Sembrava che Nettuno fosse in grave crisi dal punto di vista
politico, con la maggioranza che litigava e l’opposizione che voleva
mandarla a casa. Ad Anzio invece la maggioranza appariva forte e abbastanza
coesa, a parte qualche levata di testa che in politica ci sta, ma
improvvisamente scopriamo di non aver capito niente. Il giovane sindaco di
Nettuno Alessio Chiavetta è riuscito a ricompattare le sua maggioranza
(almeno per ora) e ad “addomesticare” la minoranza a tal punto da passare
indenne un ostacolo complesso come quello degli equilibri di bilancio in una
città che la Nettuno
Servizi aveva messo in ginocchio. Per maggiore chiarezza bisogna dire che il
Pdl giustifica la scelta di astensione con il senso di responsabilità, e
l’amore per la città che deve superare gli interessi di parte, ma chi ha
incassato il “bonus”, anche rispetto alla sua maggioranza, è stato solo il
primo cittadino.
Luciano Bruschini, il Luciano sindaco, che invece sembrava
veleggiare tranquillo rispetto ad una città che, almeno nelle zone centrali,
era fortemente migliorata, aveva rifatto completamente il look, e che
appariva forte di una maggioranza sicura, si è invece imbattuto in un
episodio che dire vergognoso è poco. Una banda di ammutinati della sua
maggioranza ha disertato l’ultimo Consiglio comunale ed ha messo in
difficoltà la stabilità della maggioranza e in discussione direttamente
anche il primo cittadino.
Adesso il problema è capire perché otto consiglieri decidono
all’unisono di disertare mettendo anche in discussione fatti importanti,
anche un finanziamento della regione Lazio di un milione di euro. Specie se
fra gli ammutinati c’è anche colei che si ritiene il sindaco della Sacida e
che con il suo gesto ha rischiato di far perdere i soldi necessari destinati
alle fogne della sua Sacida, finanziamento salvato dal senso di
responsabilità politica dell’opposizione e di tutela degli interessi
cittadini, che, prima di rimandare il Consiglio, ha votato il provvedimento
con i resti della maggioranza presente. Resta indecifrabile l’atteggiamento
degli otto. Ad iniziare da Roberta Cafà Cafà, colei che sembra presentarsi
come portavoce del senatore Candido De Angelis. Ma anche degli altri
assenti, Fontana – Totti – Capomizzi (che sembrano oscillare fra l’antico
amore per Candido De Angelis e un’improvvisa apertura con l’UDC) e l’atro
terzetto Pennata – Bianchi – Bruschini (l’omonimo) da sempre fortemente
legati a Candido De Angelis.
Allora la domanda non può che essere questa: qual è l’elemento
ricorrente che unisce tutti? E la risposta altrettanto facile: il senatore
Candido De Angelis.
A queste conclusioni sembra sia arrivato anche il sindaco Luciano
Bruschini che, chiuso nel suo eremo, medita sulle conseguenze politiche.
Conseguenze che si prospettano di difficile gestione. Questa è un’altra
storia italiana, di pressioni e trappole, di interessi personali che
prevalgono su quelli della città, di ricatti politici e mancato senso di
responsabilità, una storia che non mi sarei mai aspettato ad Anzio. Se non
ci fosse stata la scelta politica del Pd di Paride Tulli di restare in aula
e votare il punto del finanziamento, a rimetterci, come sempre d’altronde,
sarebbero stati solo i cittadini di Sacida. Ho capito, anche dalle riunioni
successive, che nella maggioranza di Anzio ci sono gravi problemi, che
covati nel tempo, sono esplosi come un vulcano in eruzione. Ma, a questo
punto concordo con il primo cittadino quando dichiara di non voler
sottostare ai ricatti e che eventualmente è anche pronto a dimettersi. Io, a
volte, l’ho criticato il sindaco Bruschini, ma lui è uomo che mantiene le
parole. Sono tutti avvisati, anche il senatore De Angelis.