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Un’ondata meravigliosa che travolge ogni previsione … ma ora?.

SI BEVE BIRRA MA SI BRINDA ALL’ACQUA

di Giancarlo Testi

Risultati dei due referendum riguardanti l’abrogazione di alcune norme che regolano il flusso e la gestione dell’acqua pubblica

Anzio

Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici.

 

Remunerazione del capitale investito nel servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.   

 

55,25% votanti         96,89   SI

 

55,25 % votanti        97,53   SI

Nettuno

Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici.

 

Remunerazione del capitale investito nel servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito.   

 

54,76% votanti         97,22   SI

 

54,76 % votanti        97,78   SI

E’ stata un’onda meravigliosa, che ha travolto ogni previsione, una voglia di partecipazione e di indipendenza dalle “costrizioni” imposte dai partiti che ha fatto parlare anche di un “vento nuovo”, di una nuova stagione politica, la fine di un periodo controverso. Io invece credo che sia stata essenzialmente una festa di popolo, una gran voglia di aria pulita, un movimento, più che politico, culturale, oserei dire etico, che nasce dal basso e che rifiuta i vecchi schematismi che è più attento alle cose concrete, ad una politica seria e condivisibile mentre tutto intorno si continua a parlare di destra e sinistra, di comunisti, magistrati e secessione. A questo desiderio latente, presente ma assopito, si sono collegati i Comitati dell’acqua pubblica che già un anno fa si sono impegnati nel meritevole lavoro della raccolta delle firme e anche di una informazione spesso snobbata. Attenti però a scambiare la schiacciante vittoria dei si ai referendum, anche ad Anzio e Nettuno, per quello che non è. E cosa voglio dire con questa affermazione? Voglio affermare che, nel merito, tantissimi che hanno votato si, probabilmente non conoscevano nei dettagli i punti messi in discussione, ma, semplificando, hanno pensato di votare perché l’acqua restasse pubblica, così come hanno rifiutato il nucleare e hanno voluto affermare che la giustizia deve essere uguale per tutti. Insomma i cittadini, dopo che gli è stato spiegato che ciò che è pubblico è brutto ed improduttivo ma che hanno potuto misurare in questi ultimi anni cosa significa privatizzare beni pubblici si sono espressi rispetto ad una profonda difesa dei beni comuni: basta con questa politica, tutta, che ha assecondato gli interessi di grandi società, basta inciuci e immoralità, basta scandali e retorica.

Potrei anche aver torto, comunque adesso tutti dicono nulla dovrà essere come prima. Le grandi società, anche straniere che hanno visto nella gestione dell’acqua un grande businnes, vedi quel 7% garantito, dovranno fare un passo indietro, restituendo ai cittadini i beni essenziali per la vita, quali l’acqua e anche l’energia. Ma adesso, dopo la giusta euforia, cosa può succedere? E’ ciò che abbiamo chiesto ad alcuni esponenti del Comitato acqua pubblica di Anzio e Nettuno, riuniti presso una pizzeria locale per brindare, con la birra, all’inaspettato successo. Infatti anche per loro, dopo la gioia per il grande successo referendario, è arrivato il momento di ragionare sul futuro visto che la vera lotta per la ripubblicizzazione dell’acqua sembra appena cominciata e li vedrà impegnati molto più di quanto abbiamo fatto fino ad ora, sempre con la massima chiarezza da parte di tutti, ad iniziare dai liberi cittadini a cui si devono dare risposte concrete, pena la mistificazione dei referendum stessi. Insomma i Comitati sono ben coscienti che il lavoro fatto è stato importante, ma che oggi inizia un nuovo impegno a cui non vogliono sottrarsi, prendendosi tutte le loro responsabilità.

