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8 POETESSE PER L'8 MARZO

Sotto il patrocinio e la promozione per il comune di Nettuno dell’Assessorato  alla Cultura si è svolta presso la Sala dei Sigilli di  Forte Sangallo, in occasione della Festa della Donna, la  seconda edizione della lettura di 8 poesie di 8 poetesse per l’8 marzo. Sotto l’attento coordinamento di Ivana Moser che ha ben introdotto le poetesse e gli ospiti, l’avvenimento curato da Ugo Magnanti, in collaborazione con l’Università  Popolare di Roma sede di Anzio e Nettuno diretta dal professor Eugenio Bartolini, le protagoniste si sono avvicendate al microfono leggendo, interpretando, urlando, cantalineando, giaculatoriando, recitando piccoli capolavori: gioielli che non vanno tenuti chiusi dentro una cassaforte ma regalati al mondo intero, almeno a chi ha piacere di ascoltarle.

 

Il primo anno il curatore Ugo Magnanti aveva fatto trovare alle poetesse un guanto bianco simbolo di accoglienza e solidarietà reciproche fra uomo e donna, quest’anno poiché la manifestazione è stata dedicata a tutte le donne  vittime di stupro il guanto consegnato è stato di color nero, simbolo di dissenso contro ogni violenza e ogni discriminazione.

Hanno partecipato Dona Amati, Lucianna Argentino, Silvia Bove, Sara Davidovics,  Marta Podio, Elena Ribet, Flavia Weisghizzi ed è stata letta una poesia di Beatrice Marcucci, anche se la poetessa purtroppo era assente perché malata. Ognuna ha letto con ardore versi sublimi che fanno bene alla mente al cuore e alla riflessione di noi uomini a volti distratti e inconsapevoli. Non ce ne vogliano le altre e nemmeno Lucianna Argentino se riportiamo solo qualche passo di una sua poesia che è particolarmente attuale e che vuole rappresentarle tutte, anche se ognuna aveva le sue giuste particolarità e specificità. La poesia Lucianna  l’ha dedicata ad una giovane donna stuprata che non ha retto al dramma e, alla fine, si è tolta la vita. Eccone alcuni passi:

“sono metallo gelido, campana che suona, tamburo che rimbomba. Non sanno che non è solo il corpo che mi hanno profanato, ma tutta, tutta intera la vita, che il corpo ricco di me e bello lo sentivo e ora non è più mio e mi sta addosso come una piazza di mercato dopo un attentato, orrore e scempio di me violata da tutto il male del mondo raccolto in quelle mani in quei corpi sul mio corpo. Il male tutto radunato, come sempre si raduna quando colpisce l’innocente e gli lascia addosso un po’ di colpa…e più mai più sono tornata intera, mai più sono tornata dagli inferi. La colpa di essere stata vittima per caso, ma forse, quando sei donna, non è mai per caso, vittima per nascita, per genere e io o un’altra era lo stesso … ora è solo assenza, è povertà di linfa, così avvilita nell’inesistenza ”

 

E’ intervenuto anche Luca Benassi che ha ricordato come nella poesia e nella cultura ci sia discriminazione verso le donne, basti pensare al periodo greco/latino, senza documenti al femminile o ad un certo distacco anche attuale. Invece non aver dato spazio alla poesia e al pensiero femminile è stato probabilmente uno dei guai del nostro tempo. Ma si dice che il tempo è galantuomo e allora forse un giorno non ci sarà più la necessità di un giorno per festeggiare le donne, perché saranno considerate e rispettate tutto l’anno e allora, forse, non ci sarà nemmeno la necessità di guanti bianchi o neri, ma di tanti guanti colorati, con tutti i colori e le sfumature del mondo

 Giancarlo Testi

06-02-12