto pericoloso e produce
numerose vittime. Aggiunte a tutte le altre vittime del lavoro ogni anno
in Italia muoiono in media 1328 persone all’anno. In media ci sono state
più vittime sul lavoro che nella seconda guerra del Golfo. Un incidente
ogni 15 lavoratori, un morto ogni 8.100 addetti. Cifre che dovrebbero
impressionare, ma, all’indomani del clamore suscitato dalla cronaca dei
vari incidenti, il riflettore sul fenomeno delle morti bianche si spegne
inesorabilmente. Vengono subito rimosse.
Così se muore un italiano su territorio di guerra
viene proclamato eroe e guai a chi osa dire altrimenti, anche se
faceva
il meccanico o il cuoco. Per carità la morte va rispettata, ma non si
capisce perchè invece chi lascia la vita nei nostri mari, nei nostri
cantieri, nelle nostre strade viene trattato come cittadino di serie
inferiore. Figlio di un dio minore. Non penso sia giusto. E' ora che
prendiamo coscienza.
In onore di tutti i pescatori del
Litorale
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Pescatori (Giuseppe Risica)
Han le rughe sopra il viso
ma non perdono il sorriso,
belli dentro e forti fuori
sono i nostri pescatori.
Con le barche sopra il mare
giorno e notte per pescare
sempre vanno silenziosi,
tanto onesti ed operosi.
Non conoscono paura
anche se la vita è dura,
lottan contro pioggia e vento
con il cuor tutto contento.
Voglion bene al paesello
che ritengono il più bello,
la famiglia è per loro
un autentico tesoro.
Non son certo boriosi
ma soltanto orgogliosi
e nessuno gli potrà
rubar mai la libertà.
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