“La nostra lotta, il nostro impegno, la vittoria, ci hanno dato la possibilità di definirci vero e proprio soggetto politico - ci racconta Fiorenzo Testa, uno dei protagonisti del bel risultato ottenuto dal Comitato – è stato un risultato straordinario visto l’oscuramento, specie sul referendum sull’acqua, effettuato da tutta l’informazione, da tutti i media nazionali, Quindi un risultato ancor più straordinario. Abbiamo già fatto una Conferenza stampa, a Latina, dettando la prossima agenda, i prossimi appuntamenti che dovrebbero avere i nostri politici, in particolare i sindaci ed i Consigli comunali. Questi dovrebbero mettere in pratica ciò che è uscito dai referendum, in primis la diminuzione delle tariffe dell’acqua, visto che è stato abrogato l’articolo che permette di guadagnare il 7% fisso anche in assenza di investimenti. Quindi le tariffe dovrebbero essere riviste. Poi c’è da aprire un tavolo di consultazione per quello che dovrà essere il futuro dell’acqua. Per noi dovrebbero essere ripubblicizzate. Staremo a vedere cosa dicono gli amministratori. Noi abbiamo raccolto il voto popolare, adesso tocca alla politica, altrimenti dovremmo richiamare i cittadini a qualche tipo di manifestazione e di disobbedienza civile”.   Sono tanti gli amici del Comitato e qualcuno protesta, non questa volta per un problema che riguarda l’acqua, ma per la birra che tarda ad arrivare, poi, fra un brindisi e l’altro raccolgo anche la dichiarazione di un altro protagonista di questa battaglia vittoriosa: “Ringraziamo innanzi tutto i cittadini e i cittadini ringrazino se stessi  - sostiene Marco Bordacconi -  per la presa di coscienza su un sistema economico che ci sta derubando di tutto e che adesso, in crisi, sta tentando di intromettersi anche nello sfruttamento dei beni pubblici. Ma hanno trovato un muro che ha fatto argine e li ha stoppati, adesso però arriva il difficile. Mentre andiamo ancora a volantinare, ad attaccare i manifesti o per strada la gente ci riconosce. Riconosce il soggetto politico, apartitico, ma politico del movimento del Forum dell’acqua. Adesso abbiamo una grande responsabilità nei confronti nei cittadini, perché non è che non cambia nulla, come qualche politicante sostiene, i cittadini hanno espresso il pensiero che l’acqua ritorni pubblica e controllata dal pubblico. Certo meglio di quanto era stato fatto prima, ricordando il carrozzone Carano, adesso è ora di mettersi tutti intorno ad un tavolo, assieme ai cittadini, e ragionare su come gestire l’acqua pubblicamente. Ci sono stati migliaia di Comitati su tutto il territorio che sono andati incontro alla gente, senza bandiere, e gli elettori ci hanno dato una grande risposta, adesso bisogna assumerci la responsabilità di far capire che la gente ha sete di politica, ma di quella con la P maiuscola, e ha sete di partecipazione”.

Grande euforia e grande impegno per il futuro, anche se la realtà è complessa. Se è vero che i cittadini italiani hanno chiesto un radicale mutamento nelle politiche gestionali dei beni comuni è anche vero che la risposta dei partiti, oltre a cercare di metterci sopra il cappello, e quello dei poteri forti è quella di degradare l’esito referendario a semplice “segnale” di cui, al massimo, tenere conto rispetto agli equilibri politici consolidati tentando di far passare quello che qualcuno ritiene solo un momento, depotenziane il più possibile l’esito. Vengono lanciati allarmi sui necessari investimenti a rischio per la scomparsa del balzello sui cittadini che garantiva il 7% di profitto e si continua a spingere su S.P.A. e società miste pubblico-private per gestire il servizio. 

I cittadini italiani non hanno creduto che la privatizzazione dell’acqua fosse vantaggiosa, che fossero potenziate le reti, ridotte le perdite e migliorato il servizio. E sul nostro territorio basta ricordare una parola: Aqualatina. La mancata trasparenza gestionale, gli aumenti non giustificati, i costi occulti, i disagi, il mancato potenziamento della rete e infine l’arsenico sono problemi che tutti i cittadini del nostro territorio conoscono bene. Posto che, a seguito del si referendario, gli enti locali non saranno più obbligati a dare in gestione ai privati i servizi pubblici ( e non solo l’acqua) resta il problema di chi dovrà assumersi la responsabilità di sciogliere i contratti esistenti. E’una strada già intrapresa dal comune di Aprilia che evidenzia le difficoltà e i tempi lunghi per la definizione della causa fino alla sentenza finale. Comunque, al di la dei fatti burocratici una cosa è certa: adesso caro Bruschini e caro Chiavetta è ora di mettersi dalla parte dei cittadini. I referendum sono stati chiari e voi vi dovete regolare di conseguenza. 

 

 

 

 

 

 

 

 

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10-05-12