Tragedia in mare davanti al porto di Anzio. Un peschereccio di circa 20 metri, con quattro marinai, è affondato a meno di un chilometro dall'imboccatura del porto per le difficili condizioni del mare.

Due pescatori risultano dispersi: l’egiziano Mohamed, 51 anni, del quale non si sa il cognome, ma che abita ad Anzio da 8 anni e il tunisino Mustafa Kiari, 35 anni, sposato e padre di tre bambini (di 7 e 2 anni e di 9 mesi).

Stefano Magliozzi, di 40 anni, comandante del peschereccio, ritrovato a bordo del battellino di salvataggio e il motorista, Mauro Serpi, 35 anni, entrambi di Anzio, grazie all’intervento immediato dei soccorsi da parte di due motovedette della Capitaneria di Porto, sono stati  salvati e trasportati in ospedale. Le loro condizioni però non destano preoccupazioni. Dall’imbarcazione sono stati sparati due bengala di segnalazione e lanciata la richiesta di soccorso, subito raccolta dalla Capitaneria di Porto di Roma che ha anche assunto il coordinamento delle ricerche e ha richiesto l'intervento di un elicottero dell'Aeronautica Militare e del nucleo sommozzatori. Le operazioni sono state difficoltose per le condizioni del mare assai mosso, forza 6/7. Dalle prime dichiarazioni dei superstiti sembrerebbe che il “Costantino II” abbia avuto un’avaria al motore e sia rimasto in balia delle onde. Continuano le ricerche dei due marinai dispersi.

IL COMMENTO    “Figli di un dio minore”  

 

L’attività della pesca in mare non è un mestiere facile. Spesso è stata idealizzata e, da giovani, a quasi tutti è venuto in mente di lasciare tutto e trovarsi un’isola sperduta dove dedicarsi alla pesca e a trasportare turisti. Ma la realtà è diversa. Il pescatore deve affrontare tutti i giorni una serie di condizioni sfavorevoli che alla lunga possono incidere sulla loro salute e sulla loro sicurezza. L’esposizione a condizioni climatiche non favorevoli,  la residenza in ambienti confinati che limitano lo stato di benessere e di comfort, un notevole impegno muscolare con rilevanti sforzi, una completa modificazione dei rapporti sociali e familiari, l’esposizione a rumore, l’esposizione a vibrazioni sono solo alcuni dei forti disagi che questi uomini devono subire. Ma il rischio più grande è quello infortunistico, contrassegnato da elevati tassi di mortalità. Ogni anno, un certo numero di navi viene perso o seriamente danneggiato dal mare. Talvolta, ridotte opportunità di pesca costringono le piccole imbarcazioni a lavorare piuttosto al largo dove esse non sono però in grado di far fronte a cattive condizioni di mare che possono verificarsi inaspettatamente.

 

Insomma lavorare in mare è molto pericoloso e produce numerose vittime. Aggiunte a tutte le altre vittime del lavoro ogni anno in Italia muoiono in media 1328 persone all’anno. In media ci sono state più vittime sul lavoro che nella seconda guerra del Golfo. Un incidente ogni 15 lavoratori, un morto ogni 8.100 addetti. Cifre che dovrebbero impressionare, ma, all’indomani del clamore suscitato dalla cronaca dei vari incidenti, il riflettore sul fenomeno delle morti bianche si spegne inesorabilmente. Vengono subito rimosse.

 

Così se muore un italiano su territorio di guerra  viene proclamato eroe e guai a chi osa dire altrimenti, anche se faceva il meccanico o il cuoco. Per carità la morte va rispettata, ma non si capisce perchè invece chi lascia la vita nei nostri mari, nei nostri cantieri, nelle nostre strade viene trattato come cittadino di serie inferiore. Figlio di un dio minore. Non penso sia giusto. E' ora che prendiamo coscienza.

 

                                        In onore di tutti i pescatori del Litorale

Pescatori (Giuseppe Risica)

 

Han le rughe sopra il viso

ma non perdono il sorriso,

belli dentro e forti fuori

sono i nostri pescatori.

 

Con le barche sopra il mare

giorno e notte per pescare

sempre vanno silenziosi,

tanto onesti ed operosi.

 

Non conoscono paura

anche se la vita è dura,

lottan contro pioggia e vento

con il cuor tutto contento.

 

Voglion bene al paesello

che ritengono il più bello,

la famiglia è per loro

un autentico tesoro.

 

Non son certo boriosi

ma soltanto orgogliosi

e nessuno gli potrà

rubar mai la libertà.

 

“Forza Litorale, ce la possiamo fare.”

 

23-02-12